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Cultura

Mostra fotografica a Firenze: Presenze, Paesaggi italiani

Le fotografie di George Tatge ospitate a Villa Bardini sono specchio di un'Italia insolita e sofferente, fino al 2 novembreLe fotografie di George Tatge ospitate a Villa Bardini sono specchio di un'Italia insolita e sofferente, fino al 2 novembre | Questa notizia fa parte dell'archivio. Clicca qui per vedere la sezione aggiornata

Si apre domani al pubblico (ingresso libero, fino al 28 settembre) la mostra Presenze. Paesaggi italiani del fotografo americano George Tatge, ormai da molti anni operativo nel nostro paese, in a particolare a Firenze dove ha lavorato a lungo come direttore della fotografia della Fratelli Alinari.
Promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze con la curatela di Walter Guadagnino e catalogo Polistampa, la mostra presenta 66 scatti di un'Italia, dall'Alto Adige alla Sicilia, che Tatge vede satura di rimandi mitologici, storici e religiosi. Si tratta infatti di immagini che non intendono documentare,bensì proporsi come metafore, ovvero come pagine di un libro di poesie che raccontano, una per una, storie, frammenti, sensazioni, nel rigore del bianco e nero. Immagini che non proclamano verità, ma che pongono quesiti sull'uomo e sulla sua Presenza su questa terra.
Autore di vari libri, nonché protagonista di moltissime mostra, Tatge è star indiscussa dell'obiettivo, oggetto di attento collezionismo internazionale. Questa nuova esposizione di scatti quasi tutti inediti arricchisce una serie dedicata al paesaggio. L'artista ci lavora da 30 anni e ne ha fatto un tema di tale primaria importanza da trasformarlo, nell'arco della carriera, in paesaggio interiore. Stavolta esamina essenzialmente il modo con cui l'uomo si è fin qui misurato con la terra. E' un racconto in tre sezioni che inizia dalla preistoria e approda ai residui della società post industriale, ossia ai giorni nostri.
La prima è la sezione dei paesaggi incontaminati. Fiumi, boschi, montagne quasi verginali. Una natura che Tatge vede con rispetto e devozione in virtù della sua solidità, della sua Presenza intesa come sinonimo di forza e dignità. La seconda sezione esplora invece i modi in cui l'uomo, con le sue colture e i suoi vari insediamenti, la terra l'ha bene o male trasformata e fatta propria, definendo confini ed erigendo barriere. Nella terza sezione il paesaggio naturale inizia infine a riempirsi delle molte diverse strutture che l'uomo ha costruito intorno a sé. In una sorta di celebrazione della Land Art, ecco anche immagini che ritraggono le tracce dell'uomo, il suo trovarobato.
Ad evitare equivoci, va detto che Presenze non è tanto una mostra di denuncia del degrado ambientale, quanto una specie di poema epico. Quasi antropologicamente, l'artista ci porta per mano in un viaggio dall'Innocenza all'Esperienza, con lo scopo di esplorare i simboli, le sacre geometrie, gli archetipi visivi, ossia le Presenze che animano il mondo e che caratterizzano il lungo e complesso rapporto di convivenza tra Uomo e Terra.
Tatge ha sempre prediletto una fotografia ricca di simboli ed epifanie, aperta a più strati di interpretazione: ogni immagine deve quindi esser letta a lungo perché se ne possano cogliere i dettagli fino a entrare sotto la pelle di ciò che essi rappresentano. Peraltro, Tatge stampa da sé e questa sua qualità artigiana contribuisce non poco a dare alle immagini la speciale nitidezza dei particolari e la sicura ricchezza dei toni, che invitano a uno sguardo lungo e meditativo. Poco a poco, diventa chiaro come ogni fotografia, oltre a raffigurare un luogo, può diventare il riflesso dell'anima. Lo specchio, appunto, di un paesaggio interiore.
Infine un particolare tecnico che gli appassionati sapranno ben apprezzare: tutte le foto sono state realizzate con una Deardorff, la leggendaria macchina a soffietto capace di produrre negativi di grande formato

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