20-12-2011 CASA POUND | Dopo l'intervento dell'Assemblea Siena Beni Comuni, CasaPound Siena rendo nota la presentazione di una querele «nei confronti dei responsabili di dichiarazioni infamanti, che la accostano ai recenti fatti di Firenze e ad episodi discriminatori».
«Grazie alla tradizionale intelligenza della classe politica senese - si legge nella nota - di fronte ad episodi come l'infame omicidio dei senegalesi fiorentini, a Siena la strumentalizzazione politica è rimasta limitata ai ghettizzati ambienti dell'estrema sinistra antifascista, tanto amati dai senesi per lo spaccio di stupefacenti, la protezione di pluripregiudicati e per le piacevoli notti di Pantaneto, Duprè e Angiolieri».
«Rigettiamo ogni etichetta razzista o discriminatoria: lo dimostrano le nostre stesse attività - così dichiara Gabriele Taddei, responsabile provinciale per Siena di CasaPound Italia - quest'anno vediamo partecipare una ragazza marocchina al corso gratuito di chitarra, due ragazzi albanesi e uno tunisino tesserati e goleador della nostra squadra di calcetto, un'altra ragazza albanese frequenta i nostri corsi di pesistica, senza parlare delle nostre feste, cui partecipano persone di ogni razza e religione. CasaPound ha una Onlus, "Solidarité-Identités", impegnata con le minoranze del Kosovo, Karen in Birmania e le popolazioni del Kenya, e proprio ieri si è tenuta a CasaPound Roma una conferenza con i dirigenti della comunita cinese. Sabato a Bari la comunità senegalese ha incontrato la nostra sezione pugliese in una manifestazione di piazza, mentre è in programma un incontro con quella fiorentina».
«Questi sedicenti pacifisti antifascisti sono invece i diretti responsabili, condannati per circa 300 aggressioni ai militanti e assalti contro sedi di CasaPound in tutta Italia, fomentatori dell'odio politico e strumentalizzatori di ragazzi assassinati. Nell'assalto a CasaPound Pistoia i condannati in primo grado sono tutti appartenenti all'estrema sinistra, mentre a Siena gli unici attacchi a sfondo politico sono stati a senso unico con decine di danneggiamenti alla nostra sede, l'aggressione nei confronti della mia persona stessa e di nostre militanti aggredite da più persone presso il, finalmente chiuso, noto bar di Pantaneto e minacce di morte, tutte documentate dalle forze dell'ordine». Cpi termina con un appello alla popolazione: «Ghettizziamo i fomentatori di odio, basta con la politica degli anti».
21/12/2011, distinzione necessaria inviato da jean
distinguersi dalla destra terminale è fondamentale,bene così!
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