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Valdelsa.net - Testata giornalistica on-line registrata presso il Tribunale di Siena il 15/02/2005 al n° 252. Registro della Stampa del Tribunale di Siena n° 1-2005 - Dir. Resp.: Federico Bertolucci
03-07-2008 ISTRUZIONE | "Altro che grembiuli! Trovo assolutamente paradossale che, mentre in parlamento è in discussione un decreto che rischia di far fare alla scuola italiana giganteschi passi indietro, le prime pagine dei giornali riportino la discussione sul ritorno delle divise a scuola. Eppure le prospettazioni sugli effetti del decreto legge 112 che prevede 100 mila docenti e 43 mila assistenti in meno, mostrano anche per la Toscana gravi conseguenze, tali da pregiudicare la qualità e la funzionalità di un modello al quale anche la Regione, per le sue competenze, aveva per molti anni lavorato". L'assessore all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini lancia l'allarme. E dice chiaro e tondo che la Regione Toscana non ci sta. "Ci opponiamo con forza alla logica che sta dietro al decreto del governo, una logica che è una sconfessione della tanto sbandierata centralità del sapere e che utilizza la scuola come puro e semplice terreno di conquista, strumentale all'abbattimento del deficit dello Stato, senza che dietro vi sia alcuna scelta strategica per qualificare il sistema scolastico nazionala".
Cosa accadrebbe se le misure previste dal decreto fossero attuate? L'assessore Simoncini non ha dubbi. "Assisteremmo, anche in Toscana, a una pesante dequalificazione della scuola pubblica, vanificando, tanto per cominciare, conquiste come l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni, per la cui realizzazione non c'è un euro in più per il diritto allo studio (che pure si estende di due anni) e, anzi, risulterebbe penalizzato dai tagli al personale della scuola. Altro settore sul quale si abbatterebbe la scure dei tagli, le neonate classi primavera, per bambini fra i 2 e 3 anni. Altrettanto a rischio anche la diffusione capillare delle scuole sul territorio, importante presidio che la Regione aveva garantito con interventi per l'edilizia scolastica nei piccoli comuni delle zone montane e disagiate. E ancora, fra le conseguenze, classi sovraffollate, diminuzione del numero degli insegnanti di sostegno, messa in crisi del tempo pieno nelle elementari se non addirittura il ritorno al maestro unico. "Di fronte a queste conseguenze sembra risibile la motivazione portata dal governo dell'alto rapporto fra studenti e insegnanti nella scuola italiana rispetto a quelle di altri paesi europei. Tale rapporto non tiene infatti conto, ad esempio, delle migliaia di insegnanti di religione, non presenti in altre nazioni, e del fatto che gli insegnanti di sostegno in altri paesi non sono pagati dall'istruzione ma dalla sanità o dal sociale. Un disegno di razionalizzazione dell'organizzazione scolastica avrebbe, semmai, dovuto prevedere lo spostamento dei risparmi realizzati su investimenti in strutture, servizi, laboratori, dotazioni didattiche. Tutte cose necessarie per far fare un salto di qualà alla scuola italiana ma che invece non sono previste".
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