18-12-2009 10° RAPPORTO ISPO TOSCANA | Crescono e si consolidano i programmi di screening oncologico della Regione Toscana, la cui realizzazione è affidata all'Ispo, l'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica. E' quanto emerge dai dati analizzati oggi all'Auditorium il Duomo di Firenze, nel corso della presentazione del Rapporto 2008, il decimo della serie, come ha ricordato in apertura del convegno Elena Lacquaniti, direttore generale dell'Istituto.
Qualche dato di sintesi. Per quanto riguarda lo screening mammografico nel 2008 l'invito è stato esteso al 92,8% della popolazione bersaglio (donne tra i 50 e i 69 anni). Nel 2007 l'estensione era stata dell'87,84%. Nel 2008 hanno aderito all'invito sottoponendosi al test il 69,5% delle donne invitate, contro il 68,6% dell'anno precedente. In seguito a questi esami 833 donne sono state avviate verso l'intervento chirurgico, grazie alla diagnosi in fase precoce.
Buoni i risultati anche per quanto riguarda lo screening della cervice uterina. L'invito, che viene rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni, è stato esteso al 99% del target e l'adesione ha raggiunto il 53,6% (nel 2007 rispettivamente 102% e 51,3%). La capacità diagnostiche del sistema si sono dimostrate buone e sono state così individuate 810 lesione pre-cancerose, molte delle quali avrebbero potuto, con il tempo e in mancanza di cure, evolversi in forme tumorali maligne.
Infine lo screening del colon retto, a cui è stato invitato il 72,5% della popolazione target, donne e uomini tra i 50 e i 69 anni (66,9% nel 2007). L'adesione ha ormai assunto un trend costante, che sfiora il 51%. Grazie a questo test nel 2008 sono stati diagnosticati 76 casi di tumore e sono stati evidenziati 1303 adenomi avanzati, ossia forme benigne che però nel tempo e senza cura possono evolvere in tumori maligni.
Particolarmente importante un altro effetto dell'attività di screening, sottolineato nel corso del dibattito dal direttore sanitario dell'Ispo Carolina Cuzzoni e dal direttore operativo dell'Istituto Toscano Tumori Gianni Amunni, ossia il fatto che gli interventi di prevenzione secondaria hanno dimostrato non solo di migliorare la prognosi di alcuni tumori, ma anche di ridurre le differenze nella sopravvivenza per neoplasie riscontrate nelle diverse fasce socio-economiche della popolazione. Lo screening, insomma, come attività salvavita e fattore di equità in campo sanitario.
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