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Cassa integrazione, ecco cosa chiedono le Regioni al governo. Simoncini: «Non c'è tempo da perdere»

Cassa integrazione, ecco cosa chiedono le Regioni al governo. Simoncini: «Non c'è tempo da perdere»09-05-2013 CASSA INTEGRAZIONE TOSCANA | Finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga e dei contratti di solidarietà, modifiche ai requisiti per la conservazione dello stato di disoccupazione, proroga dell'iscrizione alle liste di mobilità, riassetto dei servizi per le politiche attive per il lavoro, modifche alle norme per l'apprendistato e certezze sul cofinanziamento dei nuovi fondi europei: questi i temi che l'assessore alle attività produttive lavoro e formazione Gianfranco Simoncini, coordinatore del settore lavoro per la IX Commissione della Conferenza Stato Regioni ha proposto con un documento che le Regioni hanno approvato ieri nel corso della riunione della commissione. Sulla base di questo documento, le Regioni chiedono un incontro al ministro del lavoro Enrico Giovannini.

«Per gli ammortizzatori sociali in deroga - spiega Simoncini - nel documento ribadiamo la necessità di rifinanziarli con urgenza con un decreto legge immediato per assicurare la copertura di tutto il 2013, per cui il fabbisogno stimato ammonterebbe a circa 3 miliardi. Si ricorda fra l'altro che, ad oggi, non sono mai stati emanati nemmeno i decreti predisposti dal precedente governo per la ripartizione dei 260 milioni già stanziati: ne sollecitiamo con forza l'emanazione, sulla base della ripartizione invitata al ministero fin dal 28 marzo scorso, ma rimasta senza risposta».

Per la gestione degli ammortizzatori in deroga, le Regioni si pongono l'obiettivo di valutare regole condivise che, pur considerando le specificità territoriali, garantiscano a tutti i cittadini parità di trattamento. Abbiamo poi chiesto anche il rifinanziamento dei contratti di solidarietà, che si sono rivelati efficaci nell'attutire le conseguenze sociali della crisi occupazionale e rappresentano quindi una alternativa al ricorso alla cassa integrazione».

Fra i problemi che richiedono una tempestiva azione del governo ci sono anche quelli, sollevati dall'entrata in vigore della legge 92 (Fornero), che modifica lo status di disoccupazione che la nuova disciplina applica solo ad alcune categorie di lavoratori, escludendo ad esempio i lavoratori autonomi e parasubordinati, che verrebbero così a perdere diritti e indennità. L'altro grave problema è quello legato alla mancata proroga dell'iscrizione alle liste di mobilità dei lavoratori licenziati da aziende con meno di 15 dipendenti, con ricadute immediate per un consistente numero di lavoratori licenziati che non potrebbe beneficiare degli incentivi previdenziali e per le aziende che non potrebbero utilizzare gli sgravi fiscali per la riassunzione.

«Non c'è tempo da perdere - osserva l'assessore - perchè le Regioni sono chiamate a breve ad attuare le norme nazionali. Per velocizzare i tempi proponiamo un accordo Stato Regioni che consenta, intanto, almeno di posticipare le nuove regole. Quanto alle liste di mobilità, si richiede la proroga della legge e il rifinanziamento per il 2013 degli sgravi per le aziende che assumono i lavoratori iscritti».

Le Regioni hanno riconfermato che la discussione sul riassetto delle politiche attive per il lavoro debba avvenire sulla base di quattro capisaldi: territorialità, efficienza, intreccio fra pubblico e privato, uniformità delle prestazioni fondamentali, mentre si dicono favorevoli alla sperimentazione della «staffetta generazionale» per favorire l'ingresso del lavoro delle nuove generazioni, chiedendone un incremento dello stanziamento.

Sull'apprendistato la linea è quella di rendere più flessibile il salario in ingresso per l'apprendistato di primo livello e di estendere il ventaglio delle qualifiche e la durata. «Abbiamo inoltre affrontato il problema del fondi strutturali - spiega l'assessore - per chiedere al governo l'anticipazione delle risorse, risorse che rappresentano, soprattutto per quanto riguarda l'Fse, la fonte principale di finanziamento degli interventi per il lavoro. La mancata anticipazione metterebbe a rischio la continuità dei servizi».

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