Pirateria informatica e social network | Gli attacchi informatici prendono di mira anche i social network più popolari come Twitter e Facebook. E non colpiscono l'hard disk dei pc come avveniva in passato ma la credibilità e la dignità degli utenti. Lo sostiene l'autorevole quotidiano New York Times.
A quanto pare un numero crescente di hacker riesce ad introdursi nei conti Twitter (il servizio di micromessaggi) o Facebook spesso indovinando le password, soprattutto quando sono molto semplici come abc123, qwerty001 o abcdefg1. I risultati sono devastanti perché un utente, senza saperlo e senza accorgersene, inizia a consigliare agli amici una serie di prodotti o a suggerire link su internet, come quelli per fare test sul quoziente di intelligenza o aumentare i propri guadagni lavorando da casa.
Il New York Times riporta il caso di un ragazzo di San Francisco che lavora per una ditta di pubbliche relazioni, Matt Marquess, il cui conto su Twitter è recentemente finito in mano a pirati. Senza saperlo Matt ha fatto pubblicità, con tutti i suoi amici web, per la Victoria's Secret, una nota marca di lingerie femminile. Il malcapitato ha fatto proprio una brutta figura minando seriamente la propria credibilità, soprattutto a livello lavorativo che lo mette a contatto con aziende e comunicatori.
Ma ci sono casi molto più gravi. Alcuni utenti dei social network si sono imbattuti con veri e propri truffatori, che indirizzano le persone verso falsi siti di e-commerce per poi derubarli o appropiarsi del numero della loro carta di credito. La truffa scatta attraverso un link segnalato da un amico del social network. Un amico che però è ignaro di tutto. Poi, dopo il danno arriva la beffa. Quando la prima vittima, quella del link, scopre di essere stato lo strumento inconsapevole della truffa, inizia ad inviare messaggi di scuse a tutti i suoi amici, molti dei quali sono nel frattempo diventati ex. Secondo la russa Kaspersky Labs, una delle principali ditte di sicurezza informatica, il fenomeno si sta espandendo, e un link Twitter su 500 porta ormai al sito di un hacker.
Valentina Rabazzi
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