08-03-2010 FESTA DELLA DONNA | 8 marzo, festa della donna. Ogni anno le domande sono sempre le stesse: che senso ha questa ricorrenza? Perché festeggiare? E altri luoghi comuni, tipo le donne vanno festeggiate tutti i giorni, di cui potremmo benissimo fare a meno. Al di là dell'aspetto meramente commerciale e ludico della festa della donna, questa ricorrenza ha ancora una sua preziosa importanza. E comunque spesso certi snobismi in questo senso sono più fastidiosi e criticabili di una mimosa donata, di una cena tra amiche e - perché no - di uno spogliarello maschile. E se non c'è una parallela festa dell'uomo, per rispondere a un altro tedioso luogo comune, è semplicemente perché dalla notte dei tempi sono le donne ad essere più discriminate. Quindi l'8 marzo deve innanzitutto indurre all'analisi e alla riflessione storica su quanto è stato fatto - e su quanto resta ancora da fare - in materia di parità e diritti delle donne.
In Italia fino al 1946, che non è il Medioevo ma il secolo scorso, le donne non avevano diritto di voto. L'adulterio, ma solo quello della moglie, era considerato un reato punibile con due anni di carcere. Il diritto penale, inoltre, attenuava la pena di delitti compiuti per vendicare l'onore tradito. Speculare al delitto d'onore esisteva una norma sul 'matrimonio riparatore', che prevedeva che il reato di violenza carnale venisse estinto se lo stupratore acconsentiva a sposare regolarmente la vittima, salvando così l'onore della famiglia. La norma sul delitto d'onore è stata abolita solo nel 1981. Fino alla metà degli anni Sessanta in Italia le donne non potevano accedere alle cariche dei pubblici uffici, non potevano fare il magistrato né il giudice, perché ritenute "incapaci di giudicare".
Ma non finisce qui, perché per il diritto civile vigeva il cosiddetto Ius Corrigendi, cioè il potere di disciplina e correzione dei capi famiglia, maschi ovviamente. Fino al 1975, infatti, il capofamiglia era solo l'uomo e aveva potere di picchiare - per fini correttivi e di disciplina - i propri familiari, senza essere perseguibile dalla legge. Queste norme erano l'eredità del Codice Rocco, emanato in Italia nel periodo fascista. Ma ci sono voluti molti anni, tra sentenze della Corte Costituzionale e lotte femministe, per abolirle del tutto.
E oggi? Restano ancora tante battaglie da compiere per la parità femminile. Soprattutto per quanto riguarda il diritto di famiglia e i diritti sul lavoro. Perché tutte le donne possano essere lavoratrici e madri, senza essere tagliate fuori dal mondo del lavoro, con asili che funzionano per i loro figli, con la stessa possibilità di carriera e retribuzione dei loro colleghi maschi. Un esempio per tutti, sono i paesi scandinavi, in questo campo avanti anni luce rispetto all'Italia. E per finire, il pensiero va ovviamente, alle tante troppe donne dei paesi in via di sviluppo sottoposte a vessazioni, violenze e abusi continui. Alle bambine costrette all'infibulazione e ai matrimoni combinati e alle donne sotto il burqua. Con l'augurio che il futuro possa cambiare, buona festa della donna... a tutte.
Valentina Rabazzi
Da Sky.it
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