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L'acqua è un bene pubblico. E allora perchè ci vietano di usarla?


15/07/2008, L'acqua è un bene pubblico. E allora perchè ci vietano di usarla? da Clan Libertario "Filippo Mazzei"

Il razionamento imposto dal Comune di Siena è figlio dello statalismo. E' notizia di questi giorni che il Comune di Siena, in previsione della possibile crisi idrica, ha emesso un'ordinanza che pone limiti al consumo di acqua potabile nei mesi estivi. Da libertari, profondamente convinti che un bene pubblico non sia tale in quanto offerto da enti pubblici, ma perchè nessuno possa sottrarlo al godimento dei cittadini, seguiamo da sempre con occhio scettico lamontagna di retorica che accompagna il dibattito sull'acqua. Più che un dibattito si tratta spesso di un soliloquio di quanti individuano un problema concreto - lascarsità dell'acqua in certi periodi e in certi luoghi, appunto - e individuano la soluzione in provvedimentiche ingigantiscono questa difficoltà fino a renderla palese, col divieto di consumo imposto con la forza. Ciò che emerge da queste discussioni è infatti la necessità di socializzare un bene scarso come l'acqua alfine di sottrarla alla legge della domanda e dell'offerta: togliere l'acqua al mercato per consegnarla nellemani di un monopolista che si occupi di calmierarne il prezzo, se non addirittura di assicurarne lagratuità. Si tratta di una visione ingenua, ideologica e pericolosa, frutto di due gravi errori di metodo: 1. non tiene conto dell'aspetto economico, sostenendo una presunta diversità del bene in oggettorispetto ad altri; 2. ritiene che la scarsità di acqua sia un problema assoluto, mentre si tratta per lo più di uno squilibrionell'allocazione della risorsa. Il motivo per cui si verificano le crisi idriche è, infatti, lo stesso che accompagna ogni crisi energetica: larichiesta di un bene supera la quantità disponibile di quel bene, ed equilibrare i due valori nel brevetermine diviene apparentemente impossibile. Nel caso dell'acqua bisogna aggiungere anchel'inadeguatezza delle reti idriche, spesso fatiscenti, le cui perdite sono pari ai consumi di migliaia diindividui. Di fronte a questa situazione, due sono le risposte possibili: continuare a tenere artificialmente basso il prezzo dell'acqua e limitarne l'utilizzo entro certi limiti, o rimuovere le barriere al mercato, facendo sì che il prezzo dell'acqua oscilli secondo il rapporto domanda/offerta. Le differenze tra queste due soluzioni sono enormi. Con la prima non si fa che alimentare il circolo vizioso alla base della crisi: se i prezzi non sono liberi divariare, non possono svolgere il proprio ruolo di indicatore della scarsità di un bene. La conseguenza, drammaticamente evidente nel caso delle risorse idriche, è che il consumo di quel benenon rispetta i parametri di razionalità imposti dal calcolo economico, e si assiste a continui sprechi chealimentando la scarsità ingigantiscono la crisi. Per cercare di porre un freno a questa scia di errori, sipensa quindi di limitare la libertà individuale in maniera del tutto arbitraria, vietando il consumo di acquaper certi tipi di uso e consentendolo per altri.

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