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Una legge per pochi intimi.


14/02/2010, Una legge per pochi intimi. da Simone esposito

Pistoia, 14 Febbraio 2010
Le aziende agrituristiche in Toscana sono 4 mila rispetto alle 18 mila dell'intero territorio nazionale. Hanno consentito a molti agricoltori di sopravvivere, secondo il Presidente uscente Martini. Non è casuale che la Toscana, che ha una forte impronta agricola con un ampia differenziazione di prodotti da valle a valle fino a tutta la parte pedemontana che, lentamente, va riscoprendo il valore ed il romanticismo di economie perdute, sia la regione che meglio ha recepito questo modo d’ integrare agricoltura e turismo in un insieme indivisibile con il paesaggio. Le tante opere architettoniche e d'arte unite ad un forte spirito conservativo hanno fatto il resto insieme ad un nuovo modo di concepire il turismo stesso. Era di conseguenza inevitabile non porre qualche rimedio ad una normativa spesso lacunosa e superficiale.
Però per far del bene agli uni non si può far del male agli altri e nel concepire nuove norme bisognerebbe tenere in considerazione tutte le realtà economiche che gravitano intorno al turismo, eccedere eccessivamente nel conservatorismo non deve ricondurre a logiche di carattere medievale.
Pur apprezzando lo sforzo verso gli agriturismi riteniamo che una delle modifiche, quella inerente alla somministrazione diretta dei pasti anche agli avventori non ospiti dell'azienda, che non pernottano, sia estremamente penalizzante per le attività di ristorazione vere e proprie, le quali a differenza dell'azienda agrituristica devono reperire la loro materia prima presso i vari ingrossi anziché direttamente dall'orto: lo capisce anche un bambino che spezzando drasticamente la filiera gli agriturismi possano permettersi di presentare conti di esigua entità, se a questo si aggiunge che all’interno dell'attività spesso operano interi nuclei familiari la concorrenza è a dir poco sleale.
Il successo degli agriturismi in Toscana è tutto nei numeri da porre in rapporto a quelli dell'intera nazione. Ed è rispetto a questi numeri che viene da domandarsi se, davvero, l'offerta di prodotti agricoli da parte delle varie aziende, che si presume se gestite da agricoltori debbano soddisfare anche i mercati ortofrutticoli, sia tale ed adeguata alla domanda, cioè se quanto prodotto nei campi, per farla breve, soddisfi a pieno la richiesta oppure , alla fine, si ricorra al supermercato più che all'orto. E' a questo punto che subentra un ulteriore opzione, introdotta dalla modifica voluta dalla giunta, a vantaggio degli agriturismo. Infatti nel caso in cui un'azienda non sia in grado di provvedere alla domanda, con la frutta del proprio campo, potrà interpellare altra azienda o reperire in tutta la regione la materia prima di cui è carente purché la stessa sia prodotta esclusivamente in Toscana, vale a dire Toscana per la Toscana. Ma non per tutta la Toscana perché si crea un cerchio ristretto che è ha già un diametro ben definito da precise ricerche di mercato in cui difficilmente vedremo nuovi importanti ingressi. Per esempio se ognuno di noi toscani oggi sostenesse che tutti gli agriturismo sono di proprietà di agricoltori o creati dagli stessi asserirebbe sicuramente il falso. Molti di questi sono proprietà di imprenditori che operano già in altro mercato. Basterebbe fare una verifica seria, ma è una di quelle cose accettate dalla consuetudine che sostanzialmente giustifica il pieno accordo di tutte le parti politiche convenute in giunta per porre il loro veto favorevole ad una legge d'approvare prima della scadenza naturale della legislatura Martini. Ma in questa maniera non si aiuta né l'agricoltura, né la crescita di nuove attività alle quali potrebbero essere interessati, soprattutto oggi, i giovani se potessero accedere ad un minimo di credito, né il mercato stesso a crescere ed allargarsi, si aiutano sempre quelli che non ne hanno bisogno confermando il proverbio: i soldi vanno ai soldi.
La modifica attribuisce alla Polizia Provinciale il controllo delle suddette attività. Il numero di agenti addetti al controllo provinciale spesso è sottodimensionato in rapporto al territorio, tenendo in considerazione che in Toscana alla Polizia Provinciale è affidato anche il compito di vigilare su altri importanti settori le conclusioni sono facilmente deducibili. Altra storia per le comuni attività alberghiere e di ristorazione soggette a ben altri regimi e controlli praticati da diverse autorità preposte all'uopo.
Francamente non vediamo un equilibrio normativo che consenta anche alle attività alberghiere e di ristorazione di continuare il loro lavoro sul territorio senza risentire delle immense possibilità offerte agli agriturismo, ci sembra, anzi, che nel legiferare frettolosamente a vantaggio degli agriturismo, ha ragione infatti la consigliera Angela Notaro AN-PDL nella seduta del giorno 01/07/2009 quando asserisce che la presenza di un assessore all'agricoltura avrebbe sicuramente aiutato i lavori della commissione, ma anche e soprattutto - lo aggiungiamo noi - gli agricoltori stessi nella creazione di agriturismo nella propria azienda rispetto agli imprenditori che ne hanno fatto un'attività collaterale, ci si sia buttati alle spalle l'altra parte che opera in analogo settore e che a differenza degli agriturismo è oberato da una normativa asfissiante ed esposta a verifiche da parte di più autorità.
Alla luce di tutti questi dubbi, ma soprattutto cercando di venire incontro agli albergatori e ai ristoratori e tentando di garantire i turisti, ma volendo anche aiutare a far divenire l'agriturismo una opportunità di lavoro per molti, chiediamo, come associazione culturale, di rivedere il nuovo impianto normativo oppure di valutare da parte dell'autorità di governo nazionale la possibilità di assoggettare gli incassi percepiti nell’ambito dell'attività agrituristica alla normale tassazione e non come attualmente avviene al 25% dell'incassato.
Coordinatore Toscana Forum Italia

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