Calcio, anche negli stadi della Val d'Elsa si legge Anna Frank

«Anche iniziative piccole come questa sono mattoni fondamentali – ha detto il vice indaco di San Gimignano Niccolò Guicciardini in un’intervista rilasciato per Tvedo web tv -. Dei ragazzi giovanissimi che leggono un pezzo del Diario di Anna Frank prima della partita di calcio è una piccola azione che serve a combattere il negazionismo rispetto all’Olocausto e tutto ciò che da lì discende»

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Quella che è scesa in campo questo fine settimana è stata una grandissima lezione di civiltà e umanità. 

“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità”.

Il Presidente Federale, d'intesa con il Ministro per lo Sport e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), ha disposto l'effettuazione di un minuto di riflessione, anche in occasione di tutte le gare dei Campionati dilettantistici e giovanili, per condannare i recenti episodi di antisemitismo. Prima del calcio d'inizio delle partite, le squadre e gli ufficiali di gara si disporranno al centro del campo per dare lettura di un brano di Anna Frank, la giovane ebrea che tenne un diario durante le persecuzioni naziste, poi morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania. Una scelta che deriva dal triste (un eufemismo) episodio della scorsa settimana, quando sugli spalti dello Stadio Olimpico romano sono stati ritrovati degli adesivi con la foto della ragazza e indosso la maglia della Roma. 

«Anche iniziative piccole come questa sono mattoni fondamentali – ha detto il vice indaco di San Gimignano Niccolò Guicciardini in un’intervista rilasciato per Tvedo web tv -. Dei ragazzi giovanissimi che leggono un pezzo del Diario di Anna Frank prima della partita di calcio è una piccola azione che serve a combattere il negazionismo rispetto all’Olocausto e tutto ciò che da lì discende. Il neofascismo, il neonazismo sono cose che purtroppo esistono concretamente e non dobbiamo mai dimenticarci che le società dove sono nati questi crimini sono società simili alle nostre e che il tempo che è passato da allora non è poi così tanto. Dobbiamo sempre aver presente che quello che è accaduto può accadere nuovamente, sia pure con forme nuove».

«Per combattere questa possibilità serve la memoria – aggiunge -. E la memoria non deve essere da museo ma deve essere attiva. Quindi entrare in luoghi inconsueti come un campo di calcio il sabato pomeriggio per fare memoria è un contributo secondo me importante. Dietro quello che qualcuno potrebbe definire un semplice sfottò tra tifoserie c’è molto altro: c’è ignoranza, nella migliore delle ipotesi, c’è non conoscenza della nostra storia più recente, c’è razzismo, c’è potenzialità di violenza. Quell’evento ha quantomeno catenato una forte reazione a tutti i livelli e quindi in qualche modo è servito anche a scuotere le coscienze, perché troppo spesso della memoria si fa un orpello, oppure si fa retorica, invece vediamo quanto sia importante reagire in maniera attiva».

«Purtroppo - conclude - l’Olocausto ci offre milioni di storie drammaticamente spezzate come quella di Anna Frank. Raccontare quelle storie è già qualcosa per rendere la nostra civiltà migliore perché fare storia, fare memoria serve per guardare al futuro».

Pubblicato il 30 ottobre 2017 (modifica il 30 ottobre 2017 | 01:04 )

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