Castelfiorentino, la Notte della Taranta arriva nel cuore della Toscana

La serata “Castello in Taranta” prenderà il via con una kermesse enogastronomica dove si potranno gustare cibi e prodotti tipici del Meridione

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Una tradizione di musica e danza le cui origini vengono ricondotte addirittura ai rituali dionisiaci dell’antica Grecia. E’ la Taranta, una delle manifestazioni popolari maggiormente diffuse nel Sud d’Italia (Puglia, in particolare) che sabato prossimo (23 settembre) arriverà a Castelfiorentino per una serata in Piazza Gramsci all’insegna della musica, della danza e del cibo, “pizzicando” nel Sud con i “Musicanti di Bacco” e le danzatrici allieve di Manuela Rorro, ai quali spetterà il compito di rinverdire questa tradizione millenaria, oggetto di interesse da parte degli studiosi fin dal Medioevo.

Promossa da Confesercenti da un’idea di Selandia Viaggi (che coordina l’intera iniziativa) e il patrocinio del Comune di Castelfiorentino, l’evento – una novità assoluta nella Valdelsa fiorentina - è interamente dedicato a questo antico rituale, un mix misterioso di musica e danza sfrenata (da “posseduto”) provocata secondo la tradizione dal morso di un ragno, la tarantola, diffuso in alcune aree rurali del Sud.

«L’idea di questo evento – osserva Paola Fiaschi, titolare di “Selandia Viaggi” - nasce dal mio amore per il Sud Italia, una terra in continua evoluzione ma ricca di tradizioni, perfetto connubio tra passato, presente e futuro. Negli anni mi è capitato spesso di visitare la Sicilia, la Puglia, la Calabria, la Basilicata…e ogni volta ho scoperto un angolo sconosciuto, un sapore antico, una nuova danza. Mi piace tantissimo la musica e mi piace altrettanto ballare, per cui la pizzica, la taranta ….evocano in me forti emozioni e per questo motivo ho sentito il desiderio di organizzare questo spettacolo a cielo aperto dove si potra’ gustare cibo, ascoltare musica e scatenarsi ballando!».

La serata “Castello in Taranta” prenderà il via alle 19.00 in Piazza Gramsci attraverso una kermesse enogastronomica dove si potranno gustare cibi e prodotti tipici del Meridione (la “braceria” con gli immancabili arrosticini e altre delizie, il gazebo dei panzerotti e degli arancini, la mozzarella in carrozza e così via, accompagnati da vini del Sud) per poi entrare nel vivo alle 21.30 con il gruppo dei “Musicanti di Bacco” e le danzatrici allieve di Manuela Rorro, ai quali spetterà il compito di rinverdire questa tradizione millenaria, oggetto di interesse da parte degli studiosi fin dal Medioevo.

L’ingresso allo spettacolo è gratuito (a pagamento le delizie enogastronomiche).

«E’ per noi un piacere – sottolinea l’Assessore al Commercio e Turismo, Gianluca d’Alessio – proporre all’attenzione del pubblico della Valdelsa questa tradizione popolare del Sud, molto radicata in Puglia, ma anche presente in altre regioni come la Basilicata o la Calabria. Un evento che rappresenta una novità assoluta per Castelfiorentino e la Valdelsa fiorentina, per il quale ringrazio la Confesercenti, Selandia Viaggi e tutti gli operatori economici che hanno accolto positivamente questa proposta, collaborando attivamente alla sua realizzazione. Per molti castellani, che hanno avuto modo di emigrare a Castelfiorentino nei decenni passati, sarà anche un modo per pescare nei loro ricordi».

La scheda

Il fenomeno del tarantismo ha origini antichissime, ma ha destato interesse negli studiosi sin dal Medioevo. Il ragno – più o meno reale – attaccava soprattutto nel periodo estivo, “attivando” il rituale mediante il suo morso o pizzico. Il tarantato, ma più frequentemente la tarantata, (la vittima del morso dell’aracnide) inizia a muoversi freneticamente, accusando un dolore acuto, ed è quasi “costretta” a danzare per sconfiggere il veleno. La musica e la danza sfrenata (da “posseduto”) hanno in questo rituale un ruolo fondamentale: attivano infatti la terapia (che varia in funzione del ‘carattere’ della taranta: ogni ragno ha un suo proprio peculiare carattere) e conducono il tarantato/la tarantata alla guarigione.
Ad essere colpite dal morso – secondo la tradizione - erano soprattutto le giovani donne, anche se tutti potevano essere pizzicati dal ragno. Era diffusa tra i tarantati la tendenza all’ubriachezza e la maniacale attrazione per i colori sgargianti. I soggetti infetti spesso danzavano per diversi giorni, alcuni addirittura per settimane. Un preciso significato assumevano gli accessori utilizzati nel rituale: specchi, immagini sacre, nastri e fazzoletti: oggetti comuni all’interno della ‘terapia musicale’, dotati di una propria simbologia e utilità .
Di fondamentale importanza la comunità che, come in moltissimi altri rituali, acquistava grande rilievo all’interno dello schema rituale in quanto codificava il malessere provocato dal morso del ragno e la stessa terapia, rendendola un rito riconosciuto e condiviso. La comunità si riunisce ad osservare ed incitare i ballerini costituendo un cerchio attorno ad essi, denominato ronda (merita anche solo accennare alla forte valenza simbolica, magico-religiosa, delle antichissime danze in cerchio).
Il tarantismo viene inoltre ricondotto ai rituali dionisiaci dell’antica Grecia (le danze frenetiche delle menadi seguaci di Dioniso). La vera e propria azione coreutica (pizzica), riconducibile alla famiglia delle tarantelle, nasce dall’unione sonora di molti strumenti: primo fra tutti il tamburello, strumento tradizionale dell’Italia del Sud. La danza della taranta rendeva possibile, in un contesto socialmente chiuso come quello del mondo contadino dell’Italia meridionale dei secoli passati, la socializzazione anche tra sessi opposti. La danza era eticamente approvata dalla comunità grazie ad un insieme di regole che venivano rigidamente rispettate e che coinvolgevano soprattutto il sesso femminile.

Pubblicato il 19 settembre 2017 (modifica il 19 settembre 2017 | 18:17 )

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