«Credo che la libertà che ho percepito a Londra sia difficile oggi poterla avere in Italia». Riccardo racconta la sua esperienza a Londra

Durante i primi mesi del 2013 mi sentivo immerso in una monotonia dalla quale non vedevo via d'uscita; era una cosa che mi trascinavo già da tempo ed era motivata principalmente da un limite sulla formazione professionale e dalle inesistenti possibilità di avanzamento di carriera dopo cinque anni di esperienza in informatica

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Durante i primi mesi del 2013 mi sentivo immerso in una monotonia dalla quale non vedevo via d'uscita; era una cosa che mi trascinavo già da tempo ed era motivata principalmente da un limite sulla formazione professionale e dalle inesistenti possibilità di avanzamento di carriera dopo cinque anni di esperienza in informatica. A tal proposito decisi di trasferirmi a Londra, in Inghilterra.

Presi questa decisione perché li avrei potuto trovare la possibilità di apprendere la lingua inglese meglio che in altri paesi stranieri e questo avrebbe in ogni caso comportato un aumento delle mie skills e anche se non avessi avuto la possibilità di avere un'esperienza professionale all'estero questo sarebbe stato già un gran risultato.

Il primo periodo in cui mi mantenevo attraverso lavori non professionali non erano molto gratificanti, ma questi erano necessari e mi permettevano di studiare l'inglese in un College; ero consapevole che con il mio bagaglio di esperienza professionale acquisita in Italia, una volta superato lo scoglio della lingua, il lavoro sarebbe stato più gratificante.

Una volta che ho avuto modo di avere un'esperienza in cui mettere in pratica le mie capacità negli UK potuto vedere molte differenze. Ci sono molte cose che mi hanno colpito, ma forse quella che l'ha fatto più di altre è stata la puntualità nell'orario di lavoro. L'orario d'ufficio è di sette ore e mezza (sei ore e mezza il giorno prefestivo), quindi alle 17:30 finiva la giornata lavorativa.

Ho dovuto imparare che questo significava ''scappare via'', perché entro le 17:35 l'ufficio era chiuso con le luci spente e l'allarme inserito e tutti dovevamo essere usciti, Manager compresi.

Tutto questo, però, ha un prezzo: ci sono emozioni che solo i nostri paesaggi possono trasmettere, quando nasciamo, quando viviamo in determinate zone del mondo, pensiamo che quella sia la normalità e talvolta ci stanchiamo velocemente o non ci accorgiamo di quanto siamo fortunati ad esser nati qui.

Credo che la libertà che ho percepito a Londra sia difficile oggi poterla avere in Italia; certo, mi si chiede di confrontare una delle più grandi metropoli del mondo con la nostra piccola provincia di Siena. Al di là degli aspetti culturali che una città multietnica (se non la città più multietnica del mondo) può avere, la grande differenza rimanda a una questione di accesso ai servizi offerti e della loro gestione; servizi fatti e gestiti con una semplicità che talvolta a noi sembra assurdo, quasi come se ci mancasse un po' di burocrazia che ci rende meno liberi.

In conclusione sono convinto di aver passato un anno molto bello e importantissimo per la formazione della mia persona. Quando ero partito l'ho fatto convinto che doveva esser un'esperienza magari più lunga di quello che è stata, ma in ogni caso con un inizio e una fine; se dovessi ripartire sceglierei sicuramente una meta dove possa trovare sole e mare; purtroppo computer e acqua salata non vanno molto d'accordo.

Riccardo

Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

Pubblicato il 1 agosto 2014 (modifica il 21 giugno 2016 | 15:05 )

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