Il racconto di Alice a Vienna: «Un'esperienza che ti arricchisce, ma in questo momento non c'è altro posto che potrei chiamare casa se non la mia Italia»

Quando ho preso la decisione di partire in Erasmus per Vienna, sapevo che la mia esperienza all'estero avrebbe avuto un inizio e una fine. La paura però c'è stata lo stesso. Un paese straniero, una nuova casa, nuove amicizie da costruire, l'ignoto di fronte a te, e tutto ciò che potrebbe accadere

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Quando ho preso la decisione di partire in Erasmus per Vienna, sapevo che la mia esperienza all'estero avrebbe avuto un inizio e una fine. La paura però c'è stata lo stesso. Un paese straniero, una nuova casa, nuove amicizie da costruire, l'ignoto di fronte a te, e tutto ciò che potrebbe accadere.

La prima cosa che mi ha fatto realizzare che non ero più a casa mia sono stati gli odori. Gli odori della strada, dei bar e dei venditori ambulanti di cibo esotico. Inizialmente il tragitto che percorrevo dallo studentato all'università lo riconoscevo più tramite l'olfatto che la vista. Questi odori all'inizio mi nauseavano, ma poi con il passare del tempo mi sono venuti a mancare...

Circondate da palazzi giganteschi, in una città permeata di storia, io e la mia amica, partita con me dall'Italia, ci sentivamo inevitabilmente piccole e sole, e per prima cosa cercammo di fare delle conoscenze all'università, con la tecnica infallibile del chiedere gli appunti a qualcuno - infallibile per chi? Forse per noi italiani, che, non appena qualcuno ci rivolge parola, ci mettiamo del nostro per conoscerlo meglio - beh, di certo non per loro che ci liquidarono con un bell'indirizzo e-mail al quale rivolgerci.

Poi una delle prime sere, a una festa organizzata dall'università, si avvicinarono al tavolo dove eravamo dei ragazzi con un viso molto allegro e sorridente, e pensai ''finalmente qualcuno che vuole fare amicizia con noi!''. Immaginatevi la sorpresa quando scoprimmo che quel qualcuno era italiano. Ebbene sì, nonostante tutti i buoni propositi di fare un'esperienza per conoscere la lingua e parlare il più possibile con persone del luogo, ti imbatti subito in altri italiani e devi riconoscere che non sei affatto deluso, ma ti fa maledettamente piacere! Chi meglio di loro può capirti? Stanno vivendo la tua stessa esperienza e si sentono soli perché non riescono a fare amicizia con persone del luogo, proprio come te. Poi scopri che il gruppo di italiani è più numeroso di quello che pensi e nel giro di qualche giorno, nonostante tu sia in una capitale europea con migliaia di abitanti, conosci tutti gli italiani sotto i trentacinque anni in Erasmus, e anche quelli residenti a Vienna.

I primi giorni all'estero li vivi da turista, poi inizi a fare le differenze dal loro modo di vivere al tuo (mangiano a ogni ora del giorno e della notte, i negozi di sabato pomeriggio chiudono alle sei e non ti spieghi il perché, sono alquanto freddini... forse perché fa un freddo cane!), dopo un po' però inizi ad apprezzare la loro educazione e cominci a chiederti: per quale motivo noi italiani non riusciamo ad aspettare che le persone scendano da un bus o dalla metro, prima di salire? Perché nella metro le uniche voci che sentiamo sono la mia e quella della mia amica italiana, nonostante ci siano un sacco di persone?

Inizia a piacerti quella vita fatta di regole, l'educazione, il rispetto per l'ambiente, il fatto che appena fai cenno dal marciapiede di voler attraversare, le macchine inchiodano di colpo, invece di costringerti a gettarti in mezzo alla strada per riuscire a passare dall'altra parte.
L'esperienza però finisce e devi tornare a casa. E sei felice, perché ti mancano la tua famiglia e i tuoi amici di sempre. Ma dopo un po' ti manca anche lassù, quel posto di cui per un po' hai fatto parte anche tu, quegli odori che ti nauseavano e che vorresti tanto risentire.

Ritorni inevitabilmente cambiato da un'esperienza così grande. Staccare dalla vita di sempre, imparare a conoscere un'altra cultura, ti fa vedere le cose da una prospettiva diversa e ti arricchisce in un modo che inizialmente neppure percepisci.

Ci ritornerei anche adesso. Ma non per restare. In questo momento non c'è altro posto che potrei chiamare casa, se non la mia Italia, nonostante tutto.

Alice Castagnoli

Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

Pubblicato il 16 luglio 2014 (modifica il 22 giugno 2016 | 16:54 )

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