Intervista a Giorgia, valdelsana a Francoforte per studio e per lavoro

«Ho sempre avuto voglia di viaggiare e dopo le superiori mi è cresciuta ancora di più. Ho iniziato a frequentare il corso di studi in Scienze Economiche Bancarie all'Università di Siena, ma durante la triennale mi sentivo ancora troppo immatura per viaggiare da sola; alla fine dei tre anni però ho cominciato a pensare che avrei potuto continuare i miei studi anche in un’altra lingua, così ho preso in considerazione l’idea di un Erasmus. Ho letto di una possibilità in Germania e mi sono lanciata

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Molti ragazzi, avviata la carriera universitaria, decidono di lanciarsi nell’avventura dell’Erasmus all’estero. Al termine di questa esperienza alcuni tornano in Italia mentre altri decidono di rimanere nel nuovo Paese e crearsi una nuova vita, come Giorgia che ha deciso di raccontarci il suo percorso.

- Com’è cominciata la tua esperienza?

«Ho sempre avuto voglia di viaggiare e dopo le superiori mi è cresciuta ancora di più. Ho iniziato a frequentare il corso di studi in Scienze Economiche Bancarie all'Università di Siena, ma durante la triennale mi sentivo ancora troppo immatura per viaggiare da sola; alla fine dei tre anni però ho cominciato a pensare che avrei potuto continuare i miei studi anche in un’altra lingua, così ho preso in considerazione l’idea di un Erasmus. Ho letto di una possibilità in Germania e mi sono lanciata».

- Com’è stata questa esperienza e cosa hai fatto?

«È stata un’esperienza molto bella, illuminante direi. Appena arrivata a Francoforte è venuta a prendermi una mia amica che abitava già in Germania, quindi almeno l’arrivo è stato tranquillo e sereno perché avevo la sua compagnia. Il giorno dopo sono entrata nella mia prima casa da sola dove avevo la mia stanza, ma condividevo il bagno e la cucina con una ragazza tedesca che non capivo. Di conseguenza i primi giorni sono stati traumatici. Ho videochiamato il mio ragazzo, la mia famiglia e mi ricordo di aver pianto come una fontana. Dopodiché ho cominciato a frequentare un corso di tedesco organizzato dall’Università in cui ho conosciuto altri studenti Erasmus. Inizialmente ho fatto amicizia solo con gli italiani, ma piano piano mi sono integrata anche nel mondo tedesco e ho fatto amicizie internazionali: con ragazzi del luogo, con tedeschi che non erano di Francoforte, addirittura con una cinese che mangiava il pomodoro a morsi come se fosse una mela.
Durante l’Erasmus ho migliorato il mio tedesco e anche l’inglese visto che seguivo corsi in entrambe le lingue e ho continuato a studiare senza problemi e a fare le mie esperienze. Posso dire che il viaggio mi ha fatta crescere tanto, mi ha fatta diventare una persona indipendente e più decisa rispetto a quanto fossi prima».

- Che progetti avevi quando sei partita?

«In realtà non avevo progetti. Avevo solo la voglia di riprendere a studiare il tedesco visto che dopo le superiori e quattro anni di Università l’avevo abbandonato e mai più ripreso. Questo potrebbe essere stato il mio progetto principale».

- Cosa hai pensato della città?

«La città è affascinante, non è la classica città italiana piena di cose da vedere e piena di monumenti e palazzi storici. Qui di storico c’è ben poco. Francoforte è una città molto economica, piena di banche e grattacieli, ma allo stesso tempo è affascinante perché rappresenta il capitalismo sfrenato che non si trova in molte altre città. C’è lo skyline che non è di per sé molto romantico, ma è comunque bellissimo perché cattura lo sguardo e anche il cuore».

- E lo stereotipo dei tedeschi freddi?

«Le persone sono carine, non è vero che i tedeschi sono antipatici, sono tanto introversi ma, dandogli la possibilità di aprirsi, si rivelano persone molto disponibili e fanno di tutto per venirti incontro(sia per la lingua che per altro). Ce la mettono tutta per farsi nuove amicizie e per tenersi strette quelle vecchie.
Effettivamente hanno un umorismo un po’ macabro che non sempre fa ridere, ma ciò è dovuto al fatto che hanno una storia del paese un po’ particolare anche per via della Seconda Guerra Mondiale. Non possono permettersi, per esempio, di fare battute razziste, politiche o religiose, una delle poche cose che gli resta è appunto il macabro e si arrangiano con quello.
Nonostante questo sono comunque molto ironici, come noi. Sembrano sempre arrabbiati soprattutto quando bevono e urlano, magari si stanno facendo dei complimenti ma da fuori per chi non conosce la lingua sembra che si vogliano picchiare».

- Ora possiamo dire che hai trovato una sistemazione stabile, giusto?

«Dopo aver discusso la tesi magistrale sono tornata qui a Francoforte e nel giro di un mese ho trovato un vero e proprio lavoro, ben retribuito, alla Banca Centrale Europea perciò sì, sono stabile. Ora ho intenzione di lavorare tanto, lavorare sodo e diventare ricca! Ma seriamente parlando, ho intenzione di, appunto, lavorare tanto e imparare qualcosa da questo sistema tedesco che è preciso e organizzato e forma benissimo per il mondo del lavoro. Inoltre offre un sistema di garanzie che in Italia non ho trovato, basta vedere dove sono io ora. Così come l’ho fatto io lo possono fare in tanti».

- Cosa ti manca di più dell’Italia?

«La mia famiglia, il mio cagnolino, il mio ragazzo e la sua famiglia, le mie amiche… non mi manca l’Italia in sé e per sé, ormai mi sono abituata al clima tedesco e alla città, mi mancano solo le persone. Però il mare… quello sì, effettivamente mi manca tanto».

- Come vedi il tuo futuro? C’è un ritorno in Italia?

«Con la notizia dell'assunzione in BCE sono un po’ confusa. Prima sì, avrei pensato ad un ritorno a casa, ma ora potrei pensare ad un ritorno in Italia solo durante la pensione. Se mi dovesse capitare un’offerta strabiliante a Poggibonsi o comunque in Italia in generale, come una chiamata per lavorare in qualche super azienda o banca che mi stimoli più della BCE potrei pensare di tornare, altrimenti il mio pensiero è di continuare la mia carriera qui in Germania».

- Alla fine di tutto ciò, consiglieresti ai giovani di viaggiare?

«Assolutamente sì, penso che il viaggio aiuti a maturare e a crescere, quindi il mio consiglio è di viaggiare, girare il più possibile, imparare tante lingue e parlarne il più possibile. Non dico di emigrare dall’Italia ma di fare almeno un soggiorno di studi fuori, per imparare una lingua, una cultura in più e fare amicizie in ogni parte del mondo. Ti apre la mente e sei pronto ad ogni offerta di lavoro anche proveniente dall’estero, dove è molto più semplice trovarne. Quello che posso dire è che viaggiare rende una persona interessante, molto più sicura di se stessa, aperta, curiosa e anche coraggiosa».

Lorena Deidda

Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

Pubblicato il 20 luglio 2016

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