La storia di Marta, pasticcera glutenfree che da anni vive a Parigi

La persona che vedete nella fotografia con un'espressione che sembra dire "Non vedo l'ora di gustarmi questo gelato senza glutine" è Marta, una ragazza di Certaldo che da qualche anno ormai vive in Francia.

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L'abbiamo incontrata lo scorso agosto, quando ha fatto tappa nella città valdelsana nell'ambito della Glutenfree Summer 2016 (leggi: Da Certaldo a Parigi, e da Parigi nel Belpaese, alla scoperta del senza glutine: l'avventura di Marta). Quell'incontro era anche l'occasione per farci raccontare qualcosa di più sulla sua esperienza di italiana all'estero, così le abbiamo fatto alcune domande.

Da quanto tempo vivi in Francia?
«Vivo in Francia da 7 anni. Sono partita perché avrei tanto voluto fare un periodo Erasmus ma non l’avevo mai fatto. Quindi, una volta finita la triennale, ho pensato di specializzarmi in Francia. Studiavo traduzione, il francese mi piaceva molto e conoscevo un sacco di persone che ci abitavano. Poi ho iniziato a lavorare, e poi a studiare lavorando. E poi gli studi non mi sono piaciuti. Soprattutto la competitività dell’ambiente non mi corrispondeva un granché. Per cui, dopo un po’ di tempo, ho deciso di lasciare gli studi. In quel periodo stavo lavorando in cioccolateria, ma alla vendita. Ho cominciato a domandarmi cos’è che mi sarebbe piaciuto piacere fare come mestiere e alla fine ho capito che avrei dovuto fare della mia passione per la cucina una professione, in particolare della cucina diversa rispetto a quella normale, in quanto celiaca.
E poi niente, c’è stato tutto un susseguirsi di eventi. C’è stato un diploma in cucina e uno in pasticceria subito dopo e adesso da quattro anni sono nell’ambiente culinario diciamo, mentre da due anni sono fissa in pasticceria e ho trovato questo laboratorio che fa solo senza glutine, in cui mi sono sentita completamente a casa». 

A Parigi?
«Il posto si trova a Parigi, in centro. E’ un laboratorio che permette a vari ristoranti e punti vendita che non hanno la possibilità di cucinare sul posto di acquistare i nostri prodotti. La passione per la cucina un po’ l’ho sempre avuta. Sono piena di ricordi felici di mia mamma che mi butta nel carrello della spesa, per esempio, o di quando arrivava il fine settimana e i miei andavano via permettendomi finalmente di entrare in cucina e sbizzarrirmi in libertà. Quando ho scoperto di essere celiaca c’è stata all'inizio una specie botta di depressione (perché credi di non poter mangiare niente, devi cambiare le tue abitudini...) e poi su su anche la voglia di scoprire nuovi metodi, nuove tecniche».

Pensi che tornerai?
«La risposta è che non lo so. Questo mese mi ha permesso di riflettere un bel po’. A Parigi è un momento di grandi cambiamenti e grandi tensioni. Stiamo cercando col mio compagno una strada da intraprendere. Parigi è una bellissima città da vivere secondo me, quando si è giovani… Però vediamo, non mi chiudo nessuna porta». 

Quando ti sei trasferita, quali difficoltà hai incontrato?
«Parigi è una città un po’ ostile con gli stranieri. Ti vengono chieste un sacco di garanzie, se vuoi lavorare, se vuoi una casa. E’ un cane che si morde la coda continuo di burocrazia… Però diciamo che Parigi non è la Francia, ecco. Altre città sono molto tranquille. Ci vuole tanto tempo per entrare in contatto con chi la abita. Però c’è molto lavoro, molto ricambio, molte possibilità». 

Cosa ti manca di più dell’Italia?
«Gli affetti, il cibo. L’apertura, la conoscenza del “problema celiachia”. A Parigi si sta diffondendo più per una questione di moda che di necessità. Però diciamo che anche la moda a volte fa il suo lavoro».

Pubblicato il 14 febbraio 2017

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