«Oggi da tre anni mi trovo ad Astana, la ''nuova'' capitale del Kazakhstàn». Intervista a Luca, qualcuno che di mondo ne ha visto davvero tanto

La mia prima esperienza all'estero è stata nel 2000 con l'Erasmus in Olanda, ad Amsterdam (Utrecht). Grazie anche all'Università di Siena che mi aveva creato molto interesse verso gli studi internazionali, che si inserivano anche in un mio interesse personale verso l'estero, l'idea di studiare e anche (magari) lavorare fuori dall'Italia

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Questa volta abbiamo incontrato Luca, qualcuno che di mondo ne ha visto davvero tanto e che ormai da tanti anni lavora in vari Paesi, ma perlopiù al di fuori dell'Italia.

Allora, iniziamo a parlare delle tue esperienze all'estero. Che sono tante giusto?
Eh sì, abbastanza direi. Ormai siamo ai 10 anni di esperienza tra un Paese e l'altro.

Partiamo dall'inizio, com'è stata la primissima esperienza?
La mia prima esperienza all'estero è stata nel 2000 con l'Erasmus in Olanda, ad Amsterdam (Utrecht). Grazie anche all'Università di Siena che mi aveva creato molto interesse verso gli studi internazionali, che si inserivano anche in un mio interesse personale verso l'estero, l'idea di studiare e anche (magari) lavorare fuori dall'Italia. Devo dire che da quel momento in poi è stata un susseguirsi di esperienze, una diversa dell'altra, ma sempre più lontano.

Hai studiato a Siena, in che Facoltà?
Ho fatto una Laurea quinquennale in Scienze politiche con indirizzo internazionale all'Università di Siena e ho finito nel 2003.

Dopo l'Erasmus dove sei andato?
Dopo la laurea la prima esperienza importante è stata in Kosovo, a Pristina. Avevo sempre avuto interesse a lavorare in ambasciata o comunque all'interno di un ambiente internazionale. Sfruttando il MAE CRUI, scelsi di andare a Pristina. Con le tante altre opportunità che avevo a disposizione io scelsi proprio quella destinazione perché volevo avere un'esperienza di lavoro in un ambiente post-bellico. Anzi, a Pristina non c'era nemmeno l'ambasciata ma un distaccamento dell'ambasciata di Belgrado. Quella è stata l'esperienza che sotto tanti punti di vista, credo, ha segnato di più il mio futuro. Da allora il mio interesse verso le relazioni internazionali è cresciuto ma anche l'interesse verso i Paesi dell'ex blocco socialista. Anche perché sono quelli con cui io ho sempre lavorato.
Dopo ho lavorato in Ucraina sia con l'Unione Europea che con l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in Romania con il progetto Leonardo e in Russia con le Nazioni Unite, senza contare esperienze lavorative più brevi in Bielorussia ed Armenia. E oggi da 3 anni mi trovo ad Astana, la "nuova" capitale del Kazakhstàn. E sono qui a lavorare con la delegazione europea nel ruolo di attaché diplomatico/project manager. Riepilogando, dal 2004 in cui c'è stato il Kosovo ad oggi sono passati circa 10 anni, non tutti all'estero ma quasi, e tutti presso organizzazioni non governative o organi europei.
 


Il bilancio è positivo?
Decisamente positivo, dato che dal punto di vista lavorativo ho raggiunto l'obiettivo che mi ero sempre prefissato, ovvero lavorare nell'Unione Europea e in particolare presso le rappresentanze diplomatiche. Poi sono anche molto contento delle conoscenze apprese e delle esperienze di questi anni. Devo dire che non è stato sempre facile, anzi, forse questa è la prima volta che cui mi sento "comodo" per così dire.
Per esempio, quando ero in Russia e lavoravo per le Nazioni Unite era un contratto da Junior, il che significa che dovevo gestirmi tutti i piccoli dettagli della vita quotidiana in una città come Mosca, in un paese come la Russia da solo, senza molto supporto da parte dell'organizzazione. Mentre adesso, avendo anche raggiunto una posizione diversa, l'Unione Europea mi permette di vivere una situazione più agevolata e quindi concertarmi anche di più sul lavoro. Sono state esperienze molto distanti ma che mi hanno dato la possibilità di avere una visione, ormai...chiara direi di no, ma quasi complessiva di quello che sono la maggioranza dei paesi dell'est europeo.

Per quale motivo hai lasciato l'Italia?
Io direi che non ho lasciato l'Italia per motivi specifici. Ho lasciato Siena perché ero veramente interessato a lavorare in organizzazioni internazionali.

Avevi un obiettivo ben preciso insomma...
Sì, un obiettivo che si è delineato in modo sempre più preciso durante gli studi e che con ogni esperienza veniva indirizzato in modo più chiaro. Perché quando uno parte a 23 anni e si trova in Kosovo, insomma... Devo dire che quella è stata l'esperienza che forse mi ha segnato di più, perché ero in una zona che era ancora in una fase di assestamento e in cui sono stato testimone di scontri che possono essere riconducibili a una fase di guerra civile tra serbi e albanesi. Considerata l'età è stata una delle situazioni che, insomma, sono state più intense.

 

 


Com'è che alla fine hai sempre scelto di rimanere in quest'ambito dell'Europa dell'est e dell'ex-Unione Sovietica? Che cosa ti faceva preferire queste zone più di altre?
Perché c'era sempre stato un interesse, del quale non riesco molto a trovare le radici, verso questo mondo e questo durante l'università ma anche prima. E poi, perché quando ero in Erasmus (un'esperienza a suo modo davvero formativa) ebbi modo di frequentare persone che venivano principalmente da questi Paesi e questo mi condizionò molto dal punto di vista dei miei interessi. Anche in Olanda, uno degli amici con cui avevo legato di più era del Kosovo e per questo mi ero molto incuriosito della situazione. E poi devo dire, anche la musica. Mi è sempre piaciuta la musica balcanica. Sì, che non è poco perché quando già ti piace una parte così indicativa di una cultura, insomma, parti col piede giusto.
Mi viene in mente un concetto di Tolstoj quando in Guerra e Pace descrive e analizza le motivazioni alla base di eventi storici: non c'è mai un motivo preciso per cui succedono certe cose della vita. Sono sempre delle linee, una serie di legami che ti portano verso una certo direzione.

Con Luca abbiamo parlato a lungo anche della sua esperienza in Kazakistan. Nella seconda parte della sua intervista parleremo di posti lontani e affascinanti, e di com'è stare fuori in veste di europeo.

 

 

 

 

 

 

 


Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

 

Pubblicato il 4 novembre 2014 (modifica il 16 giugno 2016 | 15:50 )

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