Peppino Impastato: a Empoli un luogo per ricordare lui e la lotta alla mafia

«Quando, ormai qualche mese fa nel nostro Consiglio Comunale fu discussa e approvata la mozione in cui si chiedeva l'intitolazione del Terminal Bus a Peppino Impastato - ha detto Brenda Barnini, Sindaco del Comune di Empoli -, tutti i gruppi uniti volevano approvarla. Così è stato. All'unanimità. Arrivare a fare gesti simbolici come quello di oggi in un luogo che ogni giorno è attraversato da giovani, tanti, e da migliaia di persone, sottolinea il coraggio di essere normalmente contro la mafia

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Una mattina dedicata alla legalità. Un momento di riflessione di fronte a un luogo che, questo è l’auspicio dell’amministrazione, sarà d’ora in poi simbolo della lotta alle mafie e ai soprusi. Un angolo di città dedicato a Peppino Impastato, al suo coraggio, alla sua opera e anche al suo sacrificio, di cui fra qualche mese ricorreranno i 40 anni.

Nel cippo, progettato dal geometra del Comune di Empoli Andrea Sequi, troviamo una scritta – giornalista e vittima innocente di mafia - ma anche una data, 9 maggio 1978, quando Impastato fu brutalmente ucciso dalla Mafia, prima bastonato e poi fatto saltare in aria con dell’esplosivo. Oggi la Città di Empoli lo ha ricordato.

Il sindaco Brenda Barnini ha tolto il velo al piccolo monumento di via Palestro, accanto al Terminal Bus della stazione, insieme a Stefano Vaccari, membro della Commissione parlamentare Antimafia; Danilo Sulis, presidente della Rete 100 passi; Simona Neri, sindaco di Pergine Valdarno e responsabile Anci Toscana contro le ludopatie e il bullismo; Filippo Torrigiani, consigliere comunale e consulente della Commissione parlamentare Antimafia; Daniele Mancini, dirigente scolastico dell’IIS Ferraris Brunelleschi.

Tutti insieme hanno portato la loro testimonianza di fronte a oltre cento studenti, tre di loro, hanno interpretato alcune letture. Tre ragazzi del Laboratorio Teatrale ‘Ferraris Brunelleschi’.

Un momento toccante a conclusione della manifestazione, accompagnata dalla canzone ‘I cento passi’ dei Modena City Ramblers.

Di grande impatto il racconto di Danilo Sulis che sta portando avanti il percorso avviato da Impastato. «La Mafia "è una montagna di merda" – Sulis ha citato così l’amico ucciso dalla Mafia – . Peppino nella sua breve vita, non si è mai nascosto.Dai microfoni di Radio Aut, un’emittente radiofonica autofinanziata di ‘controinformazione’, con al centro la satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale, ha preso le distanze da quella mafia in cui anche la sua stessa famiglia era comunque inserita. Ragazzi, Peppino aveva 30 anni quando è stato ammazzato. Per noi e per voi tutti deve essere un esempio. Lo consideriamo un eroe perché è rimasto solo. Non lasciamo soli chi lotta contro i poteri malavitosi».

Alla cerimonia erano presenti tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine di Empoli, ANPI, ANED, Spi Cgil, Cgil, Misericordia e vari personaggi in rappresentanza di Enti, come il consigliere regionale Enrico Sostegni, Roberto Bagnoli, presidente del Consiglio Comunale e altri consiglieri comunali empolesi, ma anche Monica Iacoponi, moglie di Paolo Romboli, ex consigliere comunale di Ponsacco da poco deceduto e impegnato nel promuovere la lotta alla mafia e nel sostenere l’impegno della Rete 100 passi. 

Le dichiarazioni

Brenda Barnini, Sindaco del Comune di Empoli 

«Quando, ormai qualche mese fa nel nostro Consiglio Comunale fu discussa e approvata la mozione in cui si chiedeva l'intitolazione del Terminal Bus a Peppino Impastato, tutti i gruppi uniti volevano approvarla. Così è stato. All'unanimità. Arrivare a fare gesti simbolici come quello di oggi in un luogo che ogni giorno è attraversato da giovani, tanti, e da migliaia di persone, sottolinea il coraggio di essere normalmente contro la mafia. Peppino si è alzato culturalmente iniziando una battaglia con se stesso e darsi risposte non facili. Dalla sua storia, dalla sua uccisione, il 9 maggio prossimo saranno 40 anni, non è stato fatto abbastanza. Passare di quì, leggere il suo nome, può essere un monito a se stessi per dirsi che tutti i giorni sono buoni per la meritocrazia, per nuove regole e la presenza di voi ragazzi, studenti, è fondamentale per cambiare in meglio, e per farlo c'è bisogno di ognuno di noi. Oggi facciamo un gesto simbolico per ricordare a tutti i cittadini e alle giovani generazioni l'importanza della lotta alla mafia e il sacrificio di tante vittime innocenti per la legalità».

Senatore Stefano Vaccari, Membro della Commissione parlamentare Antimafia -

«Grazie alla Amministrazione Comunale di Empoli che ha fatto una scelta non scontata, un gesto simbolico importante. Vedo anche tante Forze dell'Ordine, sono un punto di riferimento contro la mafia. Fondamentale è anche il ruolo della scuola. Grazie alla comunità tutta di Empoli che ha dimostrato di voler andare contro la volontà mafiosa».

Simone Neri, Sindaco di Pergine Valdarno -

«Nella sua radio Aut, ha usato un'arma potentissima: l'ironia. L'ironia con cui ha preso in giro un sistema, il sistema. Nel mio comune abbiamo intitolato la sede della Polizia Municipale alla memoria di Peppino Impastato. Il 9 maggio ci sarà la tradizionale camminata a Cinisi, una manifestazione emozionante, dove in silenzio si riflette sulle cose, sugli atteggiamenti e si fa dialogando. Pergine è gemellata con Cinisi. Bene che anche Empoli testimoni con questo monumento la vicinanza alla gente che lotta contro le mafie».  

Daniela Mancini, dirigente scolastico dell’IIS Ferraris Brunelleschi -

«Cosa possiamo fare come scuola per abbattere la cultura mafiosa? Imparare ad indignarsi per le cose che non vanno fatte. Dal bullismo fino ai reati più gravi. Gli studenti presenti qui stamani  a testimoniare che accettare la mafia non è normale».

Filippo Torrigiani, Consigliere comunale firmatario della mozione e consulente della Commissione parlamentare Antimafia -

«Oggi è un bel giorno, un segno di rinnovata sensibilità da parte di Empoli. Peppino Impastato  pagò con la propria vita l’impegno di denuncia e di lotta contro la mafia. Ebbe il coraggio di mettere l’opinione pubblica di fronte alle barbarie ed ai soprusi perpetrati dalla delinquenza organizzata; le sue gesta, insieme a quelle della sua mamma Felicia e a tutte le vittime di mafia, hanno imposto alla politica e alla società civile di seguirne i passi, con la nobile finalità di smuovere le coscienze, tutte, al fine di debellare la mentalità mafiosa che, purtroppo è tutt’ora presente nel Paese. Siamo fermamente convinti che sia importante, da parte delle istituzioni di ogni ordine e grado, riconoscerne il giusto merito e attribuire alle sue gesta un alto valore politico e sociale».

Pubblicato il 24 novembre 2017

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