Scavi in Fortezza, si torna ad indagare la collina di Poggio Imperiale. Berti: «Dopo sette anni ripartono le campagne scavi»

Si tornerà ad indagare la collina di Poggio Imperiale. «Un’azione che va di pari passo – dice l’assessore alla Cultura Nicola Berti – a quella che riguarda l’implementazione dell’Archeodromo. Tutta la Fortezza di Poggio Imperiale rappresenta un patrimonio storico, archeologico e ambientale di grande rilievo nazionale che vogliamo continuare a conoscere, valorizzare e tutelare con iniziative ed interventi qualificati»

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Si tornerà ad indagare la collina di Poggio Imperiale. «Un’azione che va di pari passo – dice l’assessore alla Cultura Nicola Berti –  a quella che riguarda l’implementazione dell’Archeodromo. Tutta la Fortezza di Poggio Imperiale rappresenta un patrimonio storico, archeologico e ambientale di grande rilievo nazionale che vogliamo continuare a conoscere, valorizzare e tutelare con iniziative ed interventi qualificati». 

Negli scorsi mesi l’Amministrazione ha avviato l'iter amministrativo presentando domanda di concessione di scavo al MIBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) tramite la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.  Nel frattempo il percorso è andato avanti tramite il progetto dell’associazione Started che già è impegnata in attività di ricerca e divulgazione dell’area archeologica all’interno della Fortezza e che si occuperà, dalle prossime settimane, delle attività tese alla sistemazione degli scavi già esistenti.

Fra il 1993 e il 2009 infatti una parte dell’area (complessivamente sono 12 ettari delimitati dalla cinta muraria) è stata oggetto di scavo archeologico da parte dell’Università degli Studi di Siena sotto la direzione scientifica dei professori Riccardo Francovich e Marco Valenti. Lo scavo ha segnato momenti importanti della ricerca archeologica medievistica a livello internazionale, dando un contributo fondamentale alla definizione del modello “toscano” sull’evoluzione del popolamento post-classico e mostrando la storia della collina fatta di una lunghissima sequenza archeologica. Si tratta, infatti, di oltre otto secoli, con la successione di una serie di realtà insediative a partire dalla metà del V secolo, mutate ed evolute nel tempo sino ad arrivare alla “quasi città” di Poggio Bonizio” (1155-1270) ed alla breve ricostruzione nel 1313 ad opera dell'imperatore Arrigo VII.  Fra i ritrovamenti il villaggio di IX-X secolo da cui si è generata l’idea di una sua ricostruzione in scala reale (l’Archeodromo).

«Ci atteniamo il più possibile alla Convenzione di Faro – dice il Sindaco David Bussagli - firmata dall'Italia nel 2013 e ai valori che mette al centro. Chiama infatti le popolazioni a svolgere un ruolo attivo nel riconoscimento dei valori dell’eredità culturale e invita a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni. Sono definite comunità di eredità, costituite da insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici dell’eredità culturale, che desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future».

«A Poggibonsi la ricerca archeologica, e il saperla raccontare, rappresentano un valore aggiunto. Dopo sette anni dall’interruzione – dice Berti – vogliamo far ripartire l’azione di indagine, sempre in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena, che in particolare riguarderà Poggio Bonizio. Il tutto, accanto e insieme alla progettualità che riguarda l’Archeodromo in un’ottica di ulteriore valorizzazione».

Pubblicato il 2 gennaio 2017

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