Viaggio in Terra Santa per conoscere meglio se stessi. Il racconto di Antonio, prima parte

Difficilmente si pensa a un viaggio nel senso lato del termine; non c'è solo l'aspetto ludico o amoroso, ma anche uno più profondo e misterioso che fa parte della natura dell'uomo: il conoscere meglio se stessi. Sì, perché anche i viaggi hanno lo straordinario potere di scavare dentro di noi e sradicare quello che nascondiamo nel profondo

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Anotonio ha ventiquattro anni ed è di Colle di Val d'Elsa. Da credente, fa parte di un'attiva comunità Salesiana che ha deciso di organizzare un viaggio in Terra Santa. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza:

«Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda(Italo Calvino). Spesso il termine "viaggiare" viene usato dai giovani come sinonimo di "vacanza dedita al divertimento": vengono scelte mete turistiche famose dove, se si viaggia in un gruppo di amici, ci siano locali e luoghi giovanili per lo spasso e il piacere oppure, se si viaggia in coppia, città note per il loro romanticismo (e qualche volta ci scappa anche una visita a musei e altri luoghi di cultura).
Difficilmente si pensa a un viaggio nel senso lato del termine; non c'è solo l'aspetto ludico o amoroso, ma anche uno più profondo e misterioso che fa parte della natura dell'uomo: il conoscere meglio se stessi. Sì, perché anche i viaggi hanno lo straordinario potere di scavare dentro di noi e sradicare quello che nascondiamo nel profondo, bello o brutto che sia.

Così è stata questa mia esperienza vissuta nei luoghi comunemente conosciuti come "Terra Santa" dal 23 dicembre al 1 gennaio del nuovo anno (in vacanze particolari per via della festa del Natale; come detto da una mia amica "andiamo a casa del festeggiato"). Dopo un anno di preparazione sui luoghi da visitare, ricerca per sostenere le spese, di desiderosa attesa e anche di rimandi (sì perché il viaggio era in origine fissato per il mese di agosto, ma rimandato per i gravi conflitti che erano esplosi durante l'estate) siamo finalmente riusciti a partire per passare un caratteristico periodo dell'anno in un luogo speciale.
Il tutto non arrangiato da noi ragazzi, ma organizzato fin nei minimi dettagli da alcuni sacerdoti Salesiani per i giovani dai 19 ai 30 anni degli oratori Salesiani dell'Italia centrale (la cui Circoscrizione comprende ben sette regioni: Liguria, Toscana, Sardegna, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo), di cui la parrocchia di S.Agostino di Colle Val d'Elsa fa parte.
E alla fine siamo partiti in 50 (tra cui tre sacerdoti, quattro suore, una famiglia e il resto giovani).

Per la durata del viaggio abbiamo alloggiato in due Istituti di suore Salesiane: per i primi tre giorni a Nazareth, al nord dello stato di Israele nella vecchia regione della Galilea, mentre per i restanti a Gerusalemme, al sud nella vecchia regione di Giuda, situata vicino al confine con la Palestina. Anche se la sistemazione era alla mano visto il numero dei partecipanti, non ci hanno mai fatto mancare nulla, anzi ci hanno fatto sempre sentire a casa, ben accolti e serviti con il sorriso sulle labbra. Sentire poi la loro testimonianza su quello che fanno per i bambini e ragazzi in quella terra piena di tensioni, ci ha meravigliato ancora di più di come riescano a gestire tutto con pazienza e generosità. Da qui ci spostavamo la mattina a piedi o in bus per visitare i vari luoghi stabiliti, vicino o lontani, per ritornare poi la sera per la cena.

Tanti sono stati i luoghi visitati, esplorati, e contemplati, spiegatici dai sacerdoti che ci hanno fatto da guida in modo eccellente (avendo studiato per quattro anni a Gerusalemme, molte cose le avevano approfondite sul campo): dal lago di Tiberiade con le varie città che le stanno attorno a Nazareth e Cana; da Betlemme a Betania; dallo sterminato deserto di Giuda a tutta quanta Gerusalemme.
Una delle cose più emozionanti per tutto il gruppo è stata sicuramente l'aver toccato, l'aver messo piede nei luoghi che hanno visto passare e sentito la voce di Gesù Cristo. Ci siamo resi conto più concretamente, leggendo i passi dei Vangeli inerenti al posto dove ci trovavamo, di come certe cose possono essere avvenute, abbiamo capito meglio alcuni modi di dire e i sensi di alcune parabole, abbiamo ripercorso con la mente determinate situazioni di episodi più famosi.

Questa è stata la sensazione più bella e serena: avere davanti agli occhi quello che durante l'anno leggiamo e sentiamo dalla Bibbia; l'inchiostro che finalmente trova forma non più nei pensieri, ma sulle rocce, per le strade, sulle sponde delle acque e nelle chiese (monumenti che già dal IV secolo testimoniano i fatti che lì sono accaduti). Ovviamente ricordandoci sempre, come ci ha raccomandato una suora di Nazareth, che "in Terra Santa non si viene con il centimetro, ma con la fede"; non è solo importante il sito e l'esatta posizione delle vicende, ma quello che si trasmettono».

 

 

Pubblicato il 26 gennaio 2015

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