Viaggio in Terra Santa per conoscere meglio se stessi. Il racconto di Antonio, seconda parte

Ogni luogo, grande o ristretto che sia, non è sfuggito alla sensibilità di ciascuno, ma è ovvio che alla fine solo qualcuno di essi suscita in ognuno di noi qualcosa di speciale, a seconda della nostra vita quotidiana e della situazione personale che stiamo passando. Personalmente, due sono stati i luoghi che mi hanno ''parlato'' di più

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Antonio ha cominciato a dirci del suo viaggio in Terra Santa, avvenuto quest'anno sotto le feste natalizie (per leggere la prima parte clicca qui). Ecco il seguito di quello che ci ha raccontato:

«Ogni luogo, grande o ristretto che sia, non è sfuggito alla sensibilità di ciascuno, ma è ovvio che alla fine solo qualcuno di essi suscita in ognuno di noi qualcosa di speciale, a seconda della nostra vita quotidiana e della situazione personale che stiamo passando.
Personalmente, due sono stati i luoghi che mi hanno "parlato" di più: il primo è il lago di Tiberiade, il secondo l'orto del Getsemani con la relativa Basilica; una cosa che gli accomuna è vedere in essi l'immensa umanità che possedeva Gesù di Nazareth. Nel primo ho immaginato Lui che conversava con i suoi discepoli, che guariva le persone malate, che parlava e insegnava a coloro che lo cercavano, seduto in mezzo al loro sul monte o sulla riva o ospitato in qualche casa; e perché no, magari quando era con i suoi amici più stretti si metteva pure a parlare delle piccole cose del quotidiano, forse addirittura a scherzare con loro. Un Dio che, da quanto ci vuole bene, non ha avuto paura di mischiarsi con gli uomini, che addirittura si è fatto lui stesso uomo per capire, condividere, aiutare e incoraggiare ciò che lui stesso ha creato.

Un Dio che si è infine sacrificato per tutti noi per donarci qualcosa che va al di là del nostro potere. Questo mi ricorda il secondo luogo, dove Gesù ha pianto, sudato, lottato interiormente contro un'atroce contraddizione: sapendo che avrebbe sofferto e sarebbe morto ingiustamente, il Figlio non ha esitato a compiere il volere del Padre. Questo deve farci riflettere sulle scelte che noi facciamo ogni giorno della nostra vita, che vanno ad influire non solo su noi stessi ma anche sulle altre persone, che possono arrecargli il bene e il male; dobbiamo sempre soffermarci davanti ai nostri bivi e scegliere tra "ciò che è giusto e ciò che è facile"
Inoltre mi (e ci) ricorda che ognuno di noi ha un obiettivo nella vita, una missione personale che solo noi possiamo compiere perché fa parte del nostro io, della nostra piena essenza (come ha detto San Francesco di Sales «Non desiderate non essere ciò che siete, ma desiderate essere molto bene ciò che siete. Andate sempre di bene in meglio sulla strada nella quale siete. Abbiate pazienza di camminare a passettini finché non abbiate gambe per correre, o piuttosto ali per volare».); ciò non significa che la vita non sarà dolora e tutta in discesa, anzi, ma che comunque vada, se la affrontiamo con coraggio e determinazione, ci renderà molto felici, perché avremmo realizzato noi stessi e di sicuro aiutato gli altri. E questo, per un cristiano, non può che essere un motivo sufficiente per vivere nella Gioia: sapere che c'è Dio, che cammina sempre con noi e che ci starà fino alla fine (e anche dopo!).

Certo non ci sono sfuggite le sofferenze radicate nell'attuale stato di Israele. Un paese che ha un passato turbolento, costruito su tutto fuorché sulla giustizia e sul rispetto (seppur apparente) verso chi segue religioni diverse e ha origini diverse, con rigidi controlli per paura che qualcuno invada la propria libertà acquisita dopo sforzi. Anche se è un paese abituato alla differenza culturale, dove le molteplici tradizioni si mescolano insieme come i colori dell'arcobaleno, netta è la loro divisione e netto il loro contrasto. Una convivenza che esiste sopra uno strato sempre acceso di tensione (l'attraversare il muro che separa Israele dalla Palestina per andare a Betlemme ne è stata la prova).
Bella cosa sarebbe se un giorno, come la città di Gerusalemme che unisce sotto lo stesso cielo le tre religioni monoteiste, anche i nostri cuori si potessero riunire, con le loro differenze, in un'unica pacifica e serena convivenza.

E infine, dopo questa breve ma intensissima esperienza, ci aspettava il ritorno, ognuno alle nostre città. Vivere questa esperienza con ragazzi della tua età, guidato da sacerdoti che hanno illustrato i luoghi e animato le riflessioni ottimamente, sempre a disposizione (così come le suore) per confrontarci e dialogare su ciò che ci incuriosiva e ci suggerivano i posti visti, ha reso questo viaggio veramente indimenticabile.
In verità all'inizio non avevo una ragione ben precisa e delineata del perché volessi partire per questa terra, anche se tanta era la mia motivazione. Solo alla fine l'ho capita (forse). E spero veramente che questi dieci giorni si mantengano sempre vivi dentro il mio cuore e la mia mente, fortificando ciò che deve essere reso più saldo e guidandomi con convinzione verso ciò che mi renderà me stesso.
Non è stato solo un semplice giro turistico (certo, non sono mancate le foto e i souvenir da portare a casa), ma un vero e proprio Viaggio con la V maiuscola. E te ne accorgi soprattutto perché, una volta tornato, vuoi condividere con i tuoi amici, la tua famiglia e chiunque voglia quello che tu hai visto, sentito, provato».
 

 

Pubblicato il 26 gennaio 2015

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