Vienna nel ricordo di Chiara: «Una delle città del nord europeo in cui o sei parte integrante della sua vita lavorativa, o potresti ammalarti di solitudine ed emarginazione»

Sono andata all'estero alla fine della mia triennale con l'Erasmus. Mi sono laureata poi in Economia all'Università di Siena. La mia esperienza all'estero si è svolta in Austria, a Vienna per l'esattezza. Vivevo in un ostello. Non è stato un periodo facilissimo, ma sicuramente il periodo che mi ha cambiato maggiormente

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Sono andata all'estero alla fine della mia triennale con l'Erasmus. Mi sono laureata poi in Economia all'Università di Siena. La mia esperienza all'estero si è svolta in Austria, a Vienna per l'esattezza. Vivevo in un ostello. Non è stato un periodo facilissimo, ma sicuramente il periodo che mi ha cambiato maggiormente. Il mio professore italiano mi consigliò Vienna perché lì aveva un collega che avrebbe potuto aiutarmi con la mia tesi triennale. Sono partita perché da sempre sognavo di vivere all'estero. Non a caso avevo scelto di laurearmi in Economia delle Istituzioni Internazionali. Non conoscevo davvero nessuno né in Austria, né a Vienna ed era la prima volta che entravo in quel Paese. Era anche la prima volta che andavo ad abitare lontano dalla mia famiglia, dal mio ragazzo, dai miei amici, dalla mia Colle.
Sono stata in Austria a fine 2008/inizio 2009 per quattro mesi. Dopo essere tornata, mi sono laureata in Economia all'Università di Siena, e poi sono subito partita per andare a fare la magistrale a Pavia. E infine adesso mi trovo a fare il dottorato a Milano.
 

 


La cosa di cui più mi sono pentita nella mia esperienza riguarda ciò che non ho fatto prima di partire. Ho aspettato fino a luglio prima di cercare a casa, nonostante fossi a conoscenza della partenza da aprile. A luglio le residenze studentesche migliori sono esaurite, e non riuscii a trovare di meglio che un ostello all'estrema periferia sud-occidentale di Vienna.
Dopo una cena con gli amici, partii, accompagnata con l'auto dai miei genitori. Incontrai subito il professore che mi avrebbe seguita nella ricerca per la tesi triennale. E da subito iniziai anche a sistemare la parte burocratica, impressionata dall'efficienza austriaca.

 

 

 

 

 

 

 

 


Ho conosciuto soltanto un italiano durante quei quattro mesi. Vienna è la porta d'Oriente dell'Europa occidentale.
Quando sono entrata nello studio del professore che mi avrebbe seguita nella ricerca, mi sono chiesta se fosse una sala conferenze. Tavolino da fumo e divani in pelle, frutta fresca da poter offrire agli studenti. Scrivania, lavagna. Mi hanno spiegato che le cose funzionano in maniera completamente diversa, molto più gerarchica. Un professore ordinario e un vice che si occupano dell'organizzazione del Dipartimento insieme alla segretaria-portinaia. Il resto, ricercatori, finanziati o meno dal settore pubblico.

Pochi giorni dopo essere arrivata e averlo conosciuto, il professore mi ha invitata per un tè sul divanetto del suo studio, e mi ha dato l'opportunità insieme ad altri 9 ragazzi di scegliere tra alcune tematiche di ricerca da lui proposte. Avremmo lavorato in coppie per tematica. Un ragazzo di Vienna che tutt'ora ho amico su Facebook ha accettato di lavorare con me. Non l'ho più visto da quel giorno. D'altronde mi spiegò fin da subito che a Vienna gli studenti universitari sono in gran parte lavoratori e che è veramente difficile organizzarsi per gruppi studio. Compresi quindi che avrei lavorato autonomamente. Non era il genere di situazione in cui potevi andare a riferire al professore che non era possibile portare a termine il compito nel modo in cui lui lo aveva assegnato. Non era l'Università italiana, ognuno aveva capito cosa doveva fare con i mezzi che aveva a disposizione, tra i quali un compagno di lavoro inesistente.

 

 

 


La vita austriaca è molto ordinata. Dal lunedi al venerdì, alle 7 e alle 18 la metropolitana è piena di persone silenziose che leggono il loro giornale, spesso quello gratuito della città disponibile in ogni angolo. Nelle altre ore, poche persone, per lo più studenti, pensionati, tossici. Alcune sere, a Vienna, capita di vedere ricche coppie di cinquantenni/sessantenni in vestito da sera che alle 11 tornano dall'opera lirica o teatrale. Dal venerdì sera alla domenica pomeriggio è lo sfascio per tutti. Quella città così ordinata, impeccabile durante la settimana, diventa rumorosa e popolata da grandi bevitori.

Vienna è molto segmentata socialmente. Nel Museums Quartier si respira aria di internazionalizzazione, ma nella periferia, nei quartieri residenziali, non parlare tedesco significa essere derisi, dal panaio al macellaio. Vienna è bellissima nella sua parte turistica, prevalentemente centrale. Ma ha, come ogni città, anche le sue zone grigie. C'è una parte di Vienna, tuttavia, che sembra non appartenerle in alcun modo, ed è quella della UNO city, ipermoderna.
Oggi, dopo 7 anni da quell'esperienza, tornerei a lavorare lì a un solo patto: abitare in centro, avere un buon reddito e un lavoro coinvolgente. E' una delle città del nord europeo in cui o sei parte integrante della sua vita lavorativa, o potresti ammalarti di solitudine ed emarginazione.

Chiara Punzo

Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

 

 

Pubblicato il 6 ottobre 2014 (modifica il 16 giugno 2016 | 15:55 )

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