Uscendo dal centro urbano, da via S. Caterina, in fondo sulla destra, una strada a sterro, ripida e tortuosa, conduce al castello di Badia, mentre procedendo per la provinciale di S. Lucchese, dopo Km. 1, sulla sinistra, vi sono due strade: una asfaltata ma chiusa al traffico automobilistico, che porta alla Fonte delle Fate, più oltre, una seconda, conduce alla fortezza di Poggiobonizio. A destra il bivio per il complesso architettonico della basilica e del convento di S. Lucchese.
Il Castello di Badia nacque probabilmente durante le invasioni barbariche come luogo di difesa per le popolazioni locali. Il primo documento è del 25 Luglio 983: riguarda la donazione di questo Castello, delI'annessa chiesa di S. Michele e di numerose altre proprietà, fatta da Ugo, conte di Toscana, all'abate Bononio dei monaci camaldolesi. Da allora si chiamerà Badia di S. Michele a Poggio Marturi, da non confondere con la Pieve di Borgo Marturi che si trovava in Poggibonsi al posto dell'attuale propositura di S. Maria Assunta.
Nel 1009 il successore di Ugo, certo Bonifazio, cacciò l'abate ed i monaci e vi stabilì la propria corte. Successivamente Bonifazio, pentitosi, nel 1018 richiamò i monaci ed il cenobio riacquistò l'antico splendore.
I benedettini rimasero fino al 1445, anno in cui il Pontefice Eugenio IV, con bolla del 22 novembre, cedette la Badia alle monache, di Santa Brigida del convento del Paradiso in Firenze.
Il 15 maggio 1734 Papa Clemente XII soppresse l'ordine delle brigidiane e la Badia venne ceduta all'Ospedale fiorentino di S. Bonifazio ma, causa il pessimo stato di conservazione, fu venduta al Sig. Clemente Casini di Poggibonsi, che a sua volta la cedette al Sig. Galli-Dunn che ne riedificò le mura e la restaurò come oggi si vede.
Dell'antico monastero rimane solo il chiostro del sec. XI, visibile nella parte del Castello volta a Sud. Il ricordo più prezioso della Badia di S. Michele a Marturi è il "Breviario di Poggibonsi" del sec. XI che si trova nella sala d'esposizione della biblioteca Laurenziana a Firenze, fra gli incunaboli dell'arte in miniatura.
Fu composto nel monastero da certo abate Giovanni (fine sec. XI inizi sec. XII) che ne fu il miniatore e, quasi certamente, I'elegante scrittore. Questi governò nei primi decenni del sec. XII il suddetto monastero. Fu uomo di grande talento, dotato di eccezionali qualità artistiche e cultore di tutte le arti.
Il breviario è un'opera notevole. Nonostante siano trascorsi più di otto secoli i colori e la doratura delle miniature non hanno perso nulla della loro freschezza e vivacità.
Fra le miniature le più importanti sono tre: la prima mostra il monaco Giovanni, con barba e chioma tosate, inginocchiato davanti alla Vergine che tiene fra le braccia il Bambino Gesù. Veste una tunica bianca con sopra una cocolla violacea e porta calzari rossi. Intorno alla testa si leggono parole che possono essere considerate come la sua firma.
La seconda miniatura è apposta alI'iniziale D del salmo che comincia con "Dixit Dominus". In un riquadro riccamente ornato e su fondo oro è delineata una mezza figura del re David con in testa una corona gigliata. Tiene nella mano sinistra un rotolo ed alza la destra in atto di parlare.
La terza rappresenta il Cristo confitto sulla croce con quattro chiodi, come d'uso nella chiesa primitiva. Questa figura colpisce per la grandezza smisurata e la dolcezza del volto del Salvatore. Ai lati stanno Maria e Giovanni, in alto, sopra ciascun braccio della croce, due angioli ad ali aperte in atto di ammirazione e di compianto.




La Fonte delle Fate


La "Fonte di Valle Piatta", detta comunemente "Fonte delle Fate", fu disegnata e costruita, nel sec.XIII, da Balugano da Crema. L'opera, di tipo senese, è formata da sei arcate a doppio sesto acuto e da una galleria che inoltrandosi per m.180 alI'interno della collina raccoglie gli stillicidi. Questa fontana è l'unica opera architettonica rimasta a testimoniare l'antico splendore del Castello di Poggiobonizio.

Proseguendo per la stessa provinciale, dopo pochi metri, si entra in una strada che conduce alla Fortezza di Poggiobonizio, imponente opera del sec. XV in mattoni e blocchi di travertino. L'idea di questa costruzione sembra essere maturata in Lorenzo il Magnifico, al tempo della guerra contro Alfonso d'Aragona, come premessa per una nuova fondazione urbana. Alla fortificazione si lavorava già nel 1488 e sembra che fosse capomastro Giuliano da Sangallo, mentre è certo che a partire dal 1495 fu chiamato, come sovrintendente ai lavori, Antonio da Sangallo il Vecchio.
La città ideata dal Magnifico non ebbe vita perchè, dopo la caduta di Siena, il luogo perse ogni importanza strategica. Oggi rimane la fortezza (a forma rettangolare, che occupa lo sperone orientale della collina) e parte delle mura (destinate a cingere la città fortificata e dove sono inseriti i bastioni ed alcune porte) che insieme rappresentano la meta esatta della figura di una gigantesca aquila. Nonostante lo stato di abbandono le mura danno una chiara idea della grandiosità delI'impianto. Interessante una elegante porticina situata sull'estrema punta volta ad est.