Il Convento di S. Lucchese


Menzione particolare merita il complesso architettonico della basilica e del convento di S. Lucchese.
San Francesco, durante i suoi viaggi in Val d'Elsa, giunse anche a Poggibonsi. La prima volta fu nell'autunno del 1212: la sua parola ed il suo esempio suscitarono un tale fascino che molti avrebbero voluto seguirlo lasciando famiglia e lavoro. Fra questi vi fu certamente un ricco mercante di Poggiobonizio: Lucchese. San Francesco invece esortò tutti a rimanere nelI'ambito del focolare domestico. Quando nel 1221 ritornò volle insegnare come si poteva essere religiosi senza estraniarsi dal mondo. Vestì Lucchese con l'abito di terziario francescano, il quale restò con la moglie Bona a dare testimonianza di povertà e amore ai suoi concittadini.
Quasi sicuramente nel 1250 Lucchese moriva in santità e venne sepolto nella chiesa romanica di S. Maria a Camaldo, intorno alla quale fervevano i lavori per la costruzione della nuova Basilica dedicata prima a San Francesco e verso il 1300 a San Lucchese.
Essa incorporò la suddetta chiesa romanica le cui tracce, visibili dal cimitero adiacente la Basilica, sono il bel portale di foggia pisana sormontato da un rosone richiuso. Portale e rosone sono separati dal tetto del chiostro, nel quale sono raccolti stemmi, capitelli ed altri reperti provenienti da Poggiobonizio.
Da una iscrizione sull'esterno della parete sinistra della chiesa, sembra che l'architetto sia stato un certo "Magister Nicholettus" che la portò a termine nel 1252. Lo stile è il tipico gotico francescano. La costruzione è a croce latina e nel suo insieme grandiosa.
La navata principale, compreso il presbiterio, misura m. 50, il braccio trasversale, comprese le cappelle, m. 30 ed è alta m.18. Riceve luce dall'occhio della facciata, da sette monofore gotiche laterali e da cinque bifore di altrettante cappelle presbiteriali. Il tetto della navata principale è a capriate e ha la forma di una carena rovesciata; mentre nella parte absidale c'è l'uso indifferenziato dell'arco a sesto acuto e dell'arco a tutto sesto con volte a crocera.
Entrando, a sinistra si trova un altare con dossale in terracotta policroma, che presenta al centro la Madonna con Bambino ed ai lati San Francesco e S. Antonio da Padova, che reca in mano la fiaccola di dottore della Chiesa. Nella lunetta in alto è l'Incoronazione della Vergine e nel gradino l'Annunciazione e gli stemmi delle famiglie Segni e Squarcialupi. Il lavoro fu eseguito nel 1514 da Giovanni della Robbia.



Altare


Più avanti un affresco di Bartolo di Fredi (Siena, 1330-1410): raffigura un'opera di misericordia di S. Nicola, Vescovo di Bari. Il Santo è rappresentato mentre getta da una finestra, all'interno di una camera, tre borse di denaro come dote a tre giovani donne che, causa la povertà, non potevano sposarsi e che, nel dipinto, si vedono giacenti nel letto.
Nella cappella del transetto di sinistra sono conservate, in una urna dietro l'altare, le spoglie di San Lucchese. Le pareti dell'imbotte sono affrescate da Cennino Cennini (Colle Val d'Elsa, fine XIV inizi XV sec.) e da Taddeo Gaddi (Firenze, 1290-1336). Al di fuori dell'arco sono dipinte le allegorie delle quattro virtù cardinali: Giustizia, Prudenza, Temperanza e Fortezza. Nella superficie interna, prossima alla volta, le tre storie dette di "Santo Stefano".



Le pareti dell'imbotte


Nella prima, dall'alto, è raffigurata la nascita di S. Stefano. Nella seconda, il Santo portato via dai demoni i quali, per ingannare la nutrice, mettono nella culla un demonietto fasciato da bambino. Nella terza, il ritrovamento di S. Stefano, allattato da una cerva. Gli affreschi sono di Cennino Cennini che in una sua monografia sul modo di pitturare prende come esempio questo lavoro. ln alto, al centro, tre figure che, sembra, rappresentino le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Nel giro dell'arco minore, sul davanti, si possono vedere: S. Agostino Vescovo, San Francesco e in alto i profeti Isaia e Geremia. Entro la volta, San Giovanni Battista e Santa Caterina D'Alessandria e sopra, in mezze figure, i dodici Apostoli.
Le pareti e le volte della cappella, affrescate nel 1910 dal senese Arturo Viligiardi, raccontano episodi della vita del Santo. Da sinistra, San Francesco veste, con l'abito del terz'ordine, Lucchese e Bonadonna, poi, Lucchese che ridona i sensi della parola e della vista ad un giovane, che li aveva perduti mentre derideva il Santo che si era caricato sulle spalle un ammalato per portarlo in Ospedale ed ancora l'estasi di San Lucchese fra lo stupore dei frati.
Infine l'episodio, tipicamente medievale, della prova del fuoco: correva l'anno 1273 e Papa Gregorio X da Roma si recò a Lione per il Concilio. Transitando per la via Francigena sostò a Poggibonsi ospite dei frati del convento di San Lucchese. Per dimostrare quali capacità avesse il Santo di compiere miracoli fu gettata la sua testa in un bracere ardente. Questa balzò per tre volte come cosa viva, fino a giungere ai piedi del Pontefice.
La cancellata, del 1905, fu eseguita dall'artigiano poggibonsese Pietro Barucci. La mensa delI'altare maggiore, con fregio di foglie d'acanto, è del 1300. Nel transetto di destra una cappella, in stile barocco, custodisce il corpo di San Felice martire, soldato imperiale. Vi si trova anche un pregevole quadro del sec. XVIII, opera del pittore romano Pompeo Batoni: rappresenta la Madonna del Buon Consiglio.
Una sosta nella sacrestia, la cui porta si apre sotto il presbiterio, a sinistra, scendendo 4 scalini. All'interno il soffitto con archi e volte rinascimentali. In essa è conservata l'opera artistica più preziosa della basilica: armadi e bancone centrale del 1335 che recano 17 figure ed altri ornamenti fra intagli e trafori su tavole di noce attribuite alla scuola di Duccio di Buoninsegna. Due statuette in legno dorato del 1600 rappresentanti S. Pietro e Gesù risorto. Vi sono anche preziosi paramenti di broccato e damasco dei sec. XVI e XVII.
Fino al 1800 c'erano pure 13 corali con preziose miniature, passati alla Cattedrale di Colle Val d'Elsa. Quattro calici, una patena ed un cucchiaio per la comunione, di origine longobarda, ritrovati nel 1962, sono provvisoriamente nella Pinacoteca di Siena.
Rientrati in chiesa, lungo la parete, sempre dalla parte della sacrestia, ancora un affresco di Bartolo di Fredi: rappresenta il martirio, sulla croce di Sant'Andrea in Petra D'Acaia alla presenza del proconsole Egea. In alto, in una lunetta affrescata da ignoto nel 1300, è rappresentata "La Madonna della rondine" con Sant'Antonio abate e S. Cristoforo.
Nel tardo pomeriggio del 9 luglio 1944 un intenso cannoneggiamento alleato colpì la basilica, che prese fuoco. Le fiamme si arrestarono davanti alla cappella, che custodisce il corpo del Santo, e davanti alla porta della sacrestia, dov'è la sua più antica immagine. Nell'incendio andarono distrutte numerose opere d'arte:
1) Sull'altare, a destra entrando, la tavola "Noli me tangere". L'opera, eseguita nel 1515 e giudicata di suprema bellezza e dolcezza, era attribuita a Raffaellino Carli, detto il pittore del Garbo. Rappresentava Gesù, sotto l'apparenza di giardiniere, dinanzi alla Maddalena. E' stata sostituita da una riproduzione del Prof. Puccioni.
2) Il Crocifisso delI'altare maggiore in legno policromo del 1400. Sostituito da uno in bronzo, copia di quello del Giambologna che si trova a Firenze nella chiesa della S.S. Annunziata.
3) Il coro del 1400 con banchi e dossali finemente intarsiati. Quello attuale, in noce, è del 1962.
4) Il trittico dell'altare maggiore, attribuito a Taddeo Gaddi (sec. XIV). Il dipinto, a tempera con sfondo a sfoglia d'oro, rappresentava l'incoronazione della Vergine con ai lati, quattro figure di santi.
5) Madonna con il Bambino in legno policromo (sec. XV), attribuita ad Jacopo della Quercia. Era situata sull'altare del S.S. Sacramento.
6) Pulpito in noce, del 1400, ricco di finissimi intagli.
7) La cantoria e la mostra dell'organo del 1690, posta all'interno, sopra la porta principaIe, ornata con fregi in oro e figure. Sorretta da sette mensole, occupava tutta la parete.
Il convento, fondato dallo stesso San Francesco, è attiguo alla Basilica e vi si accede da una porta situata a metà circa della parete destra. Nel 1213 il Comune di Poggibonsi regalò al Santo due piccole case come dimora per i frati. Dal loro ampliamento nacque il convento che fu tenuto dai frati conventuali fino al 1404, anno in cui passò ai Minori dell'Osservanza, che vi rimasero fino al 1810, anno della soppressione Napoleonica.
Dal 1810 al 1814 vi risiedette un religioso con mansioni di custode. Nel 1814 divenne parrocchia ed il primo parroco fu il Rev. Mangani di Poggibonsi. Nel 1925 furono reintegrati i frati Minori che ancora lo tengono.
Nel chiostro si vedono lunette affrescate da Nicomede Ferrucci, risalgono al 1600 e rappresentano scene della vita di San Francesco. Sempre nel chiostro si apre sia l'Aula Capitolare, con bifore, soffitto a cassettone (sec. XV) ed una tela di Sebastiano Tani (1606), che l'antico refettorio.
Quest'ultimo, con soffitto a volta ed archi (sec.XV), conserva il capolavoro di Gerino da Pistoia. E' un grande affresco datato 1513 e rappresenta la moltiplicazione dei pani. Nel fanciullo che porge i pesci a Gesù, la tradizione ha voluto riconoscere San Marziale, evangelizzatore della Val D'Elsa e poi vescovo di Limoges in Francia. In fondo al refettorio un lavabo in pietra con motivi floreali, del 1400. Sul lato esterno vi è un loggiato del sec. XV, con colonne sormontate da capitelli di originale varietà.

Dalla strada a sterro che costeggia il muro del piccolo cimitero, adiacente alla Basilica, si giunge, dopo circa Km. 2, alla chiesetta romanica di S. Lorenzo in Pian dei Campi. Uno degli edifici religiosi romanici anticamente soggetti alla giurisdizione della Pieve di Marturi. E' formato da un'unica navatella rettangolare con abside. Il paramento murario è a piccole bozze di travertino. L'interno prende luce da una monofora posta sopra il portale e da due finestrelle che si aprono sul lato sinistro dell'edificio.
Di particolare rilievo un affresco, di Pier Francesco Fiorentino (sec. XV) che rappresenta la Madonna con il Bambino che sorregge un frutto di melograno. Ai lati figure di San Lorenzo e San Sebastiano.



La Madonna con il Bambino


Questa piccola chiesa è importante perchè, secondo la tradizione popolare, qui avvenne l'incontro fra San Francesco e San Lucchese.
Nell'anno 1479 nel Pian dei Campi si svolse la battaglia fra le schiere senesi e fiorentine, raffigurata in un affresco della sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena. Da questa zona è visibile l'antico castello della Rocchetta, che nella seconda metà del 1300 fu dimora del capitano inglese John Hawkwood, mercenario al servizio della Repubblica Fiorentina e meglio conosciuto col nome di Giovanni Acuto.