Ritornando verso Poggibonsi, al bivio si svolta a sinistra e più avanti se ne trova un altro da cui si accede alla strada per Poggi di Villore.
In questo luogo esiste una chiesetta romanica dedicata a S. Giusto (sec. XII). Vi si custodiva una tempera su tavola attribuita a Lorenzo di Bicci (Firenze 1368 - Arezzo 1452) e rappresenta la Madonna col Bambino circondata da Santi. Attualmente è nel museo d'arte sacra in Colle Val d'Elsa.



Madonna col Bambino


Nei caseggiati contermini resti di fortilizzi medievali. Altre tracce di questi anche in località S. Fabiano, ubicata nelle alture di fronte a Poggi di Villore.
Proseguendo per la stessa strada, in direzione di Siena, si giunge in località Lecchi e poi alla frazione di Staggia Senese.

Sulle colline, nei pressi di Poggibonsi, si trova la chiesa di S. Andrea a Papaiano che è menzionata per la prima volta nell'elenco dei beni immobili dell'atto di donazione che Ugo, conte di Toscana, fece a favore di Bononio, abate del Monastero di Poggio Marturi, nell'anno 983.
A questo periodo si può far risalire il basamento dell'edificio, mentre il paramento murario è databile attorno al sec. X con aggiunte recenti dovute a restauri. L'esterno è formato da bozze regolari di arenaria e così pure gli stipiti del portale su cui poggia l'architrave. Su questo gira un archivolto a tutto sesto sulla cui verticale si apre una bifora con colonnina centrale.
La chiesa consta di una navata unica, con tre cappelle absidali, delle quali notevole la centrale; quella di destra è stata in parte demolita ed in parte incorporata in una abitazione adiacente; quella di sinistra, facilmente recuperabile, funge da sacrestia.
Il tetto è a capriate. L'interno prende luce dalla bifora della facciata, da tre finestre a doppio strombo che si aprono nell'abside e da altre sei delle pareti laterali. Il transetto, leggermente rialzato rispetto al restante corpo della chiesa, presenta ai lati due archi rimurati, dai quali si accedeva alle cappelle laterali.
Notevole un affresco del XV sec. di Scuola Fiorentina: rappresenta la Madonna e Bambino in trono con ai lati S. Bartolomeo, S. Andrea Apostolo, S. Lorenzo e S. Antonio Abate.



Affresco di Scuola Fiorentina


Vi si trova, inoltre, una Sacra Famiglia in ceramica policroma del 1700, probabilmente fiorentina, che è circondata da un affresco della stessa epoca rappresentante S. Rocco, protettore degIi appestati. "La prima cosa che colpisce nelle chiese romaniche è la essenzialità e la compattezza che rispecchiano in modo perfetto la mentalità di un'epoca".

Queste caratteristiche sono evidenti nella Pieve romanica di S. Pietro a Cedda, che incontriamo a circa Km. 6 da Poggibonsi se, percorrendo la Cassia verso Firenze, in località "Cima ai Mori" s'imbocca a destra la strada per Castellina in Chianti.



Pieve romanica di S. Pietro a Cedda


Un tempo compresa nel piviere di S. Agnese, questa chiesa, che sulla destra è affiancata da una poderosa torre campanaria, è da molti ritenuta fra le più belle costruzioni romaniche della Val D'Elsa. L'edificio, ad una sola navata rettangolare con tetto a cavalletti ed abside, è di notevoli dimensioni (m. 29x9) per le chiese del suo genere.
All'interno si accede unicamente per il portale della facciata, formato da stipiti in bozze squadrate di arenaria su cui poggia un architrave monolitico dove è scolpita una svariata gamma di motivi decorativi. Da sinistra a destra si legge: foglie di palma e rosette, una croce romanica, ancora foglie di palma e rosette, un'iscrizione leggibile solo in parte, infine, un'altra croce inscritta in un cerchio.
Lungo il perimetro dell'architrave corre una stupenda cornice a palmette, decorazione questa tipicamente orientale che si riscontra in certe chiese armene dell'VIII secolo.
Sopra l'architrave gira un archivolto a tutto sesto con cornice dell'estradosso riccamente decorata a motivi geometrici. L'interno è diviso in due parti quasi uguali da un arco trasversale sorretto ai lati da due semicolonne. Da queste corre per tutto il presbiterio, fino al principio dell'abside, un festone decorato sempre dalle solite palmette. La parte inferiore del festone è decorata con rosette, tipiche del romanico, che ha origine nel volterrano.
L'abside, senza dubbio la parte più bella dell'edificio, ha un cordulo con decorazioni varie: palme, rosette ed alcuni bassorilievi nei quali l'artista ha condensato sapientemente la pagina della Genesi che narra la caduta di Adamo ed Eva. La monofora, di rara bellezza, ha nel suo arco due angeli, alcune rosette, il pellicano e l'agnello di Dio ed i capitelli delle due semicolonne elegantissimi.
Sulla sinistra, un piccolo tabernacolo del 1000, a destra un altro del 1400 della scuola di Mino da Fiesole. L'architrave della porta interna di accesso al campanile è di una bellezza notevole. I motivi decorativi sono: l'acanto per sezioni (simbolo dell'immortalità), l'olivo rovesciato (simbolo della morte), la croce (simbolo della redenzione), il vaglio (simbolo del giudizio) e l'albero della vita.
La porta del campanile corrisponde ad un'altra esterna, forse retaggio della porta della morte degli Etruschi, tanto è vero che la decorazione rappresenta l'angelo della morte.
L'ornato delle semicolonne è ricchissimo; a parte le solite rosette e le foglie di acanto, ci presenta due giovani con ciocche d'uva, evidentemente, simbolo dell'Eucarestia.



Particolare delle semicolonne


Rimangono solo due resti di affreschi: uno bizzantino del 1200 raffigurante una Santa non identificata ed uno di scuola senese: la testa di S. Pietro titolare della chiesa.
L'esterno dell'abside oltre alle solite lombardesche, ha dei mascheroni di una singolare bellezza estetica (nonostante i danni subiti nelI'ultima guerra). L'artista, con originale capacità di sintesi, ha riassunto nei motivi decorativi di essa i temi sviluppati nell'interno.
Nella chiesa, fino a poco tempo fa, era custodito un trittico di scuola fiorentina, databile intorno al 1370 o al più lungo ai primi del 1400. La parte centrale raffigura la Madonna con Bambino, la pala, a sinistra di chi guarda, San Pietro e San Francesco, quella di destra San Paolo e Sant'Agostino (?); in alto, nei tondi laterali, l'Annunciazione, in quello centrale, Dio Padre.
Le attribuzioni sono incerte, la fototeca dell'istituto dell'Arte di Firenze assegna il dipinto ad Ambrogio dello Pseudo Baldese, ma ulteriori studi sembrano escluderlo. Lo stile è trecentesco con richiami al primo Angelico, secondo il Dal Poggetto. Le figure, particolarmente i volti e gli sguardi, sono di una espressione pittorica intensa e denotano un artista di valore. Trafugato dai ladri nella notte del 9 Giugno 1979, è stato recentemente recuperato e portato altrove per evidenti motivi di sicurezza. In chiesa esiste una riproduzione fotografica al naturale, opera di Damiano Dainelli.
Nel 1181 a Gaggiano, piccolo villaggio a mezzo chilometro da Cedda, nasce Lucchese da famiglia che forse possedeva appezzamenti di terra; uno anche oggi, da tempo immemorabile, è denominato "Podere San Lucchese". C'è chi vede, in un edificio colonico, adiacente al terreno, con tracce di costruzione medievale, la casa natale del Santo, il che è molto opinabile.
Da Cedda una bella strada panoramica sale fino a Castellina in Chianti attraverso la cipresseta, a generazione spontanea, di S. Agnese. E' una strada di curve che, ad ogni passo, offre scorci stupendi a chi non ha fretta: c'è tutta la Val d'Elsa e la Montagnola Senese, in un paesaggio che ricorda quelli del Ghirlandaio e di tanti sommi artisti del quattrocento senese.