Chi giunge in Val d'Elsa raramente si ferma a Poggibonsi per ammirare i tesori d'arte che ancora vi si trovano. Le guide parlano poco di questo centro conosciuto più per la laboriosità dei suoi abitanti che per la sua storia.
In realtà "Ci sono due Poggibonsi... c'è una Poggibonsi moderna, industriale e commerciale e c'è una Poggibonsi antica, storica ed artistica. La prima è un po' piatta e squallida veramente: ma ciò non ha grande importanza per chi partecipa alla sua vita attiva; la seconda è ridente, tranquilla, invitante al raccoglimento ed alla meditazione.
Le due Poggibonsi, tanto diverse, non si urtano a vicenda, convivono pacificamente anche perchè i loro domini sono ben separati: la più antica bisogna conquistarla salendo sulle alture vicine, la più moderna invece è a portata di mano, basta scendere dal treno".
Questo è il ritratto della nostra città lasciato dal giornalista Sandro Noci su "ll mattino delI'ltalia Centrale" del 16 Marzo 1950.



Poggibonsi: panorama


Dal punto di vista geologico, il territorio di Poggibonsi, si è formato nel terziario recente e soprattutto nel Pliocene. Il Comune ha una superficie di Kmq. 70.73, altitudine m.115 ed è posto fra 11 gradi 18' 20" long. Est e 43 gradi 28' 06" lat. Nord. Al 31 Dicembre 1982 la popolazione era di 26.473 abitanti, di cui 21.506 elettori; fa parte della provincia di Siena e della Diocesi di Colle Val d'Elsa.
I reperti di alcuni insediamenti umani sono preistorici (Neolitico), ma i più importanti risalgono all'epoca etrusco-romana. La toponomastica conserva tracce della presenza dell'uomo in epoca antica: se Talciona ci rimanda al mondo etrusco, i nomi di Megognano, Gavignano, Cedda, Cinciano, Sornano e Gaggiano sono di origine latina; la rete stradale ha la stessa origine.
Comunque il principale incremento dato all'espansione dei nuclei abitati avviene fra il X, I'XI e poi nel XII secolo quando Poggibonsi, in seguito ad una diramazione della via Francigena, si trovò direttamente inserito su questa fondamentale arteria stradale.
E proprio nel secolo X che si sviluppa il Borgo di Marte, detto in seguito Marturi, poi Borgo Vecchio, oggi Poggibonsi. Varie sono le opinioni degli storici intorno all'origine di Borgo Marturi: ormai sembra certa quella etrusca, anche se la leggenda lo vuole sorto per opera di alcuni soldati romani scampati alla disfatta di Catilina, avvenuta a Piteccio nel 62 avanti Cristo.
Attorno all'anno 1010 risale l'origine del Borgo di Camaldo, che si estendeva dalla Villa Pasquini fino alla chiesa di S. Maria a Camaldo, incorporata poi nella Basilica di San Lucchese, per giungere a comprendere forse anche alcune case coloniche che guardano Calcinaia.
Questi due Borghi insieme alla popolazione di Talciona, S. Agnese, Gavignano, Papaiano, S. Lorenzo in Pian dei Campi e Siena, con la protezione del conte Guido Guerra iniziarono nel 1155 (o 1156), su di un colle di notevole importanza strategica, la edificazione della città di Poggiobonizio (da Bonizzo Segni signore del luogo).



Borgo medievale


Questa superba città ghibellina che, secondo il Villani, era fra le più belle d'ltalia, visse per soli 115 anni: infatti, essendo di ostacolo all'espansione di Firenze, dopo alterne vicende, nel mese di novembre del 1270 venne conquistata e distrutta dalle armate napoletane e fiorentine, appoggiate da un forte contingente di soldati francesi e capitanate da Bertoldo Compagnoni e dal Duca di Monfort. Mentre i ricchi mercanti riuscirono a fuggire nottetempo, i meno facoltosi ed il popolo minuto non abbandonarono la città. I vincitori però obbligarono i vinti a scendere alle falde del poggio e ad amalgamarsi alla popolazione ancora residente nel Borgo Marturi. Dopo il 1270 questa terra cessò di essere conosciuta col nome di Marturi e Borgo Vecchio ed ereditando il nome dal "Nobile Castello" adottò quello di Poggibonsi che ancora mantiene.
La città trecentesca nata dall'ampliamento di Borgo Marturi aveva una cinta muraria lunga poco più di un chilometro, con 4 porte e 26 torri. La sua struttura urbana è ancora oggi rintracciabile almeno nelle linee fondamentali.
Con la pace di Fucecchio, del 12 Luglio 1293, Poggibonsi fu annessa al territorio fiorentino anche se non mancarono occasioni di rivolta. Così nel 1313, con la discesa in Italia dell'Imperatore EnricoVII di Lussemburgo, si tentò una riedificazione di Poggiobonizio (detto da allora Poggio Imperiale) che fu interrotta a causa della morte dello stesso Imperatore, avvenuta a Buonconvento il 24 Agosto 1313. Da questa data, fino all'invasione napoleonica, Poggibonsi rimarrà sotto l'influenza di Firenze, di cui ne seguirà le sorti.
Nonostante ciò, fin dal 1300, il Comune si era dato un proprio statuto mantenendo una certa autonomia con un capitano di parte Guelfa, un Podestà, sei Governatori ed un Consiglio Generale. Del 1488 è la fortezza di Poggiobonizio, grandiosa opera militare, voluta da Lorenzo il Magnifico e costruita su disegno e sotto la direzione di Giuliano ed Antonio da Sangallo.



Campanile Chiesa S. Lorenzo


La campagna, in questo punto di transizione fra l'alta e la bassa Val D'EIsa, è particolarmente suggestiva ed è resa ancora più accogliente dalla secolare intelligente opera dell'uomo. ll clima mediterraneo, con inverni miti ed estati calde ed asciutte, ha reso possibile, fin dall'antichità, la messa a coltura di vaste zone collinari dove sono sovrani la vite e l'olivo e dove spiccano lunghe file di cipressi ai bordi delle strade che conducono a rustici casolari o a belle ville rinascimentali sparse un po' dovunque.
Attualmente, al posto delle fattorie che si reggevano su un sistema mezzadrile, sono sorte aziende agricole con colture specializzate, soprattutto vigneti, condotte con metodi razionali e che producono ottimi vini da pasto e da dessert.
La Poggibonsi moderna è un'importante città industriale: nell'ultimo decennio del secolo scorso il retroterra economico del Chianti, offrì a questa cittadina le condizioni materiali per impiantare una consistente struttura industriale. Sorsero vinicole, vetrerie, opifici per la produzione di botti e tini, frantoi. La ferrovia "centrale", inaugurata il 14 Ottobre 1849, dette la possibilità di superare l'ambito del mercato locale e far giungere così i nostri prodotti in altre regioni d'ltalia, in molti stati europei e, tramite il porto di Livorno, in paesi oltre oceano e principalmente negli Stati Uniti (anche Enrico Fermi brindò alla scoperta della pila atomica con un fiasco di vino Chianti).
Durante la Seconda Guerra Mondiale Poggibonsi ebbe a sopportare ben 56 incursioni aeree, di cui ancora oggi viene ricordata con sgomento quella del 29 Dicembre 1943 che provocò l'esodo in massa dei Poggibonsesi: "... Poggibonsi è stata evacuata ...", come ricorda una nota canzone di Franco Battiato.
Dopo il conflitto iniziò la ricostruzione ed alle industrie tradizionali si aggiunsero quelle del legno e dei mobili che poi hanno prevalso sulle altre. All'espansione economica hanno contribuito la ferrovia, la via Cassia con la diramazione per Empoli-Pisa e la superstrada Firenze-Siena, inaugurata nel 1967 e che consente di accedere comodamente all'autostrada del Sole nei pressi di Firenze.
Fra gli uomini illustri di Poggibonsi quello che ha lasciato l'impronta più marcata è stato San Lucchese, patrono della città, seguace di San Francesco e primo terziario francescano.