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100 candeline per Licena Cioni, pontormese 'doc' con una vita da sarta

A renderle omaggio il vice sindaco del Comune di Empoli, Fabio Barsottini

 LICENA CIONI
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Sempre più longeva la città di Empoli che giovedì 10 novembre 2022 ha festeggiato i cento anni della signora Licena Cioni. Omaggiata con un dono floreale e una pergamena ricordo dal vicesindaco del Comune di Empoli, Fabio Barsottini, a nome di tutta l’amministrazione, Licena è stata coccolata e festeggiata dai suoi familiari, parenti e amici nella sua dimora.

Cento anni sono un gran bel traguardo e se si chiede a Licena qual è la cosa più importante della sua vita, la risposta è presto detta: cucire.

Licena ha fatto la sarta a tempo pieno, fino a pochi anni fa riusciva ancora a cucire per chi ne aveva bisogno. Ha lavorato in casa per le confezioni empolesi e le sue mani hanno tagliato e cucito i famosi impermeabili, lustro della storia di questa città. Origine pontormese, e guai a sbagliare perché il borgo antico di Pontorme è nel cuore, Licena si sposò con Osvaldo Bitossi nel ’49 dopo la Guerra e dove si scambiarono il fatidico sì? A Pontorme, nella chiesa di San Martino. Il marito ha lavorato per tutta la vita fino alla pensione nell’azienda Mostardini, aveva studiato fino alle scuole superiori, come si diceva al tempo, era disegnatore, tecnico progettista delle macchine. Licena ha frequentato soltanto la terza elementare perché non aveva così tanta voglia di studiare ma di cucire sì, quella non gliela toglieva nessuno. Licena cuciva insieme a una delle tre sorelle, Marusca. Dopo essersi sposati, Licena e il marito si trasferirono nella frazione delle Cascine e lì sono rimasti a lungo. Poi, sono tornati a vivere dalla figlia Sandra, voce e cuore di questo breve racconto.

«Mia madre ha sempre lavorato come mio padre, venuto a mancare nel 2005. Se gli domandate di fare un gesto qualsiasi, non c’è dubbio, sarà quello di muovere le mani come se stesse cucendo un orlo. Dagli impermeabili passò a lavorare la pelle, in quel tempo andavano di moda gli shearling e, andata in pensione, non ha mai smesso la sua arte, anzi. Ha cominciato a mettersi a disposizione di coloro che avevano bisogno di rammendare qualcosa e quindi frasi come ‘mi fai un orlo' oppure 'mi attacchi una cerniera’, le ricorda ancora. Andare in vacanza le è sempre piaciuto e con mio padre, avendo la casa lì, Donoratico era per loro il posto più bello del mondo. È nonna di Andrea e Daniele. Diciamo che nella nostra famiglia oltre al cucire è entrata la medicina e il prendersi cura delle persone perché siamo tutti medici: io sono medico specialista, mio marito Riccardo è medico generico come il figlio Andrea e Daniele si è specializzato in radiologia».

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Pubblicato il 13 novembre 2022

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