A tu per tu con Piero Sani, l'artista dei 'cenci' che mescola realismo e metafisico

Poggibonsese d'adozione, affascinato fin da bambino dai grandi maestri del passato, Sani è oggi un artista eclettico che ha percorso la sua carriera attraverso vari periodi pittorici: i Galli, i Disegni surreali, le Sfingi, fino ad approdare ai Cenci

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Nel cuore del centro storico, a Poggibonsi, in uno dei bei palazzi signorili che delimitano Via della Repubblica, c'è una mansarda in cui si respira odore di acqua ragia e trementina. E' un atelier d'artista. Detta così potrebbe far pensare al famoso dipinto di Goustave Courbet custodito al Museo d'Orsay di Parigi, ma in questo caso ci riconduce ad un valdelsano, l'artista Piero Sani, e al suo studio d'arte. Poggibonsese d'adozione, affascinato fin da bambino dai grandi maestri del passato, Sani è oggi un artista eclettico che ha percorso la sua carriera attraverso vari periodi pittorici: i Galli, i Disegni surreali, le Sfingi, fino ad approdare ai Cenci. In Toscana parlare di cencio vuol dire fare riferimento ad un tessuto logoro, ma per i senesi Cencio è anche l'ambìto stendardo conteso due volte l'anno in Piazza del Campo a Siena in occasione del Palio. I Cenci di Sani sono invece interpreti di una storia che ogni volta racconta ineffabili stati d'animo, attraverso giochi visivi, fra il figurativo e il fantastico, fra il realismo e il metafisico. E' così che sete, broccati e damaschi assumono quasi il ruolo di modelle in posa ad interpretare, di volta in volta, il tema deciso dall'autore. Il paesaggio toscano si trova spesso a fare da sfondo a minuziosi panneggi e preziosi drappi dai colori intensi, cipressi e colline si rincorrono dando vita ai luoghi del cuore dell'artista per mezzo di "cenci" appesi a fantomatici fili che attraversano con eleganza la scena.   

Piero cosa rappresenta per te l'arte? Da dove nasce la tua passione.

«Credo che l'arte faccia parte di me. Mi sono avvicinato fin da bambino al mondo dell'arte e ne sono rimasto affascinato. I primi approcci sono stati a scuola alla fine delle elementari. Passavo davanti a un’edicola dove vidi una monografia di Andrea Mantegna e rimasi incantato perché una tale bellezza non l'avevo mai vista. I miei occhi erano come ipnotizzati. Non avevo soldi in tasca  ma cercai di recuperarli perché quel libro diventasse mio. Poi una gita al Museo Leonardo da Vinci mi avvicinò materialmente agli artisti che già amavo e  più tardi iniziai a dipingere trasferendo sulla tela le emozioni che i grandi mi avevano trasmesso. Antonio Trifoglio mi disse: “Fai le scuole d’arte perché hai un talento da sfruttare”.
Mio padre però rispose: “I pittori muoiono tutti di fame, meglio che ti dedichi ad altro”. Ma io continuavo a studiare Leonardo, Piero della Francesca,Bosch, Durer, fino a De Chirico e Dalì che mi hanno fortemente influenzato nel mio percorso futuro».

Quando è iniziato il tuo vero percorso artistico?

«All'inizio degli anni '70 ho frequentato un corso di pittura con il Professor Tosi a Certaldo. La mia prima mostra risale al 1973 in una personale presso la Biblioteca Comunale di Certaldo riscuotendo un successo inaspettato. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di Rassegne e Mostre Personali in Italia e nel mondo con esperienze professionali e umane che mi hanno portato ad approfondire e sperimentare tecniche e tematiche sempre nuove, per me affascinanti».

I viaggi sono stati per te fonte di ispirazione continua, quali  hanno segnato maggiormente la tua carriera artistica?

«Ho avuto la fortuna di poter viaggiare molto e ogni volta ho acquisito esperienze artistiche da culture diverse. Parigi è stata la prima tappa del mio viaggio, dove ho esposto i mie quadri in alcune gallerie importanti. Poi c'è stata l'Ile de la Reunion, vicino al Masagascar, alla Galerie Les Orchidees. Frutti esotici, orchidee, paesaggi mozzafiato, un'inaugurazione da sogno, la barriera corallina, ogni angolo era una fonte di ispirazione naturale da portare a casa.  Ma non posso dimenticare l'International Art Horizon a New York, la Six Tuscany Artists a San Francisco, la mostra alla Maison des Associations a Parigi, la Misteries of the Word in Belgio e l'esposizione all'Universidad Boitiva in Brasile o all'University of Toledo nell' Ohio, alla galleria Gaudì a Madrid, per non elencare le innumerevole esposizioni in tutta Italia da Nord a Sud».      

Quale esperienza ti è rimasta nel cuore più delle altre?

«Nell’ottobre 2014 sono stato invitato in una residenza per artisti negli Emirati Arabi Uniti dove ho avuto la fortuna di confrontarmi con artisti internazionali. Ognuno di noi aveva uno studio attiguo agli altri e questo ci consentiva di consultarci sul lavoro svolto nella giornata ed era normale confrontarsi in un clima di amicizia che continua con alcuni di loro. Le mie opere sono state viste da centinaia di persone, erano presenti all'evento anche collezionisti italiani con fantastiche cene nel deserto sotto le stelle. Ha chiuso l'evento uno straordinario ricevimento ad Abu Dhabi, al Palazzo del Governo, dove mi sono ritrovato fra Sceicchi e Ministri. Durante il mese in cui ho soggiornato negli Emirati Arabi ho prodotto opere di grande formato. Le due più apprezzate sono state la Moschea e Il falco ma tutte le creazioni nate in quel periodo sono state esposte nell'"Emirati Palace" ad Abu Dhabi,  e sono rimaste di proprietà del Governo.

Poi nel 2017, inaspettatamente, mi è arrivato un invito a partecipare ad una esposizione ad Osaka, in Giappone, dove ho esposto i miei Libri d'Artista. Libri di carta e cartone creati da me con apporti pittorici e materiali vari. Fra questi un grande libro dipinto su una striscia di stoffa lunga due metri e mezzo, arrotolabile su se stessa che ha destato la curiosità e l'interesse dei visitatori che si inginocchiavano per studiare la trama simile al broccato Fiorentino cinquecentesco. Una grande soddisfazione oltre alla preziosa opportunità di visitare un paese affascinante e tanto diverso dal nostro non solo per radici e cultura».

Un artista a tutto tondo con una grande esperienza alle spalle. Che programmi hai per il futuro?

«Attualmente i miei quadri sono ad Udaipur, in India, nel Rajasthan per la mostra Face to Face che si svolgerà a maggio, ma questa volta ho deciso di non seguirli. I programmi, come vedi, spesso  arrivano inaspettati e ogni volta vanno valutati per le opportunità che possono offrire».

Questo è Piero Sani che molti poggibonsesi già conoscono per i suoi articolati contenuti figurativi ma anche per il suo spirito trasgressivo, a volte irriverente e spesso provocatorio nei confronti delle istituzioni e della società.

Antonella Lomonaco

Pubblicato il 15 febbraio 2018

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