«Andare via, per me, non vuol dire ''cercare fortuna'', piuttosto ''crearsela''», dice Sara. Storia di un Erasmus a Madrid

Non si va via dal proprio Paese perché ''l'erba del vicino è sempre più verde'', semplicemente perché al di là dei confini ci sono molte realtà diverse che vale la pena conoscere. Io ho avuto la possibilità di vivere dieci mesi a Madrid; una lingua diversa, gente con abitudini così simili ma talmente distanti dalle nostre, la vita di città, il caos

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Non si va via dal proprio Paese perché "l'erba del vicino è sempre più verde", semplicemente perché al di là dei confini ci sono molte realtà diverse che vale la pena conoscere. Io ho avuto la possibilità di vivere dieci mesi a Madrid; una lingua diversa, persone con abitudini così simili ma talmente distanti dalle nostre, la vita di città, il caos, la gente sempre di fretta, orari diversi. Anche la Spagna è un Paese che soffre la crisi, forse più che in Italia, ma vi posso assicurare che sanno vivere molto meglio di noi. Alcuni amici sono venuti a trovarmi e la prima frase che hanno pronunciato è stata «qui non so, ma si respira un'aria diversa»... E non era per lo smog!

Un giorno ho compilato dei moduli e ho fatto domanda per l'Erasmus. Ho pensato a una città dove mi sarebbe piaciuto vivere e ho scritto, tra le prime preferenze, Madrid. Così a settembre ho preso un aereo senza sapere cosa avrei trovato una volta arrivata in Spagna e non me ne sono pentita. Decidere di vivere fuori dal proprio Paese non è "bisogno di scappare", piuttosto lo chiamerei "crearsi un'opportunità". Credo che questa esperienza mi abbia fatto bene, mi ha messo alla prova e mi ha insegnato molte piccole grandi cose. Spesso, parlando con amici, abbiamo messo a confronto le due istituzioni universitarie, la maniera di insegnare, l'organizzazione e l'efficienza. In Spagna, ogni volta che sono andata a lezione, ho realizzato che i soldi spesi per il corso possono servire a qualcosa; in Italia mi sono chiesta spesso perché continuo ad andarci. Nel mio Paese studio Scienze della comunicazione, una carriera molto vaga che sinceramente mi fa venire molti dubbi sugli sbocchi lavorativi.

Qui è tutto molto più chiaro: usciti dalla scuola superiore, a diciotto anni, scegli il tuo corso di laurea sotto Scienze della Comunicazione (già specializzato come ad esempio radio, giornalismo, marketing e pubblicità eccetera) e per quattro anni ti formano perfettamente in un campo specifico della comunicazione. Io ad esempio ho seguito un anno di Giornalismo all'Università Rey Juan Carlos di Fuenlabrada e la modalità di insegnamento è molto diversa dalla nostra. Hanno meno carico di lavoro, però hanno più corsi da seguire, i professori seguono gli alunni e li abituano a lavorare assegnando loro delle pratiche, li "obbligano" a studiare un po' alla volta, interagiscono con la classe e aprono dibattiti interessanti sugli argomenti trattati. E' un'Università moderna e al passo coi tempi. Noi abbiamo fatto interviste, pubblicato articoli su un vero giornale online e lavorato in radio. Quello che voglio dire è che in Italia questo non lo insegnano. Ci limitiamo ad andare a lezione, ascoltare il professore, leggere paginate di appunti senza mai praticare quello che stiamo studiando, senza mai avvicinarsi alla realtà lavorativa, magari arrivando un giorno a mettere in pratica ciò che abbiamo studiato per anni senza esserne capaci. Ho imparato più cose qui in dieci mesi e in un'altra lingua che studiando due anni in Italia. Per questo motivo i giovani sono invogliati a emigrare, perché l'Italia non ripone fiducia in essi, non li forma come dovrebbe, li confonde e li lascia naufragare in mare aperto.

A volte la città dove viviamo non ci offre quello di cui abbiamo bisogno e dovremmo avere il coraggio di osare per scoprire altri punti di vista. Tanta gente ha paura di lasciare le proprie radici, per la famiglia e gli amici, le abitudini e la propria vita ma credo che a volte si debba rischiare. Alcuni sono frenati dalla paura di prendere una decisione importante e non realizzarsi o pentirsi. Io a settembre avevo una "paura cane", poi si è diluita nella curiosità di vivere questa avventura. Andare via, per me, non vuol dire "cercare fortuna", piuttosto "crearsela".

Sara Bondi

Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

Pubblicato il 2 luglio 2014

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