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La provocazione: Buscaglione ''accusato'' di catcalling

Il limite del politicamente corretto. Tra espressione artistica e realtà

 FRED BUSCAGLIONE
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Giorni di censura, di polemiche, di dibattito. A far scalpore il programma di Pio ed Amedeo ed il primo maggio di Fedez. Si apre, così, la discussione su ciò che è possibile, ciò che è politicamente corretto e quello che proprio non si può dire. Non a caso Checco Zalone alcuni mesi fa affermò che, «oggi le battute che facevo dieci anni fa non sarebbero più possibili».

Qual è il limite? 

L'espressione «correttezza politica», in inglese political correctness, designa una linea di opinione ed un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto formale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta, ovvero politically incorrect.

È sempre molto difficile arrivare a decifrare quale sia il limite di questo mondo. Tra chi sostiene che nell’arte, nella musica, nella satira non esistono limiti sulla scia del Charlie Hebdo e chi invece inorridisce di fronte ad una comicità o espressioni troppo forti. 

Prendiamo un caso, in riferimento al catcalling, dalla fusione dei termini “cat”, ovvero gatto e “calling”, ovvero chiamare. Il catcalling è, quindi, la molestia verbale rivolta prevalentemente a donne incontrate per strada, i fischi. L’ultima a denunciarlo è stata Aurora Ramazzotti, che ha utilizzato Instagram per lamentarsi dei fischi e dei commenti sessisti ricevuti mentre faceva jogging.

Si potrebbe addirittura arrivare a vietare di ascoltare alcune canzoni, ad esempio «Che Bambola» di Fred Buscaglione. Seppur nel caso della Ramazzotti la situazione è reale, in quello di Buscaglione è una canzone.

La canzone inizia con un fischio di Buscaglione rivolto ad una donna e con la sua voce profonda e suadente afferma, «Che Bambola». Il contesto nella canzone è di notte, circa all'una e trentatré, quando Buscaglione incontra «un bel mammifero modello centotré, che bambola». Dopo averla vista, «Ehi, ehi, ehi, Le grido, piccola, dai, dai, dai, non far la stupida». La canzone continua con finti svenimenti e baci rubati.

Potrebbe essere anche il caso del film di Dino Risi, «Poveri ma belli» e molti altri ancora, ma tutti all’interno di espressioni artistiche, non in riferimento alla realtà.

Qual è la differenza? Dove sta il limite? Sono due casi similari? Chiaramente no. Una volta per tutte forse occorrerebbe capire che il mondo non è solamente nero o bianco, ma con mille sfumature di grigio.

Forse, prima di arrivare ad accusare di catcalling il grande Fred Buscaglione, sarebbe il caso di fare un respiro e prendere spunto da ciò che afferma Carlo Verdone, «È un mio giudizio personale, qualcuno potrà dissentire, ma per me continuare con questo politicamente corretto è un errore micidiale. Se continuiamo con questo politicamente corretto portato all'esasperazione avremo dei grossi problemi in sede di sceneggiatura. Faremo meno ridere».

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 3 maggio 2021

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