Castelfiorentino, raccoglie petardo da un cespuglio e scoppia: perde una mano

Uomo di 45 anni grave in ospedale, prognosi riservata. Falorni: "E' fuori dal pericolo di vita, ma ha subito l’amputazione di una mano, e rischia l’utilizzo dell’altra per sempre"

 CASTELFIORENTINO
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Un uomo di 45 anni è stato ricoverato all'ospedale di Careggi a Firenze dopo essersi gravemente ferito in seguito all'esplosione di un grosso petardo, subendo l'amputazione della mano sinistra. I fatti sono accaduti verso le 15 di ieri in una piazza di Castelfiorentino.

Le circostanze sono ancora al vaglio dei Carabinieri. Quel che è certo è che l'uomo si è avvicinato a un cespuglio e ha raccolto un petardo inesploso che in quel momento è deflagrato. Il 45enne è stato assistito dal 118 e portato in ospedale in elisoccorso. I militari al momento non sono riusciti a chiarire la dinamica, nemmeno tramite i testimoni presenti in piazza, che non hanno fornito indicazioni utili, e vaglieranno le immagini della videosorveglianza per capire come siano andati i fatti.
Il 45enne, ricoverato in prognosi riservata, non è in pericolo di vita e, sotto shock, ha riferito ai Carabinieri di non ricordare niente dell'accaduto.

Ieri sera il sindaco Alessio Falorni su Facebook: "Riguardo alla vicenda di oggi pomeriggio, sta filtrando qualche notizia in più. Il malcapitato è un uomo di circa 45 anni, che risiede a Castelfiorentino.
È fuori dal pericolo di vita, ma ha subito l’amputazione di una mano, e rischia l’utilizzo dell’altra per sempre. Responsabile un ordigno del tipo “cipolla”, cioè un petardo in vendita sul mercato nero, come tanti dei botti che ormai si sentono scoppiare a Capodanno o in altre occasioni. Non è ancora chiaro se il proprietario della bomba fosse l’uomo, o qualcun altro. In ogni caso, un esito terribile.

Questa non è, ovviamente, una prerogativa di Castelfiorentino, ma un costume diffuso ovunque sul nostro territorio e sul territorio nazionale.
Pur nel dovuto rispetto umano, e della compassione profonda, per questa vicenda, non posso esimermi dall’avanzare alcune considerazioni. Questo comportamento, lo ricordo, costituisce un illecito, sanzionato dal nostro regolamento di polizia locale. Tutte le amministrazioni dell’Unione dei Comuni manifestano una posizione severamente contraria verso di esso, per la sua pericolosità intrinseca e per lo spavento che cagiona a persone fragili e agli animali domestici. È purtroppo spaventosamente difficile cogliere in flagranza chi fa detonare un petardo, dato che l’atto avviene in forma quasi istantanea; quindi, io ritengo assolutamente ridicolo il pensiero (sempre, ahimè, sistematicamente espresso da alcuni) secondo cui questa attività si possa contrastare con controlli, e multe fatte a chi li utilizza. Proviamo a farle ugualmente, così come facciamo campagne informative, e perfino a volte ordinanze supplementari (altrettanto inutili, dato che son già vietati dai regolamenti) per mandare chiaramente il messaggio che sono sbagliati.

Tuttavia, non solo la diffusione di questi comportamenti non accenna a diminuire, ma a volte pare perfino incrementarsi.
Confesso la mia incapacità di comprendere quale sia la motivazione che spinge a spendere centinaia di euro (come nel caso dell’ultimo dell’anno), a rischiare la propria incolumità, a rischiare una sanzione pesante, pur di fare un forte rumore a corredo della celebrazione di un evento. Forte, forte, più forte, sempre più forte. E se il petardo già pericoloso non è più forte in maniera anormale, allora la volta dopo si va a cercarne uno ancora più forte. Magari illegale. Come a volersi far sentire sopra tutti gli altri.

Non capisco. Vorrei che chi vi si dedica mi concedesse la disponibilità a spiegarmelo, come si fa a uno che proprio non ci arriva. Così da verificare assieme che cosa si possa fare per modificare davvero questo comportamento nel solo modo possibile: convincendo chi lo pratica che è inutile e dannoso.

Dall’altro lato, vorrei che si provasse a incrementare il contrasto non all’accensione del petardo, che come ripeto non serve a niente, ma alla vendita illegale. Purtroppo, sapendo che pure in questo caso, essendo bravi fin quanto si vuole sul fronte del controllo, questi ordigni illegali ormai te li inviano a casa con un ordine su Internet.
Quindi, alla fine si torna al punto di prima: cosa può volerci per comprendere che è una cosa saggia e giusta rinunciarci?
Lo dico, con amarezza, constatando che purtroppo non è l’unico comportamento alienato, dannoso e autolesionista che vedo diffondersi a macchia d’olio, anche nella mia comunità.
Non è la prima volta, e purtroppo non sarà l’ultima, che finiscono in tragedia".

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Pubblicato il 10 gennaio 2021

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