Certaldo, il Consiglio approva il documento del sindaco sull'accoglienza profughi

«Continuiamo a credere - dice il vicesindaco Francesco Dei - nel modello toscano dell’accoglienza diffusa perché l’ospitalità è un dovere per tutti gli Enti Locali a patto che prosegua il dialogo fra i soggetti istituzionali coinvolti e che nessun Comune si sottragga alle proprie responsabilità: per questo vorremmo stipulare un protocollo di intesa con la Prefettura che stabilisca le modalità con cui i gestori dei CAS rendano conto del loro operato all’Amministrazione»

 
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Il sindaco Giacomo Cucini interviene a seguito della approvazione, da parte del Consiglio Comunale, del documento di indirizzo sul problema dell'accoglienza dei migranti, proposto dal Sindaco stesso nella seduta di ieri sera (documento simile a quello approvato dal consiglio comunale di Empoli la scorsa settimana), con lo scopo di rendere noto quanto sta avvenendo nella gestione dei richiedenti asilo, già saliti a 80 sul territorio comunale, e di rivendicare il ruolo attivo che al Comune dovrebbe essere riconosciuto nella gestione del fenomeno arrivi.

«Da qualche settimana un agriturismo lontano dal centro abitato è stato trasformato in centro di accoglienza per 30 posti, poi ci sono diversi proprietari di immobili invenduti o appena comprati che bussano alla Prefettura con l’intento di allestire altri CAS temporanei: di fronte a questo – dice il sindaco Giacomo Cucini –, denunciamo i rischi che l'attività di gestori improvvisati può comportare, perchè questi migranti non parlano la nostra lingua, arrivano dopo mesi di fuga e da scenari di guerra, talvolta sono minorenni, orfani, hanno subito torture o violenze, necessitano sempre di un'accoglienza attenta e qualificata. Se vengono accolti da operatori non qualificati, spesso nemmeno regolarmente assunti, che non hanno esperienza in ambito sociale ed umanitario, in luoghi rispetto ai quali noi non abbiamo né modo né possibilità di verificare la qualità dei servizi offerti, la situazione rischia di sfuggirci di mano. Per questo chiediamo alla Prefettura di darci da lavorare, continuando a coinvolgerci prima dell'invio e durante la gestione, per controllare la qualità dell’accoglienza, ostacolando i calcoli di chi ha visto nell’emergenza solo un buon investimento».

Il sindaco Giacomo Cucini, e il vicesindaco con delega al sociale, Francesco Dei, ricordano anche come Certaldo sia già dal 2011 un Comune in prima linea per l'accoglienza ai migranti.

«E' dal 2011 che il Comune di Certaldo si è attivato, tra i primi in Toscana, per rispondere alla emergenza che allora riguardava solo il nord Africa – ricorda il sindaco – riunimmo tutte le associazioni di volontariato locale e insieme individuammo i soggetti più idonei, senza far mancare però la collaborazione di tutte le altre. Chi viene da fuori a gestire sul nostro territorio non è in grado di attivare quelle reti sociali fondamentali per una integrazione reale, ma forse non è nemmeno un loro obiettivo».

«Oggi i flussi sono aumentati, e comprendiamo le oggettive difficoltà a smistare gli arrivi e gestire i presenti – dice il vicesindaco Francesco Dei – ma il rapporto diretto coi privati bypassando il confronto con il Comune rischia di rendere instabile il modello di accoglienza sperimentato finora. E se in un Comune, che già rispetta la quota stabilita, il privato è più intraprendente – magari perché c’è più patrimonio invenduto – si arriva ad ospitare anche tre o quattro volte i migranti che sono in un comune limitrofo delle stesse proporzioni, creando squilibri che poi rischiano di avere risvolti sociali perché queste persone comunque desiderano rimanere qui e bisogna pensare a renderle autonome per uscire dai percorsi d’accoglienza».

«Continuiamo a credere - conclude - nel modello toscano dell’accoglienza diffusa perché l’ospitalità è un dovere per tutti gli Enti Locali a patto che prosegua il dialogo fra i soggetti istituzionali coinvolti e che nessun Comune si sottragga alle proprie responsabilità: per questo vorremmo stipulare un protocollo di intesa con la Prefettura che stabilisca le modalità con cui i gestori dei CAS rendano conto del loro operato all’Amministrazione, alle forze sociali e quindi alla cittadinanza».

Pubblicato il 30 giugno 2016

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