Chi è Vera Bugatti, l'artista che ha trasformato il sottopasso di Largo Gramsci a Poggibonsi

Vera ha studiato Lettere all'Università degli Studi di Parma. Oltre alla street artist, fa la bibliotecaria, conciliando una vita di viaggi in giro per il mondo con libri e codici. E' stata assegnatrice di ricerca alla Fondazione B.A.M. di Mantova, studiando soprattutto volumi del Cinquecento e del Seicento. Da lì il suo interesse per la memoria, per dover trovare sempre un senso criptico all'interno di un'opera. «Il tema della vita, dell'identità, i discorsi ontologici, le questioni sociali ritornano sempre nei miei disegni - racconta -. Mi dicono spesso che faccio opere inquietanti, ma il mio non è un realismo nudo e crudo»

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E' l'arte più antica del mondo, quella che spingeva gli uomini del Paleolitico a dipingere sulle pareti rocciose delle caverne, ma allo stesso tempo la più moderna di tutte. Oggi realizzare opere d'arte sulle pareti degli edifici urbani non significa solo esprimere ciò che si ha da dire, "lasciare un segno", ma anche valorizzazione e recuperare gli spazi. DOTS - Down On The Street, il progetto realizzato dal Blue Train Club con il sostegno del Comune di Poggibonsi, negli ultimi tre anni ha portato in Val d'Elsa artisti di fama internazionale, che con progetti studiati e complessi hanno donato nuova vita alla città. Questa edizione vede come protagonista Vera Bugatti, l'artista bresciana che da giorni sta lavorando al sottopasso di Largo Gramsci. Siamo andati a incontrarla per farci raccontare meglio chi è e in cosa consiste la sua opera.

Il lavoro di Vera a Poggibonsi comprende due dipinti, che rappresentano entrambi in modo diverso il ciclo della vita. Quello sulla parete di destra (dando le spalle a Viamaestra) è un'opera anamorfa, realizzata cioè secondo un effetto di illusione ottica. Il disegno, se visto da vicino, è proiettato in modo distorto e diventa riconoscibile nelle giuste proporzioni soltanto da una posizione precisa, che si trova sul quinto gradino a partire dal basso e che è stato indicato con alcuni adesivi. Da questa prospettiva appaiono tre nicchie. Nella prima c'è un feto, raccolto su se stesso, che rappresenta quindi la nascita; nella seconda un uomo adulto intento a riflettere; nella terza non c'è niente, neanche il pesce all'interno della lampadina con l'acqua (immagine onirica quanto paradossale) che invece compariva all'inizio. Le immagini sono collegate tra sé dal cordone ombelicale, che sfocia e che prosegue nella parete senza una destinazione precisa, secondo la libera interpretazione che ciascun osservatore vorrà cogliere.

«La parte centrale è la più importante - spiega Vera - e non a caso è la più grande, perché il momento della maturità e della riflessione è quello in cui cerchiamo le nostre ragioni, abbiamo bisogno di capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Ho notato con piacere che le persone che passano si fermano curiose a vedere cosa sto facendo e colgono anche abbastanza facilmente il significato. E' partito il totoscommesse su chi sia l'uomo raffigurato. Alcuni hanno ipotizzato Berlinguer, altri un signore di queste parti, ma non ho davvero rappresentato nessuno in particolare. E' la prima volta che disegno un'opera anamorfica su un muro laterale con punto di vista su uno scalino, si tratta di una sfida anche per me».

Sulla parete di sinistra ci sono invece quattro nicchie, sembrano quasi dei loculi in cui manca l'aria. Protagonista è una bambina che esce da una valigia, proprio perché la sua immaginazione, la sua libertà e la sua curiosità non si possono chiudere. Anzi, è proprio grazie alla fantasia che si aprono le finestre di queste stanze altrimenti senza via d'uscita. La bambina ha due pesci in mano, che domina, simbolo di qualcosa di doloroso che nella sua vita c'è stato ma di cui ancora deve prendere consapevolezza. Questo dipinto è più giocoso dell'altro, più colorato. Ricorre la lampadina con l'acqua e il pesce, ma il futuro è ancora da costruire e la morte lontana. Manca la parte della riflessione sulle proprie conquiste e i propri fallimenti, perché non si addice all'età della protagonista.

Insieme a lei per darle una mano, c'è il suo amico e collega Andrea Libratti, conosciuto al Festival di Grazie di Curtatone, quando ha cominicato a pensare di fare di questa passione il suo mestiere. Per lui non è la prima volta in Val d'Elsa, nei mesi precedenti ha percorso la Francigena disegnando a Gambassi Terme e a Monteriggioni.

Vera ha studiato Lettere all'Università degli Studi di Parma. Oltre alla street artist, fa la bibliotecaria, conciliando una vita di viaggi in giro per il mondo con libri e codici. E' stata assegnatrice di ricerca alla Fondazione B.A.M. di Mantova, studiando soprattutto volumi del Cinquecento e del Seicento. Da lì il suo interesse per la memoria, per dover trovare sempre un senso criptico all'interno di un'opera. «Il tema della vita, dell'identità, i discorsi ontologici, le questioni sociali ritornano sempre nei miei disegni - racconta -. Mi dicono spesso che faccio opere inquietanti, ma il mio non è un realismo nudo e crudo, nemmeno cinico. In realtà una speranza c'è sempre, sta a chi guarda capire quale».

Non resta che aspettare domenica 25 giugno per vedere l'opera finalmente finita, a conclusione della terza edizione di DOTS.

Alessandra Angioletti

Pubblicato il 24 giugno 2017

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