Cinque minuti di 'rilassamento'

Vorrei provare a chiudere un attimo gli occhi, in cerca di protezione da tutti gli stimoli esterni che arrivano da fuori, abbassare il livello di guardia, la cortina di informazioni lette o ascoltate in TV, rimandare la lista delle cose da fare

 GIULIA LOTTI
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Sono giorni complicati, di ripartenza, cerchiamo di tenere il solito ritmo ma il tempo e  dubbi incalzano. La scuola è iniziata, se sono pesati i mesi tutti insieme chiusi tra le 4 mura, non sono facili neppure questi dove ognuno torna al proprio posto e ai propri compiti, ma con uno spirito diverso e con un livello di guardia sempre alto.

In terapia arrivano genitori in ansia, perché i luoghi in cui lasciano i loro figli per la maggior parte della giornata, non sembrano più tanto sicuri. I bambini, un pò come accadeva nei primi distacchi, hanno paura a separarsi dai genitori; é diverso il tempo della scuola, nuove sono le regole dello stare insieme, più tese le facce di noi adulti che filtrano, in modo forse meno luminoso del solito, il panorama in cui ci troviamo a vivere.

Ecco che, per non perdersi, diventa più che mai importante stare in contatto e fare in modo che le tensioni e le paure nostre e del mondo intorno a noi, non vengano assorbite senza averne reale consapevolezza. 

Ci sono molte cose che non possiamo controllare ma possiamo, invece, aiutare noi stessi e i figli di ogni età a lasciar andare, a non trattenere sensazioni fisiche ed emozioni che possono schiacciarci e, a volte, trasformarsi nei ricordi traumatici di domani.

Per i bambini la paura è un mal di pancia, l'ansia è il bisogno di parlare incessantemente, ripetendoci spesso le stesse cose, la tristezza è un mal di testa, e via dicendo in un susseguirsi di emozioni che trovano posto e voce soprattutto nel corpo. 

Per noi adulti "l'ansia" é una coperta grande, con cui tendiamo a coprire ogni sfumatura di disagio psicologico a cui non sappiamo dare parola. 

Il rischio è di confondere i piani e i bisogni, non aiutando a rispondere a quelle che sono le reali difficoltà nostre e dei bambini. 

Prendiamoci cinque minuti al giorno per ascoltare il nostro corpo, favorendo la stessa cosa nei bambini, facendo spazio alle emozioni che restano talvolta imprigionate. 

Nel silenzio di un luogo sicuro e raccolto della casa, possiamo fare esperienza di rilassamento, soffiando via le preoccupazioni che hanno affollato la nostra mente e incoraggiando i bambini a lasciar andare la tensione accumulata, concedendoci un momento di gioco, guidati dal respiro che diventa un pò come una bussola. 

Il corpo diviene allora un alleato, un amico finalmente ascoltato e non più compresso tra le mille informazioni e prestazioni, le emozioni si dipanano come fili preziosi che non ci soffocano ma, viceversa, ci connettono. 

Si fa esperienza di contatto che è, per sua natura, calore che scongela le paure. 

Sei lì che ti sembra di subire passivamente una serie di situazioni che cadenzano la tua giornata e invece puoi fermarti, e respirare, e interrompere il vortice dei pensieri, e allentare la morsa in cui senti imprigionato il tuo passo, far scivolare fuori da te un'emozione, ricordare a te stesso, ai figli e a chi ami che sei tu a guidare la nave, a segnare la rotta. 

E se è vero che non tutto il tragitto è a monte prevedibile, non sono le paure a dover comandare il tuo passo ma sei tu che detti il ritmo, che alimenti o delimiti le ansie che ti attraversano. 

Fai in modo di avere sempre tempo per cambiare l'aria del tuo appartamento interiore, di ricordarti che hai una stanza dove hai riposto la libertà, una dove si trova il coraggio, un'altra dove si trovano i limiti che non vuoi che si oltrepassino, i valori che nutrono e donano senso.

Trova il tempo per accendere una luce, sciogliere un nodo, non rimandare a domani  quell'esperienza di cinque minuti di rilassamento in cui chiedi al corpo come sta, al cuore cosa prova, alla mente quali pensieri circolano, a tutto te stesso su cosa o chi merita davvero rivolgere la tua attenzione e le tue azioni. 

Giulia Lotti - Sono nata e cresciuta a Poggibonsi, dove vivo con la mia famiglia. Mamma di Stella e Pietro, rispettivamente di 5 e 9 anni. Svolgo sul territorio l’attività di psicoterapeuta, lavorando sia in libera professione, alla Pubblica Assistenza di Poggibonsi, che presso la Casa di Reclusione di San Gimignano. La mia passione per le storie di vita nasce fin da bambina, quando chiedevo a mia nonna di leggermi fiabe e racconti i cui protagonisti erano persone impegnate nelle varie tappe del vivere quotidiano, che amavano, soffrivano e, a loro modo, provavano a disegnare i confini entro i quali esistere. Con il tempo, ho coltivato l’amore per la lettura e per la scrittura introspettiva, scegliendo poi un lavoro attraverso cui le storie e i protagonisti dei racconti di vita trovassero uno spazio, quello della terapia, appunto, dove potersi fermare, raccontarsi e raccogliere l’entusiasmo necessario per riprendere il viaggio. La rubrica “Una stanza tutta per sé” vuole essere un’occasione per riflettere, condividere storie, tessere un filo comunicativo tra le persone. Una stanza per noi ma con finestre comunicanti, da cui poter parlare, ascoltare, entrare in sintonia con noi stessi e con gli altri

 

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Pubblicato il 3 ottobre 2020

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