Colle, Nencini risponde a Nardi sulla questione del mancato consiglio comunale

«Non compete a me difendere l'attuale maggioranza - chiarisce -, di cui faccio parte, né intendo farlo in questa sede, ma ribadisco che il comportamento dei Consiglieri del gruppo Pd che rimasero fuori dall'aula, valutato in riferimento alle motivazioni che poi essi dichiararono alla stampa, era da ritenersi strumentale, illegittimo e irrispettoso dell'istituzione consiliare»

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«Ritenevo ormai archiviata la questione del mancato Consiglio Comunale del 10 aprile, ma la replica, pubblicata in data 18.4, del Segretario PD Nardi, che mi accusa di avere espresso giudizi politici e di parte travalicando il ruolo super partes di Vice Presidente, mi costringe a tornare di nuovo sull'argomento». Comincia così la risposta del Vice Presidente del Consiglio Comunale Pietro Nencini, che riapre la questione sulla seduta deserta di cui avevamo già parlato in un precedente articolo.

«Io non ho dato giudizi politici - chiarisce -, cosa che peraltro nessuno potrebbe impedirmi di fare, ma ho semplicemente preso atto dei comportamenti e delle dichiarazioni altrui nella loro oggettività. Non compete a me difendere l'attuale maggioranza, di cui faccio parte, né intendo farlo in questa sede, ma ribadisco che il comportamento dei Consiglieri del gruppo PD che rimasero fuori dall'aula, valutato in riferimento alle motivazioni che poi essi dichiararono alla stampa, era da ritenersi strumentale, illegittimo e irrispettoso dell'istituzione consiliare. Il mio era e rimane un giudizio giuridico, a termini di Regolamento, e non una valutazione politica o di parte. Avevo sentito il dovere di ricordare ciò a Nardi e all'opinione pubblica, in qualità di Vice Presidente del Consiglio, dal momento che il Sindaco non aveva preso posizione, né lo aveva fatto la Presidentessa, la quale aveva seguìto in tutto e per tutto la linea di condotta del proprio gruppo di appartenenza. Ora, visto che il Segretario PD insiste, non senza una certa arroganza, nel difendere una condotta di cui avrebbe già avuto l'opportunità di scusarsi con la cittadinanza, mi sento in dovere di intervenire di nuovo nel dibattito, a costo di dire apparenti banalità. Il principio per cui il gruppo di maggioranza sia tenuto garantire il numero legale non si trova nel Regolamento del Consiglio Comunale e non ha fondamento giuridico, se non per la ragione recondita di evitare un ipotetico "ostruzionismo di maggioranza", ma non era certo il nostro caso. Tutti i Consiglieri hanno il dovere di partecipare alle sedute del Consiglio e, laddove impossibilitati, sono tenuti a giustificarsi. I consiglieri PD non si sono giustificati. Noi Consiglieri Comunali non abbiamo un diritto di sciopero, né ci è data la possibilità di intralciare o impedire legittimamente il funzionamento delle istituzioni.  Eventuali condotte dolose che causassero un'apprezzabile alterazione del funzionamento del Consiglio sarebbero penalmente rilevanti sotto il profilo dell'art. 340 C.P. Non voglio entrare in questo argomento, voglio solo dire che quelle ostruzionistiche sono azioni di cui non ci si può e non ci si dovrebbe vantare. Mi dispiace essere costretto ad assumere il ruolo del saccente, ma la sfrontatezza del comunicato mi costringe a ricordare concetti la cui evidenza è così immediata da mettermi a rischio di pedanteria».

«A chiunque sia investito di una funzione pubblica - conclude Nencini -, è richiesta una fedeltà alle istituzioni e un'osservanza delle loro regole più stretta di quel normale senso civico che è richiesto a tutti gli altri cittadini. A noi consiglieri comunali, che siamo stati eletti attraverso una votazione democratica, è richiesto di avere un senso di responsabilità ancora più grande. Proprio perché noi siamo espressione della volontà popolare non siamo autorizzati a fare boicottaggio delle istituzioni, in quanto esse appartengono a tutti i cittadini e non ai loro rappresentanti politici. Il gruppo PD ha motivato il rifiuto di sedere nei propri banchi con i toni parossistici di una disobbedienza civile, che sarebbe stata giustificabile soltanto se fossero stati in pericolo alti valori e non nel caso di specie, dove è stato paralizzato il Consiglio impedendo l'approvazione di delibere di ordinaria amministrazione, allo scopo di creare un pretesto per avere risonanza sui mezzi di informazione, in vista della incipiente campagna elettorale. Dal segretario politico e dal gruppo consiliare che sono espressione della forza politica che è stata al governo della città per settanta anni e che propone di ritornarci per i prossimi cinque, era lecito aspettarsi maggiore sensibilità e rispetto per le istituzioni e segnatamente per l'assemblea consiliare. E' vero. Colle merita di più».

Pubblicato il 24 aprile 2019

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