Come funziona la nostra mente in emergenza e cosa possiamo fare per darle sollievo

Mentre il mondo è in affanno e la nostra regione è diventata zona rossa, le ultime ricerche scientifiche evidenziano come la salute mentale, oltre che quella fisica, sia appesa ad un filo

 GIULIA LOTTI
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Il filo, fragile un po' sbiadito, su cui vacilla è facilmente immaginabile: è fatto di paura del futuro, relazioni sociali non vissute pienamente, di ansia, con tutti i suoi travestimenti che minacciano corpo e mente, di perdita e vissuti depressivi.

Questo stato di allarme protratto nel tempo può generare angoscia e chiamarci alla mente momenti del passato che credevamo archiviati e superati, tirando su dal pozzo dei nostri ricordi, vulnerabilità che si vanno a sommare e intrecciare a quella presente, che accomuna purtroppo tutti.

Per natura, il nostro umore è oscillante e variabile.

Alcuni schemi di pensiero, però, possono trasformare un breve calo della nostra vitalità e del benessere emotivo, in periodi più lunghi di ansia, stress, scontentezza, gettandoci in vere e proprie sabbie mobili emozionali.

Il nostro stato mentale è intimamente legato con la nostra memoria e così, in un battibaleno e senza neppure rendercene ben conto, la mente si mette a setacciare i ricordi per trovare quelli che rispecchiano il nostro stato emotivo del momento: ad esempio, se ci sentiamo minacciati, andremo a disseppellire ricordi di quando, in passato, ci eravamo già sentiti in pericolo, in  modo da trovare somiglianze e possibili vie di fuga.

Lo stesso succede con la tristezza, la paura, l'ansia. Un sentimento ne innesca un altro, un altro ed un altro ancora; così ben presto il pensiero originario, per quanto transitorio, genera un intreccio di altre tristezze e paure tali da impigliarci in una vera e propria rete di dolore.

Il nostro umore presente, un po' come una canzone, un profumo, una fotografia, può diventare una sorta di catalizzatore potente, in grado di far emergere stati d'animo che stanno ben oltre la superficie del presente.

La parte più giudicante di noi, poi, farà il resto, cercando cause, motivazioni e colpevoli per spiegare ciò che stiamo attraversando, bloccandoci dentro emozioni dolorose che tendono a non essere più nubi passeggere ma a stabilizzarsi, diventando una sorta di colonne sonore (senza tempo) della nostra vita.

Se questi ricordi a catena, che tendono a gonfiare la portata di quell'affascinante torrente che è la nostra mente, non si possono facilmente fermare, è possibile invece impedire a questa spirale di autoalimentarsi, frenando la cascata di emozioni faticose che ci avvolgono.

Come possiamo provare a ottenere un po' di sollievo dalla nostra mente in giorni complessi come questi?

La mindfulness, con i suoi esercizi di consapevolezza, agisce in questa direzione, insegnandoci a riconoscere i ricordi dannosi proprio nel momento in cui sorgono, osservandoli passo passo, senza necessariamente tuffarci ad agire!

Questi esercizi di consapevolezza di come si muove la nostra mente, disinnescano quella miccia che ci obbliga a reagire alle cose appena succedono e fa in modo che il nostro “io interiore”, che ci ha messo anni per adattarsi e trovare un po' di pace, non sia più sommerso dal rumore della mente che fa scoppiare ricordi come fuochi d'artificio nelle feste di paese.

La mindfulness entra con rispetto nei sentieri tracciati dalla nostra mente, chiedendo spazio e tempo per respirare ed osservare il panorama, ma mai spingendosi verso rapide soluzioni o impietosi giudizi.

E in questo tempo dove il fuori bussa potentemente alla nostra porta, soffiando un vento freddo che spalanca le finestre e squarcia in parte anche le certezze, perché non prenderci del tempo per rivolgere lo sguardo anche all'interno delle nostre mura, chiedendoci come stiamo, di quali emozioni e pensieri siamo fatti, riordinando i nostri ricordi come durante un trasloco?

E il corpo, con le sue sensazioni di caldo o freddo, vuoto o pieno, pesantezza o leggerezza, insieme al respiro, in una costante danza tra dentro e fuori, tra cose prese e cose date al mondo, ci guida in questa occasione di rivedere alla moviola il film della nostra vita, ricordi ed emozioni compresi. Ecco che la consapevolezza diventa un'alleata per sciogliere la matassa di fili che a volte ci porta adesso negli abissi, rendendoci difficile dividere i momenti, le sensazioni, le emozioni, i pensieri, i gesti. E quando le cose diventano una massa informe fanno immensamente paura e risvegliano ben poche risorse, oltre il muro invalicabile dell'impotenza.

Ma se posso respirare, ed osservare, e riordinare, e nominare, e suddividere tra cose di “ora e di allora”, posso forse sentirmi capace di tollerare, riprogettare, sperare, vivere, nonostante quella dose di peso emotivo a cui ora so dare un volto. Senza necessariamente portarmi appresso tutti i pesi, e le rughe, e le sfumature di colore, dei ricordi dei giorni difficili di ognuno di noi che fanno eco nel silenzio di questo fine settimana di nuovi ritmi e coprifuochi.

Giulia LottiSono nata e cresciuta a Poggibonsi, dove vivo con la mia famiglia. Mamma di Stella e Pietro, rispettivamente di 5 e 9 anni. Svolgo sul territorio l’attività di psicoterapeuta, lavorando sia in libera professione, alla Pubblica Assistenza di Poggibonsi, che presso la Casa di Reclusione di San Gimignano. La mia passione per le storie di vita nasce fin da bambina, quando chiedevo a mia nonna di leggermi fiabe e racconti i cui protagonisti erano persone impegnate nelle varie tappe del vivere quotidiano, che amavano, soffrivano e, a loro modo, provavano a disegnare i confini entro i quali esistere. Con il tempo, ho coltivato l’amore per la lettura e per la scrittura introspettiva, scegliendo poi un lavoro attraverso cui le storie e i protagonisti dei racconti di vita trovassero uno spazio, quello della terapia, appunto, dove potersi fermare, raccontarsi e raccogliere l’entusiasmo necessario per riprendere il viaggio. La rubrica “Una stanza tutta per sé” vuole essere un’occasione per riflettere, condividere storie, tessere un filo comunicativo tra le persone. Una stanza per noi ma con finestre comunicanti, da cui poter parlare, ascoltare, entrare in sintonia con noi stessi e con gli altri

 

 

 

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Pubblicato il 15 novembre 2020

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