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Coronavirus, approfondimento sui dati in Toscana

Capire lo stato di un’epidemia non è certo cosa facile e non è un caso che l'Istituto Superiore di Sanità utilizzi ben 21 indicatori per cercare di quantificare il rischio presente in ogni regione

 EDOARDO BALLINI
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Tuttavia, pur non avendo la mole di dati, le capacità tecniche e il tempo che hanno giustamente a disposizione i tecnici dell’ISS, possiamo nel nostro piccolo cercare, con i dati che comunque sono noti, di capire più o meno dove siamo e, idealmente, dove stiamo andando. La domanda centrale che spesso ci facciamo è: quanti casi riusciamo a trovare su quelli reali? Quanti sfuggono alle nostre maglie? Per un periodo relativamente lungo di tempo i casi sono stabili: vuol dire che abbiamo raggiunto il picco o che abbiamo perso il bandolo del tracciamento e della capacità diagnostica? Come possiamo capire quale delle due possibilità è la realtà? Proviamo a vedere qualcosa per la Regione Toscana.


Partiamo con la prima immagine: per ogni giorno è riportata la media a 7 giorni dei casi (in rosso) e dei decessi (in nero). Per circa un mese i contagi hanno previsto con una discreta precisione i decessi della settimana successiva con un rapporto 1 a 80 [1]. Sia i casi che i decessi hanno seguito un andamento esponenziale: vuol dire che il tempo di raddoppio è costante e, in questo caso, era di 7 giorni. Un andamento esponenziale del genere, se seguito troppo a lungo, porta inesorabilmente in grossa difficoltà qualsiasi Sistema Sanitario.



A inizio novembre questa tendenza comune si è rotta: i nuovi casi hanno iniziato a essere sempre tra i 2300 e i 2400 nella media settimanale, mentre i decessi della settimana successiva hanno continuato ad aumentare. Questo è un primo segnale di una ridotta capacità del sistema nell’intercettare i casi. La buona notizia è che anche la crescita dei decessi, questa settimana, sembra essersi quasi fermata. Possiamo vedere la rottura del comportamento comune anche nella seconda immagine, dove è riportato il rapporto, di settimana in settimana, dei casi e dei decessi. Un rapporto vicino a 1, raggiunto da una settimana circa dai nuovi casi, vuol dire che la situazione è stazionaria. Il rapporto dei decessi sta scendendo molto in questi giorni, ma ci si accorge quanto lo stia facendo in ritardo rispetto ai casi. Ricordiamo che, affinché la situazione migliori davvero, è necessario che questi coefficienti siano inferiori a 1.

Nella terza immagine, invece, è riportata la media settimanale della % di tamponi positivi. Anche qui, come per i casi, la crescita si è fermata ai primi di novembre con valori intorno al 15%, per poi scendere fin quasi il 13%. Per quanto possa essere un segnale positivo, ricordo che la soglia di sicurezza indicata anche dall’OMS è avere una percentuale di positivi sui tamponi totali del 3%. Oltre quel valore, l’epidemia viene considerata sempre più difficile da controllare [2]. Anche qui quindi capiamo che, da inizio novembre in poi, la frazione dei casi reali che abbiamo trovato è stata più bassa rispetto alla gran parte del mese di ottobre.

Per finire c’è un ultimo andamento che può aiutarci a capire se la situazione può ritenersi sotto controllo: l’età media dei contagiati. Purtroppo, la regione non comunica giornalmente l’età media precisa, ma solo un’approssimazione. Magari l’età media dei contagi giornalieri è 46.8 anni, ma la regione comunica “circa 47”. Tuttavia, è possibile prendere quei “circa…” e trovare una stima dell’età media dei contagiati nell’arco di 7 giorn. Trovate la stima dal 4 ottobre in poi nella quarta immagine. La parte “ombreggiata” è una rappresenta una stima dell’errore che si commette nel fare “artigianalmente” quella media settimanale e ci dà l’idea che il trend che si nota è comunque affidabile. Da inizio ottobre in poi, l’età media dei contagiati è sempre cresciuta in modo più o meno costante. La cosa ottimale sarebbe avere un’età media al di sotto dell’età media della popolazione, che in Toscana è 45 anni, perché vorrebbe dire che riusciamo a testare e tracciare tutte le fasce di età. Man mano che l’epidemia sfugge di mano, i tamponi non sono più sufficienti a testare tutti i possibili contagiati e quindi si dà la priorità a chi ha un’età più alta, a chi è più a rischio (tendenzialmente gli anziani) e a chi presenta sintomi (anche qui in maggioranza anziani). Dal 6 novembre, l’età media dei contagiati è nettamente superiore ai 45 anni e la crescita non si è ancora fermata. Quando torneremo a un’età media dei contagiati vicina ai 45 anni, sarà un buon segno.

Vediamo infine nella quinta e ultima immagine la situazione delle Terapie Intensive, più critiche in Toscana rispetto agli ospedalizzati in area non critica. La soglia di sicurezza è al 30% di occupazione, oltre vi è sovraccarico [3]. Ad il tasso di occupazione è oltre il 48%. Possiamo definire due fasi: dal 10 ottobre a inizio novembre, le Terapie Intensive sono cresciute con un andamento decisamente esponenziale; dal 2 novembre a pochi giorni fa il trend è diventato fortunatamente lineare. È difficile dire quanto quel rallentamento sia dovuto a un effettivo miglioramento delle condizioni epidemiche e quanto sia dovuto proprio al superamento della soglia di allerta del 30%, che insieme a criteri di selezione più rigidi per l’ingresso in Terapia Intensiva potrebbe aver rallentato la crescita [4].

Negli ultimi giorni la crescita ha subito un piccolo arresto. Speriamo le terapie intensive occupate possano calare presto.

Edoardo Ballini, studente magistrale di fisica

Fonti

[1] https://www.huffingtonpost.it/entry/misure-drastiche-o-a-meta-novembre-500-morti-al-giorno-di-g-parisi_it_5f8ffeaec5b686eaaa0cbfcf?4ob&utm_hp_ref=it-homepage&fbclid=IwAR2W9dVUBJM2fquCUfRaKJahndQfJI0_N212d8kUhxL2FakMdmwYhX3fxsM

[2] https://www.facebook.com/DatiAnalisiCoronavirus/posts/188025576150959

[3] decreto del Ministro della Salute del 30/4/2020

[4] https://www.facebook.com/cattiviscienziati/posts/185461943137853

[Fonte posti in Terapia Intensiva] https://www.agenas.gov.it/covid19/web/index.php?r=site%2Ftab2

 

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Pubblicato il 21 novembre 2020

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