Covid e povertà, cresce il numero dalle persone assistite in Val d'Elsa

L’ultima relazione della Caritas Nazionale dimostra che la pandemia ha aggravato sensibilmente la situazione economica e sociale delle famiglie sia italiane che straniere residenti in Italia. Il dato è attestato anche nel nostro territorio

 VAL D'ELSA
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Giovanni Lisi, responsabile dell’Emporio della Solidarietà di Poggibonsi, ha affermato che «da maggio ad oggi il numero delle famiglie assistite è aumentato di circa 25 nuclei, quindi circa novanta persone in più. In totale assistiamo 165 famiglie, circa 500 persone. Senza considerare gli interventi una tantum a persone che non vengono frequentemente. La richiesta è comunque costante da novembre. L’aumento significativo c’è stato quando è iniziata la seconda ondata di contagi. Le richieste accrescono smisuratamente per la mancanza di lavoro. Con questa pandemia i poveri sono sempre più poveri e coloro che avevano trovato un lavoro durante l’estate, per sbarcare il lunario, lo hanno perso. Sono per lo più famiglie che hanno un soggetto in cassa integrazione o licenziato. Il 70% delle persone che assistiamo sono straniere. Prevalentemente gli italiani sono anziani che sopravvivono a stento, con pochissime risorse. Quest’anno abbiamo pensato di regalare per Natale a tutte le famiglie un panettone, una bottiglia di spumante ed una forma di grana da mezzo kg. Dobbiamo fare anche un grande ringraziamento ai poggibonsesi che fanno molte donazioni, soprattutto anonime, questi sono gesti nobili».

A Colle di Val d’Elsa la situazione è similare, lo affermano le due responsabili delle Caritas dell’Unità Pastorale di Colle Alta.

Franca Micheletti è la responsabile della parte de Le Grazie, Campiglia, Quartaia, Borgatello e campagna, «in questo periodo tra Natale e prima di Natale non c’è molta differenza. Perché la richiesta è sempre tanta, in costante aumento. In particolar modo devo dire che ultimamente sono aumentate le richieste di pagamento delle utenze. Da novembre la situazione si attesta alle cifre che abbiamo avuto ad aprile, ovvero molto alte. Mentre ad inizio estate le acque si erano calmate, poi con la nuova chiusura, chi aveva ritrovato lavoro è dovuto tornare nuovamente a casa. Assistiamo 43 famiglie che si dividono tra saltuarie e costanti. Si tratta sostanzialmente di 170 persone in totale».

Lisetta Sprugnoli è invece la responsabile della parte del borgo nuovo, borgo e Castello, «abbiamo visto un incremento di tanti assistiti. Soprattutto di persone che erano anni che non venivano, perché in famiglia qualcuno di loro aveva trovato lavoro ed invece ora sono fermi. La quantità di cibo che viene data e che viene richiesta è maggiore in questo periodo. Vengono a mancare, spesso, gli alimenti che costano di più. Gli assistiti che venivano una volta ogni quindici giorni ora chiedono di venire una volta a settimana. Anche per quanto riguarda la situazione dello sportello ascolto, purtroppo, c’è stato un aumento. Gli ascolti, ora, sono telefonici. Il lavoro è la prima richiesta, viene ricercato qualsiasi tipo di lavoro. Prima anche per quello che riguardava il servizio agli anziani la richiesta era per massimo otto ore, ora anche 24 su 24. Attualmente assistiamo circa 42 famiglie, per un totale di circa 180 persone».

La Fondazione Territori Sociali Altavaldelsa per rispondere alle problematiche ha dato una nuova possibilità di buoni per la spesa alimentare.

Ne potranno beneficiare i cittadini in condizioni di disagio economico, già in carico ai servizi sociali o che si trovano in condizioni di difficoltà economica e che hanno subito una riduzione del reddito superiore al 30% rispetto all’anno precedente, a causa dell’emergenza Covid-19.

Tali buoni consentiranno l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità presso gli esercizi commerciali convenzionati solo nel comune di residenza.

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 19 dicembre 2020

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