Dalla Val d'Elsa alla Spagna per il Cammino di Santiago: un'esperienza tra salute e spiritualità

Un oncologo e nutrizionista romano è la mente dell'iniziativa volta a diffondere un messaggio terapeutico all'insegna di uno stile di vita sano e di un'alimentazione corretta in un contesto particolare. Il gruppo, costituito da venti persone, si è incontrato a Sarria per affrontare insieme gli ultimi 115 chilometri del percorso. Destinazione Santiago, passando per le colline della Galizia

 
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Sono tornati dalla Spagna nei giorni scorsi quattro medici nutrizionisti insieme ad un gruppo di amici e conoscenti di tutta Italia. I partecipanti all'iniziativa, partiti dalla Val d'Elsa, da Lucca ma anche da Milano, da Treviso, da Bologna, da Roma si sono dati appuntamento in Spagna per vivere insieme un'avventura il cui nome è da sempre sinonimo di rinascita: il Cammino di Santiago. Santiago di Compostela com'è noto, è insieme a Roma e Gerusalemme una delle tre grandi mete di pellegrinaggio del mondo cristiano.

Un oncologo e nutrizionista romano è la mente dell'iniziativa volta a diffondere un messaggio terapeutico all'insegna di uno stile di vita sano e di un'alimentazione corretta in un contesto particolare. Il gruppo, costituito da venti persone, si è incontrato a Sarria per affrontare insieme gli ultimi 115 chilometri del percorso. Destinazione Santiago, passando per le colline della Galizia. Per la dottoressa Evelyn Capalbo, nutrizionista dell'associazione Valdelsadonna presso l'Ospedale di Campostaggia, è la seconda volta e ci racconta con entusiasmo un'esperienza che ha voluto ripetere anche quest'anno portando a casa un bagaglio di emozioni  ancora più ricco dello scorso anno: «E' il momento in cui ci si mette finalmente a nudo. Camminando sei solo con te stesso, con i tuoi limiti, con la voglia di farcela superando la fatica e gli eventuali incidenti di percorso, e al ritorno senti che qualcosa è cambiato, non sei più lo stesso. Che lo si faccia per fede, per sport o per altri motivi è un'esperienza che ti arricchisce interiormente. In questo caso il "Cammino" aveva un valore aggiunto che era quello di educare ad una alimentazione corretta all'insegna della prevenzione di molte malattie. Infatti, ogni sera, dedicavamo un po' di tempo allo yoga e ai princìpi di una sana alimentazione, passando poi in cucina per la pratica. Quando ci è stato possibile abbiamo cucinato insieme riunendoci intorno alla tavola dell'Ostello che ci stava ospitando".

Caterina è una compagna di viaggio che ci racconta la sua esperienza nel ruolo di paziente oncologica che, a distanza di pochi mesi da un importante intervento chirurgico, ha deciso con coraggio di mettersi in gioco sfidando la paura di non farcela. Sono sedici anni che Caterina combatte contro la malattia e quello che sorprende in questa giovane donna è la forza con cui si racconta e che ha un attimo di cedimento soltanto nel momento in cui parla del figlio, che all'inizio del suo percorso oncologico aveva solo sei anni. «Prima della partenza avevo mille dubbi nonostante mi fossi allenata  con dei percorsi impegnativi. Il primo giorno  è stata dura, ma poi nei giorni successivi è andata meglio e scoprire che il corpo rispondeva positivamente mi incoraggiava ad andare avanti sfidando me stessa. E' stato bello essere in gruppo, ma anche poter scegliere  di camminare da soli per ritrovarsi poi al prossimo Ostello dove avremmo fatto una sosta per la notte. Staccare dai pensieri di tutti i giorni, mettersi alla prova per poi rendersi conto che, passo dopo passo, era una sfida possibile, fare venti chilometri dopo i primi giorni diventava quasi una passeggiata anche se i piedi cominciavano a far male».

Il racconto continua con la condivisione del ricordo delle amicizie fatte strada facendo, pellegrini con cui ci si incontra, si fa un tratto di strada insieme raccontandosi per poi ritrovarsi, nei giorni successivi, con la gioia con cui si incontra un vecchio amico. Emozioni che si amplificano in vista del Monte Gozo, il Monte della Gioia dove troneggia la grande Statua del Pellegrino davanti allo spettacolo inaspettato della città di Santiago. Ancora pochi chilometri alla Piazza della Cattedrale che pullula di pellegrini esultanti per aver concluso un cammino che in alcuni casi è durato mesi e centinaia di chilometri. Canti e grida di giubilo in quella piazza dove la stanchezza lascia il posto alle emozioni più forti di chi con quel percorso ha incontrato se stesso prima dei tanti compagni di viaggio. Finisterre è stata l'ultima tappa del viaggio. Il punto più occidentale d'Europa dove un promontorio affacciato sull'Oceano Atlantico e un faro accolgono i pellegrini che nonostante la stanchezza vivono in quel momento la malinconia della fine di una incredibile avventura. Finis Terrae è il luogo che gli antichi romani credevano rappresentasse la fine del mondo e che ha poi assunto il simbolo del rinnovamento e della rinascita. E' su questo promontorio che il pellegrino per suggellare l'inizio di una nuova vita brucia simbolicamente uno degli indumenti indossati durante il viaggio, o lancia nell'Oceano il bastone che lo ha sostenuto durante il cammino. 

Anche Caterina lo ha fatto. Quel bastone su cui aveva scritto i nomi delle persone più care racconta la sua storia di donna, la sua sofferenza, la sua forza, la sua speranza che si esprime in poche parole: «Abbiamo deciso che nel 2021 rifaremo questo viaggio, sarà un Anno Giubilare e le porte della Cattedrale di Santiago saranno sempre aperte».

Antonella Lomonaco          

Pubblicato il 26 luglio 2018

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