Dibattito sul Ddl Zan, ma quali sono le identità di genere?

Una breve guida orientativa per avere alcune informazioni su identità di genere, sesso ed orientamento sessuale

 DDL ZAN
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La discussione popolare e parlamentare sul Ddl Zan ha preso in parte una strada che riguarda più le posizioni politiche, che il merito. Senza indagare su quali sono realmente le funzioni di questo disegno di legge. Viene definita una proposta contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo.

In prima analisi occorrerebbe, però, far presente che l’identità di genere, il sesso e l’orientamento sessuale sono tre cose diverse. Per genere si vuole intendere la percezione che ognuno può avere di sé, come maschio o femmina, ovvero l’identità di genere, ma anche il sistema socialmente presente riferito a quelle stesse identità, che invece è il ruolo di genere. Con sesso, invece, ci si vuole riferire esclusivamente all’anatomia di una persona. Altra specifica ancora è l’orientamento sessuale, cioè il tipo di persone da cui un soggetto è sessualmente attratto.

La discussione sul Ddl si è ormai risicata alla sfera legata all’identità di genere, in realtà riguarda anche l’abilismo e molto altro.

Per poter avere un pensiero nel merito del Ddl, senza rimanere ancorati alla mera “chiacchiera” da Facebook - sì perché quelle da bar, a questo punto, erano sicuramente più articolate culturalmente, anche dopo qualche bicchiere - occorre prima di tutto capire di cosa si parla. 

Avendo la conoscenza di alcuni aspetti affinché ognuno possa capire il fulcro della questione. In questa galassia di conoscenze, la Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali, ha pubblicato un saggio, intitolato il “genere”: una guida orientativa. È un ottimo punto di partenza ed è scaricabile gratuitamente online.

Fino ad alcuni decenni fa e forse anche oggi in qualche meandro della società si parla ancora di “contro natura” o cosa vuole la natura, con un grande trasporto per le “cose naturali”, interesse che svanisce attimi dopo nel momento in cui fare la raccolta differenziata è troppo impegnativo. Michel de Montaigne, un noto filosofo francese nel 1582 affermava che, “Chiamiamo contro natura quello che avviene contro la consuetudine, non c’è niente se non secondo essa, qualunque cosa sia”. 

Uno dei temi più dibattuti è proprio quello che riguarda le terminologie. In questo nostro primo reportage intorno al Ddl Zan vorremo concentrarci proprio sulle varie definizioni delle diverse identità di genere, partendo da LGBTQ, la sigla LGBT sta per indicare persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Per includere anche le persone genderqueer viene aggiunta anche una Q alla sigla. Viene utilizzata anche LGBTQI per includere le persone intersessuali. 

Partendo dall’inizio, le persone transgender sono quelle che si riconoscono nel genere opposto al loro sesso biologico. L’esempio è dei più classici, ho il pene, mi sento una donna, oppure in un genere intermedio tra il maschile e il femminile. Parte delle persone transgender sono anche transessuali, sono coloro che si stanno sottoponendo o si sono già sottoposte ad un’operazione di transizione da un sesso all’altro. Gli uomini e le donne cisgender sono invece coloro che si riconoscono nel genere corrispondente al loro sesso biologico, ad esempio, ho il pene mi sento un uomo, ma ci sono cisgender eterosessuali e cisgender omosessuali. Coloro che si definiscono genderfluid sono di genere non binario. Ovvero le persone che a volte si riconoscono nel genere femminile, altre volte in quello maschile. Mentre i gender questioning si stanno ancora interrogando sulla propria identità di genere.

L’intersessuale – come ricorda anche Il Post – non riguarda l’identità di genere, ma con quella sessuale. Persone che non sono né maschio né femmina dal punto di vista biologico, sia per come sono fatti i loro cromosomi sessuali, sia i loro ormoni o i loro genitali. Occorre fare una specifica per quanto riguarda il genere non binario, ricorrendo alle parole dell’attivista Ethan Bonali, che sul sito “Pasionaria” ha definito come «una persona con identità non binaria non si riconosce e non riconosce la costruzione binaria del genere, ovvero l’idea che esistano solo due generi, uomo e donna. In maniera più opportuna, sarebbe meglio riferirsi ad una pluralità di identità non binarie e non ad una sola». I genderqueer sono persone di genere non binario e si oppongono agli stereotipi sui generi, si riconoscono in un mix personale di caratteristiche che possono essere associate al genere femminile o al genere maschile. Come viene ribadito dal Post, si usa anche l’espressione “genderfuck” per chi vuole ribadire questa condizione in modo provocatorio. Gli agender sono invece le persone che rifiutano di identificarsi in un genere.

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 8 maggio 2021

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