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Dieci anni di Hospice e Ospedale di Comunità: una risorsa importante per tutta la Val d’Elsa

«Questi dieci anni di attività si inseriscono in una struttura qualificata - ha detto il sindaco Bussagli -. I numeri visti qualche giorno fa in occasione della Conferenza dei Sindaci sono lusinghieri. C'è un sistema che funziona, di cui l'Ospedale di Comunità e l'Hospice sono un tassello importante. Grazie per il lavoro che fate ogni giorno, grazie anche per il rapporto discreto che avete avuto con le istituzioni. Lavoreremo per rafforzare la rete di associazioni coinvolte e per continuare a dare un contributo concreto e costante ai servizi offerti»

 
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Oltre 3mila ricoveri complessivi per circa 47mila giornate di degenza. Sono questi alcuni numeri dell’Ospedale di Comunità ed Hospice di Campostaggia che compiono ben dieci anni di attività. La ricorrenza è stata festeggiata ieri mattina, in un clima del tutto informale, presso la struttura ospedaliera stessa. A presentare i dati, il percorso intrapreso in questi anni e i nuovi obiettivi futuri, c’erano Marco Gozzi e la dott.ssa Antonina Condello, coordinatore infermieristico e coordinatore medico dell’Ospedale di Comunità, David Bussagli, sindaco del Comune di Poggibonsi, la dott.ssa Antonia Loiacono, coordinatore medico dell’Hospice, e il dott. Luca Vigni, direttore della Società della Salute. C’erano poi medici di famiglia, infermieri, rappresentanti delle associazioni. In sala anche l’assessore alle politiche sociali del Comune di Poggibonsi Filomena Convertito.

Nella relazione presentata su questi dieci anni di attività si fa una giusta premessa: “La famiglia, in passato punto di riferimento dell’assistenza soprattutto agli anziani tanto da essere definita la più grande azienda sanitaria del Paese, ha perso alcune delle sue caratteristiche diventando, per ragioni a tutti note, ridotta nel numero dei componenti e sempre meno disponibile. L’Italia è, dopo il Giappone, la nazione più vecchia al mondo”. In questo contesto è chiaro come sia sempre più importante la necessità di una risposta socio-sanitaria che non si basi solo sull’efficienza e l’avanguardia dei servizi proposti ma che guardi soprattutto alla persona.

L’Ospedale di Comunità di Campostaggia nasce nell’aprile del 2007 in questo senso, come risposta assistenziale residenziale per le persone affette da patologie croniche temporaneamente riacutizzate che necessitano di un alto livello di assistenza ma che, per varie ragioni, non possono essere assistite a casa e non hanno bisogno di una sorveglianza medica continuativa. Come alcuni hanno ricordato, nasce non senza difficoltà e scetticismo anche tra i medici, che hanno però nel tempo imparato a vederlo come un’importante risorsa per tutto il territorio. Lo stesso vale per l’Hospice, che ha l’obiettivo di garantire ai pazienti la possibilità di terminare la propria vita senza dolore in un ambiente alternativo al domicilio, adeguato, confortevole e con la presenza e il supporto dei propri familiari.

L’umanità e l’empatia sono il vero valore aggiunto, alla base del credo assistenziale. Quello che succede in questi luoghi, a detta di tutti i presenti e gli intervenuti (alcuni anche commossi), non si vede dappertutto. La partecipazione affettiva a un dolore, a un lutto ha un estremo valore ed è qualcosa a cui purtroppo siamo poco abituati nella sanità pubblica.

«Questi dieci anni di attività si inseriscono in una struttura qualificata - ha detto il sindaco Bussagli -. I numeri visti qualche giorno fa in occasione della Conferenza dei Sindaci sono lusinghieri. C'è un sistema che funziona, di cui l'Ospedale di Comunità e l'Hospice sono un tassello importante. Grazie per il lavoro che fate ogni giorno, grazie anche per il rapporto discreto che avete avuto con le istituzioni. Lavoreremo per rafforzare la rete di associazioni coinvolte e per continuare a dare un contributo concreto e costante ai servizi offerti».

Obiettivi futuri e novità. L’evento di ieri è stato anche l’occasione per parlare di futuro e degli obiettivi che queste due importanti realtà si sono prefissate. «Già da questa estate abbiamo aperto le cosiddette frontiere, accogliendo pazienti che vivono al limite dei nostri confini (per es. Certaldo, Tavarnelle Val di Pesa) – ha detto la dott.ssa Loiacono -. L’Hospice è nato come servizio sulle cure palliative prevalentemente dedicato al paziente oncologico, ma la nostra sfida è rivolgersi anche ad altri tipi di pazienti in stato avanzato di malattia. Abbiamo pensato inoltre alla realizzazione di un ambulatorio, in stretta connessione con gli oncologi, per far sì che i pazienti possano essere intercettati ancora più velocemente».

Il prossimo anno all’interno del personale dell’Ospedale di Comunità ci saranno un pensionamento e un trasferimento, ai quali, come assicura Gozzi, è interesse dell’azienda stessa provvedere per mantenere l’alto livello qualitativo assistenziale. Alcune importanti novità riguarderanno infine il passaggio delle consegne, che si scriverà sullo stesso modulo come già accade all’Hospice, e la volontà di ampliare la disponibilità dei posti letto.

Alessandra Angioletti

 

 

 

Pubblicato il 3 dicembre 2017

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