Dormiva alla stazione di Poggibonsi

In pieno lockdown senza una casa, aiutato da un architetto colligiano

 COLLE DI VAL D'ELSA
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Ci sono delle storie, che purtroppo non troppo spesso vengono raccontante. In una Valdelsa borghese, patinata e nella quale l’apparenza conta molto di più di quanto si vuol far realmente credere. A volte capita che in ambienti come questi non ci si accorge di chi ha bisogno, ma si preferisce guardare altrove.

C’è anche qui un “mondo invisibile”, quello che quando viene raccontato dai tg nazionali ci fa commentare “si ma non da noi, in grandi città”. 

Invece, accade proprio da noi. Sono ancora molti i senzatetto, i clochard che vivono “alla giornata” nelle nostre città. A volte, più spesso di quanto si possa immaginare ci sono molti tra volontari, associazioni, parrocchie ed istituzioni, che si prendono cura del diverso, di chi non vuole nessuno.

È il caso di M. un uomo di 67 anni, di origini marocchine. Da oltre 40 lavora in Italia, per poter dar pane alla tavola della sua famiglia in Marocco. Abitava a Gambassi Terme, ma è dovuto rientrare in Marocco. Al suo ritorno per una serie di vicissitudini e situazioni che lui stesso definisce «uno sgarro» si è ritrovato senza casa.

Senza casa, in pieno lockdown. A soffermarsi anche solo un momento su questo aspetto ci sarebbe da impazzire. Mettersi nelle condizioni di vivere fuori casa proprio quando ognuno di noi ha iniziato a conoscere la pandemia, ne aveva più paura e non voleva varcare la soglia della propria dimora. Si è ritrovato non seguito da nessun comune nello specifico ed a fare il clochard alla stazione ferroviaria di Poggibonsi.

Poi, un ragazzo, classe 1991, architetto, colligiano si è preso carico di M. insieme ad una volontaria della Corte dei Miracoli di Siena. Il giovane architetto si trovava in stazione tutte le mattine per poter andare a lavorare, ma non si è voltato dall’altra parte. Ha deciso di farsi prossimo. Questi due soggetti si sono anche occupati di verificare se M. poteva aver diritto ad un trattamento pensionistico. In questo momento per M. c’è in valutazione un rimpatrio assistito, con la possibilità di avere delle risorse per aprire un’attività in Marocco. Nel mese di giugno forse avrà davanti a sé una nuova storia, una nuova strada da percorrere. I volontari lo hanno aiutato a prendere consapevolezza di se stesso e verificare anche le condizioni per una contribuzione europea per rientrare dalla sua famiglia.

In questo momento vive a Colle.

Questa storia racconta di come sia possibile andare in controtendenza con semplici gesti, perché “non è tanto chi siamo, ma ciò che facciamo che ci qualifica”. Si è creata una rete di solidarietà e si sono messe in moto associazioni, enti e singole persone per intervenire. Oggi si trova nella Casa della Carità a Colle, una casa di gestione dell’Unità Pastorale delle Parrocchie di Colle Alta, nella quale chi ne ha bisogno può trovare una casa transitoria.

L’augurio è che M. possa trovare la sua nuova casa nel suo vecchio Paese, in Marocco.

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 16 aprile 2021

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