Festa della donna a Colle di Val d'Elsa: un momento di spettacolo a scopo solidale

Danza e teatro per richiamare l’attenzione sui diritti umani e in particolare sui diritti delle donne, spesso vittime di discriminazione sociale e di violenza

 
  • Condividi questo articolo:
  • j

In occasione della giornata internazionale della donna si svolgerà al Teatro del Popolo di Colle di Val d'Elsa lo spettacolo "La casa segreta", il progetto di raccolta fondi a sostegno del centro anti violenza Donne Insieme Valdelsa onlus promosso dal Rotary Club Valdelsa. L'iniziativa sarà presentata domani alle 12.00 con una conferenza stampa al Consiglio regionale. Interverranno il consigliere regionale Stefano Scaramelli e Maria Antonietta Cruciata, presidente del Rotary Club Valdelsa per l’anno rotariano 2016-2017.

Durante la serata verranno rappresentati gli spettacoli "Il grido negato", già andato in scena lo scorso 8 marzo al Teatro Politeama di Poggibonsi e interpretato dall'Asd Scuola Danza San Gimignano Gruppo Danza Impeti, e "La città di plastica nel giardino dei sogni" di Silvia Resta e Francesco Zarzana.

Danza e teatro, dunque, per richiamare l’attenzione sui diritti umani e in particolare sui diritti delle donne, spesso vittime di discriminazione sociale e di violenza. I fondi raccolti saranno utilizzati a sostegno del Centro anti violenza della Valdelsa e in particolare per la Casa Rifugio a indirizzo segreto. Nel 2016, il Centro ha assistito 56 donne coinvolte in situazioni di violenza, dando inizio al progetto della Casa a indirizzo segreto per dare rifugio e accoglienza a donne e a minori vittime di violenza.

L'evento gode del patrocinio dei Comuni della Val d'Elsa senese e fiorentina. Appuntamento mercoledì 8 marzo 2017, alle ore 21.00, presso il Teatro del Popolo di Colle di Val d'Elsa (SI).

Il grido negato

Gli episodi sviluppati nello spettacolo di danza in un unico flusso narrativo riguardano le angherie, i soprusi, le violenze che le donne hanno dovuto subire nel corso della loro vita. In modo assai diffuso nella nostra epoca, senza grandi differenze da popolo a popolo, da Stato a Stato.  Il riscatto dal dolore o dall’offesa non può venire che da un impeto di solidarietà fra donne consapevoli. Solo la solidarietà può fare da baluardo al dilagare delle varie forme di sopraffazione, e a salvaguardare la propria umanità. Tema arduo interpretato con intensa partecipazione emotiva, secondo un linguaggio coreutico intuitivo nella propria espressività, sempre comunque intrecciato ad una parallela, lucida e incisiva consapevolezza. La sequenza degli episodi identifica e in parte anche spiega le origini, i disagi, le angosce, le paure che ne permeano lo sviluppo, talora esplicite, altre volte celate, ma in grado di suscitare un “grido” di opposizione o di rifiuto, la cui eco si cerca invano di negare. 

Interpreti: Sara Bocci, Diletta Furesi, Chiara Mazzoni, Elisa Lapi, Silvia Lavecchia, Jennifer Pistelli, Sophie Simonyi
Coreografie: Luisa Guicciardini 
Per informazioni: Gruppo Danza Impeti

La città di plastica nel giardino dei sogni

Lo spettacolo teatrale di Silvia Resta e Francesco Zarzana, con Claudia Campagnola, racconta le storie di Hanifa e Rose: storie di giovani ragazze contemporanee. Dall'Afghanistan, la storia di Hanifa. Volti sofferenti e sguardi di paura, sono quelli della schiavitù in cui sono ridotte, poco più che bambine, le donne afgane vendute dai loro padri a mariti troppo vecchi, troppo violenti. E’ lo strazio di migliaia di giovanissime ragazze strappate dai loro sogni di adolescente che per sfuggire ai matrimoni combinati, si cospargono di benzina e si danno fuoco. È la loro dannata strada per la libertà. 

Si chiama Rose, come il fiore. Un nome che è il segno di un destino beffardo per una ragazza che vive in Kenya, in un villaggio vicino al lago Naivasha, a 150 km a nord di Nairobi. Qui, circa venti anni fa, son arrivate le multinazionali per iniziare una produzione intensiva di rose, sfruttando le risorse umane ed ambientali favorevoli. Molte braccia sono servite per costruire La città di plastica ma insieme alle giovani tagliatrici e alle rose, sotto quei teloni incandescenti, ci sono anche le polveri chimiche che vengono spruzzate ogni ora: anticrittogamici, antiparassitari, pesticidi. Molte giovani ragazze, tutto il giorno a contatto con le polveri killer, si ammalano come la nostra Rose. Gli stessi fiori che in occidente vengono regalati come simbolo d’amore, in Kenya significano malattia e morte.

Regia: Norma Martelli
Poesia: di Forough Farrokhzad letta da Antonella Civale
Scena: Camilla Grappelli e Francesco Pellicano
Suono: David Barittoni 
Aiuto regia: Maria Castelletto 
Produzione: Compagnia della Luna 
Per informazioniwww.nicolapiovani.it

Le foto di Mind GAP ritraggono alcune immagini dello spettacolo "Il grido negato", in scena l'8 marzo 2016 al Teatro del Politeama di Poggibonsi

Pubblicato il 27 febbraio 2017

  • Condividi questo articolo:
  • j

Potrebbe interessarti