Francesco racconta di come, con un amico, ha aperto un'impresa fuori dall'Italia

Scrivo mentre sono a 10.000 Km da Colle di Val d'Elsa: casa mia. Lontano dai luoghi in cui sono cresciuto e dalle persone a cui voglio bene. Mi chiamo Francesco, ho 29 anni e ho aperto, insieme a un mio amico, Paolo, un'impresa nel settore del vetro in Messico. Sono cresciuto personalmente e professionalmente accanto a mio padre

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Scrivo mentre sono a 10.000 Km da Colle di Val d'Elsa: casa mia.
Lontano dai luoghi in cui sono cresciuto e dalle persone a cui voglio bene. Mi chiamo Francesco, ho 29 anni e ho aperto, insieme a un mio amico, Paolo, un'impresa nel settore del vetro in Messico.
Sono cresciuto personalmente e professionalmente accanto a mio padre, piccolo imprenditore sempre nel settore del vetro. Con lui ho vissuto e condiviso le gioie, i viaggi, ma soprattutto le preoccupazioni e le notti in bianco per un lavoro che ormai non giustifica più i tanti rischi in relazione ai pochi benefici.

La triste realtà è che in Italia oggi non si vive, si sopravvive. E sopravvivere significa non riuscire ad avere prospettive a lungo termine, cosa che uccide l'imprenditoria italiana e i relativi benefici sociali che derivano dalle attività di milioni di nostri "colleghi" che hanno una Pmi e danno lavoro a più dell'80% degli occupati in Italia.
Tutte le mattine mi svegliavo per andare a lavoro e mi dicevo che avrei dovuto trovare il modo di creare qualcosa di nuovo.
Parlando con amici e facendo incontri post-lavoro con questa idea, ho incontrato Paolo, mio coetaneo e anche lui con una piccola impresa alle spalle. Insieme abbiamo avuto la "fortuna di avere la possibilità" (come la chiamo io) di fare qualche viaggio per sondare l'ipotesi di realizzare quello che avevamo in mente.

Dopo un anno e mezzo di ricerche abbiamo avuto un'altra volta la "fortuna di avere la possibilità" di incontrare persone che hanno creduto nel nostro progetto e di aprire uno stabilimento a Città del Messico. Ce l'abbiamo fatta? Assolutamente no! La strada è lunga e tortuosa ma almeno qui lavoriamo in un clima di fermento in cui le nostre energie sono impiegate per vivere e per crescere e non per andare a rincorrere i clienti per riscuotere o cercare disperatamente un lavoro che è già stato dato a un'impresa cinese o a una turca.

E' un tagliare i ponti con l'Italia? Assolutamente no! Io credo nel nostro Paese e vivo un mese in Messico e un mese in Italia proprio perché credo che il mio futuro sia in Toscana. Ho avuto la fortuna di vedere molti paesi ma il luogo dove sono cresciuto resta sempre il luogo dove desidero creare una famiglia e crescere mio figlio.
Non sono qui a puntare il dito contro il governo, contro le tasse o contro chissà cosa... Troppo spesso e troppe persone già lo fanno dalla mattina alla sera, senza riuscire a trovare una soluzione che inverta la tendenza al declino con cui rischiamo di abituarci a convivere.
E' una questione di cultura di noi italiani. Viviamo di un passato che ci fa amare nel mondo, ma nel nostro presente non riusciamo a trovare gli strumenti per creare un rapporto di fiducia verso l'intraprendenza delle nuove generazioni e facciamo di tutto per sfuggire a regole e leggi che noi stessi abbiamo creato.

Francesco Leoncini
 

 

 

 

 


Chiunque voglia contribuire e raccontare la sua storia può scrivere a redazione@valdelsa.net.

 

Pubblicato il 2 luglio 2014

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