I Cdj pubblicano il loro primo album di musica italiana degli anni '60 e '70

Simone, Paolo, Matteo, Giacomo e Antonio hanno questo di bello: non si prendono per niente sul serio, suonano insieme per divertirsi e far divertire chi li ascolta. Da pochi giorni è uscito il loro primo cd, che stanno promuovendo in diverse radio locali e al quale lavoravano da circa due anni. Alla registrazione ha partecipato anche Alessandro, uno degli storici fondatori del gruppo, che però ha dovuto lasciare da poco. Quelli incisi sono dodici brani tutti da cantare a squarciagola, italianissimi, degli anni Sessanta e Settanta

 
  • Condividi questo articolo:
  • j

Passare un’ora insieme ai CDJ, cercando di estrapolare loro un’intervista per il primo disco, è stata veramente un’impresa, perché scherzano, scherzano e ancora scherzano. Ma è il loro bello. Perché tra una battuta e l’altra, tra uno sfottò e una risata, riescono a farti sentire parte del gruppo e a strapparti un sorriso, anche dopo una settimana dura di lavoro. Persino sul significato del loro nome non riescono ad essere seri: “Cugini di Jovanotti”, “Cinghiali della Jungla”, “Compagni della Jocca”, mi suggeriscono per prendermi in giro. «In realtà non vuol dire niente di particolare – mi spiegano – ci piaceva come suonavano queste lettere, potremmo quasi scriverle per intero: Ciddiggèi. Abbiamo presentato la domanda alla Crusca per inserirla tra i neologismi, ma ci vuole tempo…».

Simone, Paolo, Matteo, Giacomo e Antonio hanno questo di bello: non si prendono per niente sul serio, suonano insieme per divertirsi e far divertire chi li ascolta. Da pochi giorni è uscito il loro primo cd, che stanno promuovendo in diverse radio locali e al quale lavoravano da circa due anni. Alla registrazione ha partecipato anche Alessandro, uno degli storici fondatori del gruppo, che però ha dovuto lasciare da poco. Quelli incisi sono dodici brani tutti da cantare a squarciagola, italianissimi, degli anni Sessanta e Settanta: “Con il nastro rosa”, “Se perdo anche te”, “Stai lontana da me”, “Ragazzo di strada”, “Io che non vivo (senza te)”, “24mila baci”, “Se bruciasse la città”, “A mano a mano”, “Lontano dagli occhi”, “Alghero”, “Ho in mente te” e “Una giornata uggiosa”. Insomma, dodici pezzi cult della tradizione italiana che questi cinque ragazzi in camicia nera e cravatta rossa con aria scanzonata non mancano mai di suonare ai loro concerti. La scelta del repertorio non è certo casuale: «Questo genere qui ci rappresenta - dicono -, sia per come siamo singolarmente che per come siamo tutti insieme». Lo slogan “L’importante è la salute” sul retro del disco è già tutto un programma.

L’idea del gruppo è nata alla scuola di musica Music Tribe di Barberino Val d’Elsa nel 2012. Matteo insegna lì e molti di loro, prima, erano degli allievi. Nel cassetto hanno anche un paio di inediti, che, chissà, magari potrebbero finire in un secondo lavoro discografico.

Sabato prossimo si esibiranno per la prima volta a Siena. L’appuntamento è alle ore 22.00 alla Birreria La Diana, la prima occasione per gli interessati per acquistare l’album appena uscito.

Alessandra Angioletti

Foto di Massimo Bilenchi

Pubblicato il 22 novembre 2018

  • Condividi questo articolo:
  • j
Torna su