Il Chianti imprigionato da chiusure e cantieri autostradali

I sindaci protestano e chiedono un incontro con la Prefetta di Firenze

 CHIANTI FIORENTINO
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Code chilometriche sotto la canicola estiva, pericolosi restringimenti della carreggiata, maggiore esposizione al rischio di incidenti. Anziché prepararsi ad accogliere l’atteso, quanto mai necessario, intensificarsi dei flussi turistici in una delle aree di collina più battute al mondo da visitatori italiani e straniere, l’estate del Chianti finisce reclusa e isolata, almeno fino al 31 agosto, in un imbuto senza sfondo puntellato di criticità. Con la chiusura della stazione di Impruneta, che interdice ogni via di accesso in uscita da Roma e in ingresso, in direzione Bologna, e le difficoltà legate ai cantieri appena ripartiti che di fatto imprigionano l’Autopalio, rallentando e congestionando il traffico.

In questo momento la viabilità più trafficata del nostro territorio, biglietto da visita per chi giunge dall’esterno, arteria di collegamento tra Firenze e Siena, si presenta nella sua forma peggiore - tuonano i sindaci del Chianti Roberto Ciappi, Paolo Sottani e David Baroncelli - nel momento in cui occorreva agevolare il più possibile la fluidità della viabilità a sostegno del rilancio del Chianti dal punto di vista economico, produttivo e turistico Autostrade per l’Italia ci impone un nuovo ‘lockdown’, appesantito da un invivibile slalom di cantieri e chiusure autostradali. Tutto ciò è incomprensibile e inaccettabile”.

Mentre sta per partire la richiesta di un incontro con la Prefetta di Firenze Alessandra Guidi, insorge la voce dei primi cittadini dei Comuni del Chianti che si affacciano sulla Firenze-Siena, un territorio vasto e complesso, caratterizzato da una densità demografica pari a circa 50mila abitanti e la presenza strategica di alcune delle aree industriali-artigianali più significative della Toscana. I sindaci non ci stanno e si infiammano contro i tempi e le modalità esecutive degli interventi previsti nel tratto fiorentino dell’A1, parte del piano nazionale che la società ha avviato sull'intera rete autostradale.

La grave e caotica situazione che dallo scorso 26 giugno - proseguono - si è creata all’imbocco dello svincolo autostradale Firenze Siena a causa della chiusura della stazione di Firenze Impruneta, accompagnata dai lavori di potenziamento e ammodernamento nelle gallerie di Pozzolatico, Brancolano, Lastrone, Melarancio, rende impossibile la vita dei cittadini, dei lavoratori pendolari e dei turisti che aspettiamo da più di un anno per rilanciare il nostro territorio”.

Infuriarsi e cercare un dialogo, peraltro inascoltato, non basta. I sindaci stanno elaborando una serie di azioni con le quali contestare fermamente la volontà di Autostrade e individuare proposte e soluzioni concrete alternative alle criticità evidenziate. Per questo motivo procederanno con la richiesta di un incontro con la Prefetta di Firenze, la dottoressa Alessandra Guidi. “Per più di due mesi, e come se non bastasse in corrispondenza della stagione turistica, Autostrade imbottiglierà il Chianti piazzando cantieri ovunque - continuano - siamo coscienti della necessità di realizzare gli investimenti programmati ma perché darne attuazione in questo momento, dopo aver assistito per lunghi periodi all’inattività di questi stessi cantieri?”.

Com’è possibile che non si comprenda l’importanza di intervenire con immediatezza sull’enorme caos che assedia le nostre strade - incalzano - e perché non approfittare delle misure anticovid e della riduzione degli spostamenti dei mesi scorsi per mettere in campo gli interventi preoccupandosi di limitare il più possibile i disagi alla popolazione? Chiediamo, anzi esigiamo, di far parte di un tavolo di coordinamento per condividere strategie e percorsi migliorativi, adeguati alle esigenze di chi vive e lavora in questo territorio. Siamo stufi dell’inefficienza, dei ritardi, del mancato confronto con Autostrade per l’Italia. Siamo i rappresentanti istituzionali più vicini alle nostre comunità e veniamo trattati come realtà invisibili. Questa la chiamiamo democrazia?”.

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Pubblicato il 30 giugno 2021

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