Il futuro della musica è Ripalta Bufo

La sua voce sta facendo strada nel grande mondo della lirica, oggi abita a Colle di Val d'Elsa

 RIPALTA BUFO
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Ripalta Bufo è una delle rivelazioni nel campo della musica internazionale, la sua voce sta facendo strada nel grande mondo della lirica. È diventata popolare per essere anche stata una delle protagoniste di un’edizione di "Italian's got Talent" cercando di riportare l’opera al grande pubblico. A confermare il suo successo sono stati anche gli apprezzamenti dei conduttori de La Barcaccia, il più grande, critico e longevo programma radiofonico sull’opera lirica.

Il suo nome, Ripalta nasce da una lunga tradizione di fede e di speranza, legata alla sua terra, la Madonna di Ripalta è la protettrice della sua città, Cerignola, in provincia di Foggia, in Puglia. Oggi, però, Ripalta Bufo abita a Colle di Val d’Elsa da circa un anno.

Bufo, come nasce la sua passione per la musica?

«E’ stata la musica a prendermi per mano, o almeno mi piace davvero pensarla così. Avevo solo 6 anni quando i miei genitori, che ringrazierò per tutta la vita, mi iscrissero ad una scuola di musica ed iniziai a suonare prima il sax, poi il clarinetto. Il canto è arrivato qualche anno dopo ed è stato un crescendo. Da autodidatta ho vinto tanti concorsi di musica leggera, ma l’opera era per me è un mondo troppo affascinante per restare sconosciuto. Mi divertivo cantando i Matia Bazar e gli acuti di Antonella Ruggero, ma poi restavo ore ad ascoltare Maria Callas ad occhi chiusi ed a farmi trasportare dall’emozione».

Qual è stato il momento in cui ha deciso che la musica era la parte principale della sua vita?

«Quando dopo un mio concerto, mi si avvicinarono due donne commosse e ringraziandomi mi dissero “oggi con il tuo canto ci siamo sentite più vicine a Dio”. Le loro lacrime così sincere sono state il mio input. Ero consapevole del mio dono, ma quando ti rendi conto di poter emozionare, anche inconsapevolmente, arriva la svolta. La musica è sempre stata la parte principale della mia vita e più passa il tempo più mi rendo conto che senza non potrei viverci. La mia è anche un po’ una missione, una sfida continua con me stessa e con i limiti di una mentalità arcaica che vede la lirica come un genere d’elìte. Basta con stereotipi, l’opera è per tutti, soprattutto per i giovani».

Com’è stato il suo arrivo in Valdelsa? Come si trova?

«Il mio approdo in Valdelsa è stata una vera scoperta. La Toscana mi ha sempre affascinato, è stata spesso meta delle mie performance artistiche, ma viverla essendoci di casa è di sicuro un’esperienza unica. Devo dire anche che sono stata molto fortunata, ho conosciuto subito gente dal cuore grande che mi ha accolta a braccia aperte, facendomi sentire a casa. per una pugliese Doc questo è importantissimo, che spero di avere nella mia vita anche dovessi non restare più qui. C’è però una cosa che mi è dispiaciuto non poter fare, ovviamente causa covid ed è cantare. Mi piacerebbe molto poter ringraziare Colle con un mio concerto, chissà».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Per noi artisti dello spettacolo parlare di futuro, in questo particolare periodo storico, è un po’ un’utopia. Si spera in una ripresa dei teatri e degli spettacoli dal vivo. Personalmente ci sono bei progetti in cantiere tra cui una Carmen di G. Bizet a Taranto ed un Rigoletto di G. Verdi in Cina, ma per il resto incrociamo le dita ed intanto, un po’ per scaramanzia, continuiamo a studiare. Una cosa è certa, il pubblico per noi artisti è indispensabile. Io lo chiamo “processo osmotico”, lui è lì per emozionarsi e noi siamo lì per emozionare, emozionandoci. È uno scambio reciproco senza il quale non possiamo vivere. Ognuno la chiami come crede, ma per me questa non è magia, è semplicemente il potere della musica, come canta il grande Renato Zero».

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 9 maggio 2021

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