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Il MES: l'emblema dell'Europa cattiva

L'Italia è nuovamente nel pieno della pandemia ed il nostro sistema sanitario è in crisi; perché non usufruire immediatamente del MES?

 SIMONE MORMONE
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La nuova linea di credito del Meccanismo Europeo di stabilità.

Per rispondere alla crisi economico-sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19, l’Eurogruppo ha disposto importanti strumenti e, tra questi, uno in particolare è stato oggetto di molti dibattiti e discussioni in tutto il paese, diventando una vera e propria questione politica.

Si parla ovviamente del Meccanismo Europeo di Stabilità, il MES, a cui nessuno stato ha fatto ricorso per attenuare i devastanti effetti del Virus.

In breve, il fondo salva stati viene istituito nel 2012 con l’obiettivo di fornire assistenza ai paesi effettivamente in difficoltà o potenzialmente minacciati dai gravi problemi finanziari, discendenti dalla crisi del debito sovrano iniziata nel 2010.
Attraverso l’emissione di bond sul mercato, il Meccanismo reperisce mezzi liquidi da destinare poi ai paesi che ne fanno richiesta, applicando un tasso di interesse bassissimo, in virtù delle garanzie e del sostegno partecipativo che i vari stati dell’Unione Europea forniscono.

Come anticipato, nella lotta alla crisi legata al Covid-19 assume un ruolo importante anche il MES: nel programma di “supporto alla crisi pandemica” è stata istituita una nuova linea di credito a condizioni più flessibili. Tramite la valutazione di rischi finanziari, sostenibilità del debito e potenziale solvibilità, La Commissione Europea, in collaborazione con la Banca Centrale Europea, ha confermato l’idoneità di ogni stato membro a ricevere i supporti del Meccanismo. In particolare, la nuova linea di credito garantisce l’erogazione di un importo pari al 2% del PIL del paese richiedente; l’Italia avrebbe accesso a circa 36 miliardi di euro. La sola condizione imposta riguarda la modalità di utilizzo dei fondi: gli stati che accedono alla nuova linea, devono utilizzare questi soldi per “sostenere il finanziamento interno dei costi diretti e indiretti relativi all’assistenza sanitaria, alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi Covid-19”.

L’infondato timore degli stati

Ad onor del vero, 36 miliardi di euro non rappresentano la soluzione ai problemi finanziari italiani ed è un importo sicuramente irrisorio, se confrontato agli altri interventi programmati dalla Commissione Europea. Ma sono pur sempre 36 miliardi, una potenziale boccata d’ossigeno per il nostro debilitato sistema sanitario. Perché non usufruirne?

Probabilmente, quando si parla di MES, si pensa a quanto è accaduto in Grecia qualche anno fa. A causa della colossale crisi del debito sovrano, nel 2010 il governo greco ha utilizzato i prestiti del MES per evitare il collasso, stipulando un accordo di “ristrutturazione macroeconomica”. Giova sottolineare infatti che, in condizioni normali, i prestiti sono erogati esclusivamente se si accettano alcune particolari e stringenti condizionalità finalizzate al risanamento generale del paese. Per verificare che lo stato stia effettivamente migliorando la propria situazione e stia effettuando un risanamento del proprio bilancio, può essere contestualmente istituita la tanto temuta “sorveglianza rafforzata” da parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Il caso greco è sicuramente ancora oggi scottante, umiliante per certi versi. Per non vedersi interrompere il flusso monetario, il governo greco ha necessariamente dovuto istituire una massiccia politica di austerity: licenziamenti e tagli agli stipendi pubblici ed alla sanità, riduzioni delle pensioni, privatizzazione degli asset strategici, ristrutturazione del proprio debito pubblico (un “soft” default) ed altre stringenti imposizioni. In poche parole, una vera e propria perdita di sovranità.

Ma non è questo il caso.
Come anticipato, la nuova linea di credito offerta del MES ha come unico vincolo che tali fondi siano utilizzati esclusivamente per le spese sanitarie legate al Covid-19. Non esistono clausole nascoste, non è intenzione della Commissione Europea rafforzare la sorveglianza sui paesi. E per chi non lo sapesse, proprio la Commissione Europea può in ogni momento, semmai lo ritenesse necessario, attivare la sorveglianza rafforzata, a prescindere dall’utilizzo delle linee di credito offerte dal MES.

L’altissimo rating dei titoli collocati sul mercato dal MES, permette l’applicazione di un tasso di interesse bassissimo, di gran lunga inferiore al tasso di interesse applicato ai titoli di stato italiani. In 10 anni (la durata del prestito del MES) l’Italia risparmierebbe in spesa per interessi (una delle voci che più gravano sul bilancio dello stato) circa 5 miliardi.
In parole semplici ci regalano dei soldi, letteralmente.
Persino Roberto Gualtieri, ministro dell’economia e delle finanze, ritiene vantaggioso tale strumento.

Secondo alcuni sospettosi osservatori, inoltre, il ricorso al MES potrebbe generare una cattiva immagine del paese agli occhi degli investitori e produrre un “effetto stigma” che farebbe aumentare il tasso di interesse sui titoli di stato italiani.
Si ricorda però che i prestiti del MES sono liberi da vincoli e non può esservi motivo valido perché ciò accada. In realtà, gli investitori potrebbero addirittura vedere di buon occhio l’intervento del Meccanismo, che permetterebbe allo stato di risparmiare e rassicurerebbe proprio gli stessi investitori circa la credibilità dello stato in questione.
Nemmeno tale ipotesi sembra quindi stare in piedi.

La questione è diventata puramente ideologica. Comprensibile è il “no” iniziale, quando ancora non si conoscevano le modalità di erogazione del prestito, ma perseverare sul rifiuto non ha nessun senso logico e non sembrano esserci davvero motivazioni valide.
Cambiare idea è assolutamente dimostrazione di profonda maturità e ragionevolezza e non sinonimo di debolezza o di mancanza di personalità.
La situazione in Italia è nuovamente critica, la curva dei contagi cresce costantemente e gli ospedali sono saturi: in alcune regioni i posti in terapia intensiva occupati dai malati di Covid-19 superano il 50%. Siamo nel pieno della tanto temuta seconda ondata.
Non esiste sovranismo o populismo che tenga contro l’avanzare imperterrito del virus. Non esiste “cattiva immagine” di uno stato disposto a tutto per evitare che ad un certo punto, i medici debbano scegliere su chi possa o non, usufruire della terapia intensiva.
E non esiste l’Europa cattiva, che privilegia la Germania, piuttosto che l’Italia. Senza il Recovery Fund, il fondo SURE ed agli aiuti del gruppo BEI alle imprese, non sarà possibile affrontare il devastante impatto economico. Chi utilizza l’Unione Europea come capro espiatorio per promuovere i propri programmi politici, tenta di nascondere i veri problemi che affliggono il nostro paese, purtroppo, e dimostra soltanto incapacità nella ricerca di soluzioni efficaci a questi.

Simone Mormone

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Pubblicato il 22 novembre 2020

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