Il valore culturale e terapeutico della fiaba. Intervista a Maria Pia Minotti

La fiaba, patrimonio dell'infanzia ma non solo, è molto più di una storia raccontata allo scopo di far sognare i più piccoli, invitandoli in un mondo fantastico popolato da gnomi, streghe, fate, lupi cattivi ma anche di principesse e principi azzurri. Ai personaggi delle fiabe si sono interessati illustri psichiatri e psicoanalisti come Carl Gustav Jung, che, con la teoria dell'Individuazione del Sé, ha studiato gli archetipi di miti, leggende e fiabe

 BARBERINO TAVARNELLE
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C'era una volta... Quante volte, da bambini, abbiamo ascoltato l'incipit di una fiaba a noi cara andando subito con la mente e gli occhi assorti ad un luogo non individuato di un tempo indefinito. La fiaba, patrimonio dell'infanzia ma non solo, è molto più di una storia raccontata allo scopo di far sognare i più piccoli, invitandoli in un mondo fantastico popolato da gnomi, streghe, fate, lupi cattivi ma anche di principesse e principi azzurri. Ai personaggi delle fiabe si sono interessati illustri psichiatri e psicoanalisti come Carl Gustav Jung, che, con la teoria dell'Individuazione del Sé, ha studiato gli archetipi di miti, leggende e fiabe.    

A Poggibonsi il primo laboratorio sulla fiaba risale al 2014, grazie alla psicoterapeuta Maria Pia Minotti che vive in Val d'Elsa dal 1989, dopo aver svolto la sua attività di insegnante e psicologa dal Nord all'estremo Sud della nostra penisola. 

«Dalle Alpi ai Peloritani», dice sorridendo, raccontando un vita ricca di esperienze con incarichi da docente  o Vice Preside in scuole di ogni ordine e grado, corsi di formazione e Master, fino a soffermarsi con aria compiaciuta su una delle esperienze professionali più forti, vissuta in Sicilia negli anni '70 fra le baracche del periodo post-terremoto. Anni difficili, quelli in cui gli echi del '68 e del femminismo arrivavano in un contesto particolarmente problematico. Da quel momento nasce l'esigenza di conoscenze antropologiche e psicologiche e, quindi, l'inizio di un percorso che non si è mai più fermato.

Da dove nasce questo amore per la fiaba, tanto da creare dei laboratori di approfondimento?  

«Lavorando con i ragazzi, ho scoperto questo genere letterario che mi ha portato ad approfondire vari autori: Straparola, Basile, Perrault, i fratelli Grimm, Calvino, che hanno il merito di aver recuperato un patrimonio culturale che sarebbe andato perduto, raccogliendolo dalla voce degli anziani e trascrivendolo in un'epoca in cui la fiaba era affidata unicamente alla trasmissione orale, dai nonni ai nipoti. Dietro i personaggi delle fiabe  c'è un mondo affascinante da interpretare, un mondo fatto di maschere e di simboli che caratterizzano la nostra società e, di conseguenza, la vita di ciascuno di noi.

Attraverso lo studio approfondito di questi elementi ho scoperto, non per prima, la funzione terapeutica della fiaba. Raccontando una fiaba come quella di Cappuccetto Rosso ai partecipanti di uno dei miei laboratori, ho svelato loro il vero significato del bosco, spiegando cosa spinge la mamma a mandare la bambina da sola con il rischio di incontrare il lupo cattivo e scoprire cosa rappresenta quella che potrebbe sembrare una leggerezza dell'incauta mamma. E poi il ruolo del boscaiolo, il significato del cesto contenente la focaccia e il vino per la nonna... Tutto per catturare l'attenzione dei partecipanti, entrando nel mondo dell'inconscio, degli archetipi. Pian piano tutto si fa più chiaro e ogni elemento della storia assume un significato più profondo, che ognuno rielabora secondo il proprio vissuto». 

Parlaci di Fiabando. Di cosa si tratta?

«Nel 2013, dopo un laboratorio sulla fiaba tenuto ad Isola Maggiore, nel Lago Trasimeno, è nata l'idea di creare un evento dal nome "Fiabando sull'Isola che c'è" e che nel mese di settembre si rinnova, arricchendosi di nuovi personaggi di anno in anno. Si tratta di un evento in cui si fondono insieme leggerezza, informazione culturale e intrattenimento, sempre sul filo della fiaba, che rimane la vera protagonista di questa giornata.

Praticamente un festival che vorrei definire un patrimonio culturale del territorio in cui è nato, anche se fra i miei sogni nel cassetto c'e' anche quello di esportare questa idea in altri territori. Fiabando è diventato un appuntamento irrinunciabile per molti partecipanti, provenienti da varie parti d'Italia, che mettono a disposizione le loro professionalità, lasciandosi andare alla fantasia e alla creatività. È bello vedere come seri professionisti, medici impegnati quotidianamente in ben altre missioni, sbarcando sull'Isola, si spoglino dei loro abiti professionali indossando con disinvoltura quelli di un personaggio amico della loro infanzia». 

Antonella Lomonaco

Pubblicato il 30 agosto 2019

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