Intervista a Cosimo Barberini, vincitore per la terza volta del Trofeo Abarth Selenia

«La passione è iniziata fin da piccolo. Seguivo la Formula Uno e il superturismo in casa ed ero un tifoso di Fabrizio Giovanardi (sono riuscito a correrci contro quest’anno nell’europeo tcr a Monza). Quando avevo circa 10 anni, insieme ad un gruppo di amici, simulavamo le gare con gli skateboard creando la pista in una discesa e delimitando le curve con dei mattoni. Gli skate erano utilizzati rigorosamente da seduti e ci divertivamo tantissimo»

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Vince ancora Cosimo Barberini, il montaionese con la passione per le quattro ruote che per la terza volta consecutiva si è portato a casa il Trofeo Abarth Selenia al Mugello, in una gara per niente scontata che ci ha tenuto fino alla fine col fiato sospeso. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

Quand'è che hai cominciato a correre? E' una passione che hai ereditato da qualcuno in famiglia?

«La passione è iniziata fin da piccolo. Seguivo la Formula Uno e il superturismo in casa ed ero un tifoso di Fabrizio Giovanardi (sono riuscito a correrci contro quest’anno nell’europeo tcr a Monza). Quando avevo circa 10 anni, insieme ad un gruppo di amici, simulavamo le gare con gli skateboard creando la pista in una discesa e delimitando le curve con dei mattoni. Gli skate erano utilizzati rigorosamente da seduti e ci divertivamo tantissimo. I miei genitori inizialmente erano contro a questo genere di sport, ovviamente per ragioni di sicurezza e anche per la lontananza dagli autodromi. La prima persona che mi ha appoggiato è stato mio fratello Iacopo che adesso è il mio Team Manager. Grazie a lui ho iniziato a correre e devo a lui tutti i miei successi.

Tutto è iniziato quando mio fratello mi ha regalato il mio primo go-kart, avevo 20 anni ed ero costretto ad usarlo di nascosto. In seguito abbiamo iniziato a correre  a livelli amatoriali, piano piano siamo saliti al livello nazionale e infine abbiamo corso nel Mondiale Kart. I miei genitori da lì in poi hanno iniziato a seguirmi ovunque».

Raccontaci com'è andata quest'ultima gara. Ti aspettavi di vincere?

«L’ultima gara al Mugello è stata difficile. Siamo arrivati in autodromo e la tensione era altissima perché io e i miei diretti avversari eravamo veramente molto vicini in classifica e nelle gare precedenti c’erano stati alcuni episodi che avevano generato una sorta di malessere in tutto il paddock. Nelle prove libere abbiamo provato i soliti dettagli per essere il più competitivi possibili in qualifica e soprattutto in gara. Le Qualifiche non sono andate come speravamo ma siamo comunque riusciti ad ottenere la seconda posizione in griglia, i miei avversari primo e terzo.

Nonostante un ottimo scatto in Gara 1 non sono riuscito a superare il pilota che partiva dalla pole ma, dopo una serie di tentativi, al quinto giro nell’ultima curva sono riuscito a sopravanzare il mio avversario sorpassandolo all’interno della curva “bucine", posizione che poi sono riuscito a mantenere fino alla fine della gara. Arrivando in prima posizione ho vinto anche il campionato con una gara di anticipo. In Gara 2 pioveva... siamo partiti sotto regime di safety car a causa delle condizioni non buone della pista. È rientrata ai box al secondo giro e da lì è iniziata la gara.

Un mio avversario, a causa delle scarse condizioni di aderenza, è andato in testacoda e mi ha centrato in pieno danneggiando la mia auto a tal punto da non poter più continuare la gara e parcheggiare la mia vettura a bordo pista. Non era il finale che ci aspettavamo ma l’obiettivo era centrato e quindi ci siamo confermati Campioni per il terzo anno consecutivo. Ringrazio, oltre alla famiglia, tutti i sostenitori che sono venuti fino al Mugello (più di 100 persone) nonostante la pioggia, mi hanno trasmesso tantissime sensazioni piacevoli».

 

Qual è la tua vittoria più significativa?

«È difficile capire quale sia la mia vittoria più significativa, tutte le vittorie hanno un sapore diverso e fantastico, le prime perché ovviamente sono le prime, poi ci sono quelle che sono decisive per il campionato e poi ci sono le ultime che sono i ricordi più freschi. Se dovessi sceglierne una probabilmente direi quando ho vinto la gara e il campionato lo scorso anno, sempre al Mugello.

Era un weekend molto triste perché nella notte prima della gara era scomparsa la mia nonna materna e quindi emotivamente era molto difficile sia per me che per tutto il team mantenere la concentrazione. Siamo riusciti invece a concentrarsi e cercare di fare del nostro meglio proprio per dedicarle la vittoria e infatti è ciò che poi è accaduto». 

Hai un modello a cui ti ispiri?

«Non ho un modello a cui mi ispiro, il motorsport è un sport individuale ed egoista. Ovviamente ogni pilota ha il suo idolo ma non è un vero e proprio modello. Se si parla di idoli, il mio è Michael Schumacher perché da  tifoso della Ferrari ho seguito tutti i successi che lui ha ottenuto con la rossa senza mai sbagliare un colpo, praticamente sono cresciuto seguendo le sue gare».

Quali progetti hai per il futuro?

«I progetti futuri ancora non sono ben definiti. Ovviamente il prossimo anno sarò sempre nel paddock e i campionati che mi piacciono maggiormente sono il TCR dove ho avuto alcune esperienze in questi anni,sia nel campionato italiano che europeo, Il Nascar e il trofeo Lamborghini, dove ho effettuato alcuni test e infine mi sto avvicinando anche al Porsche Carrera Cup. Vedremo».

Nella foto sopra l'abbraccio col fratello e il padre

Pubblicato il 16 novembre 2018

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