Intervista al macellaio colligiano Lorenzo Gori

Sono ormai decenni e decenni che una delle tematiche più affrontate è quella relativa alla ricerca del lavoro per i giovani

 LORENZO GORI
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Abbiamo deciso di intervistare alcuni imprenditori che ancora non hanno compiuto trent’anni. Iniziamo da Lorenzo Gori classe 1991, colligiano e macellaio doc, che ha deciso di prendere sulle sue spalle l’azienda di famiglia.

Quando è nata la tua passione?

«La passione sostanzialmente c’è da quando sono nato. Non ho ricordi di me non appassionato al lavoro del macellaio. A circa dieci anni iniziavo già a sistemare il bancone ed avere le mani tra la “ciccia”. La mia famiglia è sempre stata impegnata in questo settore, quindi io ci sono nato e ci sono cresciuto.

Quando ti sei impegnato attivamente in questo lavoro?

«Compiuti i 18 anni non ho avuto dubbi, mi sono messo a fare il macellaio, perché avevo intenzione di mandare avanti l’attività di mio padre. La macelleria è nata con mio padre, nel 1980 in Piazza Montemaggio. Ho scelto questa strada perché è un lavoro che mi piace, è un lavoro sano, che mi dà la possibilità di essere felice di ciò che creo per i nostri clienti. Ricordo quando uscivo di catechismo ed andavo subito a bottega dal mio babbo a lavorare, per me anche al tempo era un divertimento puro.

Percepisci la sensazione di portare avanti una tradizione?

«Mi sento sulle spalle la bellezza di una tradizione familiare e questo è emozionante. La mia famiglia è stata capace di tramandarmi dei valori fondamentali rispetto al lavoro che facciamo, che sono quelli relativi, appunto, al lavoro, alla famiglia, ma anche al rispetto del cibo. La speranza è quella di avere figli e nipoti che possano portare avanti questa nostra attività.

Qual è l’aspetto che ti piace di più del lavoro della tua azienda?

«Sicuramente il legame rispetto a ciò che viene prodotto, quindi la carne, come elemento, ma anche quella cultura del cibo, del lavoro e dei rapporti umani, che mi è stata insegnata direttamente dalla mia famiglia. Mi occupo di tutto in azienda, dalla lavorazione alla vendita. Mi piace soprattutto il rapporto con la clientela».

Hai mai pensato di impegnarti in un’altra attività?

«Fin da piccolo avrei voluto fare questo, non ho mai pensato di fare altro, sono sempre stato appassionato anche della campagna in generale. Le esperienze della mia vita mi hanno portato ad investire nella carne ed è ciò che mi dà felicemente da vivere. La nostra azienda è sempre in crescita e questo mi ha dato modo di continuare e ricevere le prime soddisfazioni».

Dal racconto di Lorenzo e dai suoi occhi chiari, si percepisce quella passione e tenerezza pura, che è anche sinonimo di sacrificio ed impegno vero per il proprio lavoro. Traspare la voglia di investire in se stessi, nella storia della propria famiglia. Spesso si raccontano storie di chi lascia la provincia per cercare fortuna “in città” – come quella bella canzone di Adriano Celentano, che si intitola “Un albero di trenta piani” – però la vita come si può capire dalle parole di Lorenzo è fatta di rapporti e di relazioni quotidiane, fatte da trovarsi felicemente sempre con i soliti, per le piazze, per le strade e tra le botteghe.

Questa vita che è fatta anche dagli insegnamenti della propria famiglia, che nella maggior parte dei casi, riesce a dare ai figli ed ai nipoti solo il meglio di ciò che hanno fatto in precedenza.

Lorenzo ci ha raccontato una parte della sua storia, ci ha confessato che era la sua prima intervista e questa è la bellezza della nostra Valdelsa.

Non dobbiamo mai aspettarci di trovare New York qui – che di New York tra le altre cose ce ne importa anche poco – perché siamo il popolo di questa bella terra e ci dovrebbe interessare quello che siamo ed apprezzare la meravigliosa bellezza che ci circonda, proprio come fa ogni giorno Lorenzo.

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 24 luglio 2020

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